Al bar dello sport 4.0

Transformers

by Elly on Lug.10, 2007, under Chiacchiere da Bar

di Michael Bay

Dio vi stramaledica

Partiamo da un assunto fondamentale (e, in parte, già presentito e metabolizzato dal primo trailer): mettere la direzione di un film come Transformers nelle mani di uno che ha fatto Pearl Harbour, Armageddon e The Island è come mettere la motosega in mano a un serial killer e poi indirizzarlo a una festa di teen-ager. Il regista Michael Bay è infatti tristemente noto per pellicole costosissime e sature di effetti speciali stratosferici, il non plus ultra del super wonderful in computer grafica e, al contempo, completamente nulle nei contenuti (se non, diciamocelo, merdose e infantili da qualsivoglia altro punto di vista che non sia la spettacolarità). Non solo: la vera vocazione di questo regista è portare con la forza a un livello sub-umano anche quello che potrebbe, con un minimo di sforzo in più (anzi, quasi per inerzia) finire per essere intelligente e arguto (esattamente quanto è accaduto per The Island). Ecco, nell’anno 2006 la Universal aveva per le mani quello che avrebbe potuto essere uno dei film più belli del mondo e lo ha dato in pasto a un vero e proprio criminale del grande schermo, il Dottor Male del genere d’azione.

Una buona percentuale di Transformers risente terribilmente della mano di questo invertebrato, al punto che molte delle basi stesse del film (protagonisti e tre quarti di sceneggiatura) sono minate in modo irreversibile e non forniscono struttura alcuna su cui l’intera pellicola possa poggiarsi. A questo si aggiungono scelte di casting ridicole (questa è la ragazza della porta accanto, questo è il soldato che sogna di tornare a casa da moglie cessa e figlia neonata e questa è la scienziata ingegnere informatico), una caratterizzazione puerile dei personaggi e dialoghi fuori dalla grazia di dio.

Ciò che Michael Bay fa, ciò che ha fatto di questo film, è rendere completamente inelegante qualunque elemento, dal più importante al più infimo. E se è vero che Transformers punta più al sense of wonder che ai dettagli, lo è anche che trovarsi ad ascoltare battute come “Ciao, sono Bobby Bolivia, come lo Stato, ma senza la diarrea” o vedere Megan Fox vestita da catalogo di Intimissimi che si piega sul povero Autobot Bumblebee e sussurra sudata “Oh, che motore, ha la doppia pompa” ti fa passare tutto l’entusiasmo senza possibilità di redenzione. Per un’ora buona, Transformers non è che un giocattolone senza anima né cervello, una confezione accecante e vuota che scivola inesorabilmente verso il punto di non ritorno. Ciliegina sulla torta, il regista arriva ad autocitarsi in modo immondo, per poi spargere qua e là omaggi atroci a pellicole e opere animate di successo (un’auto gialla sgomma suonando il tema di Kill Bill, Megatron congelato a testa in giù come il Lucifero di Devilman - ma questa ho seri dubbi che fosse intenzionale, anzi, la citerei ai limiti del plagio - e così via).

Poi arriva lui. Optimus Prime. Atterra dal cielo con la sua armata di Autobots e salva tutti: il pianeta, i protagonisti, gli spettatori, il film. In trenta secondi, il gigantesco robottone riporta la pellicola nei ranghi grazie al carisma e alla “presenza scenica” ereditate direttamente dalle sue versioni animate, riallineando l’atmosfera ingenua fin qui adottata (effetto collaterale e non voluto di una sceneggiatura infame) con quella più genuinamente naif delle serie originali. Da qui in poi si crea una sorta di “traccia parallela” con il film di Bay, nella quale la battaglia storica tra Autobots e Decepticons affianca il nulla cosmico fin qui sperimentato e dà allo spettatore almeno la possibilità di godersi qualcosa che sia spettacolare non solo in virtù di effetti speciali costosissimi; da qui in poi si ride, ci si entusiasma, si torna alla sala cinematografica come fabbrica di sogni. Verrebbe allora voglia di affettare con la motosega tutte le scene in cui Optimus non compare, eliminando sequenze inutili e patetiche che hanno tolto spazio a un possibile maggiore approfondimento sulle dinamiche che regolano i conflitti fra le due fazioni di robot in guerra; gli stessi antagonisti Megatron e Starscream, liberi da certi vincoli manichei delle vecchie serie tv, avrebbero meritato grande attenzione e sono stati invece penalizzati all’inverosimile. Perché, poi? Per stare mezz’ora a vedere uno studente sfigato fare la corte a una strafiga seminuda che se la fa col quaterback ricco e stronzo e poi domanda afflitta “Ma tu pensi che io sia una ragazza superficiale?”? Ma che dio vi stramaledica, e non voglio farmi del male neanche per un istante pensando a quale meraviglia in terra sarebbe stato Transformers se lo avesse diretto George Lucas.

La citazione:

“Alla fine di questo giorno, uno resterà in piedi, l’altro cadrà.”

4 comments for this entry:
  1. Antonio Sofia & Elena Di Fazio: Elly e il barista » More than eyes can see

    [...] Dopo aver sbavato per 24 ore su Grindhouse, oggi (trascinando al cinema mia madre in catene) sono andata a vedere un film che aspettavo (come molti, del resto) da parecchio tempo. Sto parlando di TRANSFORMERS, regia di… noooooooooo! Di chi??? A voi la recensione del film… [...]

  2. Daisy

    ah, il pessimo michele baia (come lo chiama la mmg)… il primo della classe che hai voti più alti perchè porta i bicchieri d’acqua alla maestra, il serial killer della fotografia, il vituoso stonato, l’uomo dei tramonti e degli elicotteri che si schiantano su grattacieli di vetro…

    …che dio lo maledica….

  3. Elly

    Infatti Transformers si apre con gli elicotteri schiantati e si chiude col tramonto… Che pena. Ci sono rimasta troppo male, ’sto film poteva essere… poteva essere… DIO!

    Basta. Transformers II lo dirigo io.

  4. Antonio Sofia & Elena Di Fazio: Elly e il barista » Expecto Patronus!

    [...] In ogni caso, oggi ho ricambiato a mia madre il favore di martedì scorso (quando, in piena modalità “perfavoreaccompagnatemialcinemavipregoperfavoreperfavoreperfavorePERFAVORE!!!”, l’ho beccata in un momento di guardia bassa e l’ho convinta a venire con me a vedere Transformers). Dicevo, comunque, che per contraccambiare oggi l’ho accompagnata a vedere “Harry Potter e l’Ordine della Fenice“, saga di cui è fan (sulla buona strada per diventare otaku). [...]

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