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Art school Confidential (e la mia noia)
by Il Barista on Mag.29, 2008, under Arti & Digitali, Chiacchiere da Bar
Domani finisco le due settimane di convalescenza, non sono guarito completamente ma sicuramente negli ultimi giorni vedo dei netti miglioramenti.
Questi giorni lontano dal lavoro, lontano da tutti, non ho potuto neanche scrivere. Non posso star seduto a lungo ancora, scrivo da steso e fa male alla schiena. Ma penso oramai il peggio sia alle spalle.
Ho trascorso queste giornate nella noia, riposando, leggendo pochissimo e male, guardando molti film, brutti per lo più, un po' di serie tv e pochi anime. Ma sono passate. Una parentesi vuota, tranne che per il resto del mondo.
Quello che più mi dispiace costatare è che ho abbandonato a se stesso il blog, forse non potendo fare diversamente. Ma ancor più che io mi stia trascinando l'incompiutezza del nuovo ebook pesantemente, senza fare alcun tentativo di promozione, proposta. Forse perchè, più immediatamente che in altro passato, mi sono ritrovato da solo con le sue pagine a verificarne l'inutile inconsistenza.
So scrivere, che cazzata. Ho trovato il lavoro giusto per me, inizio a pensare. La mia creatività è pigra, passiva e forse disonesta. Per questo lavorare nella comunicazione in fin dei conti mi si addice più di quanto credessi. Lascio scorrere le cose, incido il minimo di quel che posso, non credo in nulla. Sono così? Parole oziose anche queste, mi piacerebbe ridurmi a questo, ma non sono solo così.
Mi rimane il sollievo di avere avuto vicino anche in questi giorni persone molto care, che si interessano a me, la famiglia, mia moglie, i miei amici. E la Roma, certo, fa sentire vivo come una finestra sulla strada.
La noia, l'impossibilità o la non volontà di fare e di esserci. Cosa bisogna essere per fare, cosa bisogna fare per esserci. La noia o la nausea di non essere potenti, ma solo tiepido atto, almeno in parte, almeno per quella parte vanesia che si ostina al riflesso.
Cerco di immaginare come superare l'empasse. Potrei stampare più copie, forse le venderei senza difficoltà a chi mi stima e gliene sarei assolutamente grato. O forse, credo maggiormente, sono tentato maggiormente di credere, dovrei iniziare nuovamente a scrivere sperando di amare fino in fondo il mio tentativo.
Bugiardo, disprezzo la composizione popolare e vorrei essere il più banale dei cantori. Ma non sono nè appassito nè morto, proverò a ripartire quando sarò guarito a pieno, tra pochi giorni, per una nuova risoluzione. Anche qui, per questo blog.
Dopo aver visto Art School Confidential di T. Zwigoff. Poco di che, non niente di che. Zwigoff già autore del buonissimo Ghost world -da cui l'header - prosegue nel suo cinema sospeso tra finzione e metafinzione. ASC è un film sceglie tuttavia di mediare maggiormente il suo iperrealismo e la riflessione nichilista sui paradigmi estetico-mercantili graffia con unghie troppo generose. Una visione comunque che può senza dubbio aver il merito di sollevare alcune questioni relativamente all'analisi più concreta del peso artistico di un'opera, quale che sia: la sua proprietà, l'investimento tecnico, il wit del genio. Ma soprattutto il tempo. "Quanto tempo ci hai messo per fare questo?". 25 anni, poche ore, o un'infinitezza schiacciante.
A.
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