Al bar dello sport 4.0

Fog

by Elly on Set.27, 2007, under Chiacchiere da Bar

di John Carpenter
Meritatissimo il titolo di cult

Pochi registi hanno saputo imprimere all’horror le proprie caratteristiche stilistiche, inserendosi al contempo in una tradizione occidentale ben definita e reinventandone determinati canoni, come accade nel meravigliosamente cult “Fog” di John Carpenter.

La mano del regista emerge da ogni scena e da ogni scelta, nella caratterizzazione dei personaggi molto “carpenteriani” ma mai scontati, nell’estetica gustosamente 70’s, nelle atmosfere cupe e, contemporaneamente, avvincenti e frizzanti come ogni avventura di Carpenter che si rispetti.

“Fog” racconta la storia di Antonio Bay, isoletta umida e un po’ squallida, alle prese con una misteriosa nebbia assassina; un teatrino di personaggi (delineati, come ho già accennato, con stile e buongusto) si ritrova l’onore e l’onere di fare luce sull’evento. Da questo punto di partenza Carpenter sbroglia la sua storia in modo appassionante, rifacendosi alle atmosfere delle storie di mare e giocandosi da dio quei pochi effetti speciali che le tecnologie del tempo mettevano a disposizione (e, proprio per questo, ben poco “speciali”…).

Il risultato di tutto ciò è che il film è sopravvissuto egregiamente alla cosiddetta “prova del tempo”: il fascino di “Fog”, a distanza di quasi trent’anni, è rimasto intatto.

La citazione:

“Perché mi hai lasciato in vita… Blake?”

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