Presi la shortcut: meglio non dare nell’occhio. Indossavo delle rumorose scarpe impermeabili: pesanti come anfibi, meno comode, meno discrete. Arrivai al plugin del locale in lievissimo anticipo. Cincischiai con una sigaretta spenta tra le labbra. Dovevano esser viola, le mie labbra, per il freddo o la rabbia. Un popup improvviso mi fece perder l’equilibrio: cazzo fai, dove guardi, mongoloide. Se non volevo farmi notare, certo era la maniera migliore. Al Sidebar nessuno entrava con un sorriso, e imprecare era di buon augurio.Ordinai un Corebusiness, doppio senza ghiaccio.
Senza ghiaccio ho detto, cazzo. Non c’è verso. Le pareti del bicchiere sono già appannate: non ci vedrò dentro le solite sirene. Una donna senza gambe. Che fregatura le sirene. A proposito di gambe. Quella strill mi sta fissando. Bella, ma quel caschetto rosso mi ripugna. Evito di guardarle ancora le cosce, potrebbe fraintendere e pensare di piacermi. Senza dubbio quel vestitino lo ha comprato alle elementari: direi che lascia ben poco all’immaginazione. No, ne ho le tasche piene di queste slot. Mi è bastata mia madre. Invece mia sorella, grazie a dio, è un uomo serio. Scherzo. Sarebbe divertente però. Le piacerebbe. Uno switch. Gli piacerebbe. Chissà. Quanto è basso quello. Che idiota. Portare una Password così in vista: spero almeno sia scarica, imbecille. Quella col caschetto rosso gli si struscia. Che quadretto da circo. Gli accarezza il petto col ginocchio, brava, dove sporge la pistola fuori posto: sembra che per lui sia il massimo, si dice in giro che non avrebbe altro da offrirle. Lo invidio. Quando non hai più bisogno di certe cose ci guadagni ore di sonno benedetto. Che cosce però. Ho sempre amato l’opensource nei locali notturni. Ma non è roba per le mie finanze. Un feed solitario davanti alla tv, quello mi spetta di diritto, un debug a portata di mano. Senza fatica, non è poi così malvagio, è nelle cose. Ecco Tag. Non ha una bella cera. Non si fa la barba da giorni. Sembra un bancario eroinomane caduto in una fontana. Ha iniziato a piovere, evidentemente. Correre nella pioggia non serve a bagnarsi meno: te le vai a cercare le gocce di pioggia. Ha il fiatone, è bagnato, ha corso. Non ha mai saputo fare la cosa giusta. Però lui sì che ha delle belle scarpe, pelle nera, pelle buona. First Release, cazzo. Mi hai portato il Pod? Lo guardo, non glielo dico, cerca di capirmi idiota. Non capisce, non riesco a sorprendermi. Lo avvicino. Cosa prendi? Niente, niente, risponde. Il secondo niente mi inquieta. Che sia una risposta alla mia prima domanda, quella che non gli ho fatto. Abbassa gli occhi. Mi sorprende, è meno stupido di quel che pensavo. Niente pod. Rimane a tremarmi accanto. Poi con un dito fa un cerchio sul banco. Devo aver aspettato un secondo di troppo: chiaro, secco, il sangue sullo specchio rosso, sparso, è il mio.
Ero il solo a morire al Sidebar quella sera. Una stronza puttana mi aveva seccato dietro la nuca usando la pistola di un nano impotente. La gente era indecisa sul da farsi, la musica no, quella continuava a spammare, irridente. Nello specchio schizzato l’assassina appariva più bella, il sangue le allungava i capelli fino alle spalle. Senza rimpianti. Vai pure. La sigaretta scivolò in terra e lasciò viola le mie labbra chiudersi.
A.