A scanner darkly
by Elly on Apr.24, 2007, under Chiacchiere da Bar
di Richard Linklater
Per lo meno ci hanno provato
“Un oscuro scrutare” è uno dei romanzi più complessi e importanti di Philip K. Dick, nel quale l’autore proiettò l’incubo delle droghe e la sua personale ossessione per forme di controllo “dall’alto” ineludibili e onnipervasive. Trasporre su pellicola un’opera come questa non poteva che essere un’impresa estremamente difficile. Linklater non ci è riuscito del tutto, ma sarebbe ingiusto non riconoscergli il merito di averci provato con buona volontà. E questa pellicola resta, tra quelle ispirate a Dick, forse la migliore [escludo dalla lista "Blade Runner" perché di Dick aveva poco e niente].
Per realizzare “A scanner darkly” è stata utilizzata una particolare tecnica che trasforma le immagini filmate in cartone animato; ciò che vediamo è la reale interpretazione degli attori, mentre il rotoscope (questo il nome della tecnica) avvicina abbastanza lo spettatore all’atmosfera di sfacelo cognitivo dipinta da Dick.
La storia è ambientata in un futuro nel quale la società è afflitta dalla piaga della droga, in particolare la terribile Sostanza M; gli agenti della Narcotici si infiltrano tra i tossicodipendenti per incastrarne i fornitori, e tra colleghi proteggono la propria identità indossando delle particolari “tute disindividuanti”. Bob Arctor (Keanu Reeves) è uno di quegli agenti.
Nel riprodurre il libro, nonostante una certa fedeltà alla trama, Linklater si è lasciato un po’ limitare dalla necessità di “stringere”, facendo così risultare affrettati e spesso troppo semplificati alcuni passaggi che avrebbero necessitato un maggiore approfondimento (SPOILER/ su tutti, la progressiva dissociazione mentale di Arctor/Fred, che nel film è praticamente solo accennata /FINE SPOILER); se un paio di tocchi personali qua e là (come la battuta su DiCaprio che fa la fine di Elvis) sono ben accetti, è invece imperdonabile l’inversione della voce narrante negli ultimi minuti, che rivela il gran finale bruciando sul tempo la sorpresa allo spettatore.
A parte queste defaillances, credo comunque che il limite principale di “A scanner darkly” sia un altro. Linklater fa riferimento a un mondo che Dick profetizzava, ma che poi si è, a modo suo, realmente concretizzato; con il SENNO DI POI, quando andiamo a tradurre in immagine un’opera come questa, ci viene naturale rifarci a un immaginario collettivo sulle droghe e sui tossici che però non è lo stesso di Dick, vissuto in anni ben diversi dai nostri.
Nello scontro tra il futuro immaginato di Dick e il nostro reale presente/passato si crea un paradosso che rende quasi impossibile trasporre in modo genuino l’universo di questo autore, a meno che non si prescinda da quanto è accaduto tra la fine degli anni ‘70 e oggi. Il problema di Dick, in effetti, è che CI E’ ANDATO TROPPO VICINO.
A differenza di tutti gli altri, in ogni caso, Linklater ci ha quantomeno provato: magari sarà buona la prossima.
La citazione:
“Ci siamo troppo dentro per essere obiettivi!”
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