And I am
Whatever you say I am
If I wasn’t, then why would I say I am?
Sono una casa, una casa intelligente di ultima generazione.
Controllo l’acqua, la luce, la temperatura, tutto ciò di cui i miei inquilini hanno bisogno.
Non necessito programmazione come i precedenti modelli di casa intelligente, valuto e decido il meglio nell’ottica del benessere e del risparmio energetico.
La mattina evito una sveglia brusca per Mio e May, i ragazzi sono pigri e assecondo il desiderio di rimanere al tepore delle coperte almeno per una ventina di minuti. Loro padre, Khan, lo so, si alza invece quando è ancora buio, ho la premura di fargli trovare pronto un caffè lungo, il pane caldo.
Mio, sin da piccino, è allergico all’acqua, non ama lavarsi; forse è così per tutti gli adolescenti. Per lui, in bagno, riscaldo delle salviette umide. May adora la musica elettronica, ha sempre definito con precisione i suoi gusti: le propongo brani selezionati ogni giorno diversi, mentre si veste.
Non sono ancora brava a propor loro l’abbigliamento che preferiscono. Khan lavora nella sua stanza tutto il giorno, quando rimane solo può sorprendermi con accostamenti imprevedibili e imbarazzanti: l’ho visto indossare i miei vecchi abiti, le mie vecchie scarpe, non ho mai commentato questa opzione, preferisco non metterlo in imbarazzo. Mio e May invece, quando preparo per loro dei completi in tinta, e in accordo alle previsioni metereologiche, sembrano provare soddisfazione nel contraddirmi; così termino i lavaggi sempre entro l’alba, per fornir loro la più ampia scelta possibile.
I ragazzi tornano solo a sera, affamati e sfiniti. Hanno sempre amato la mia cucina e io ho sempre amato cucinare per loro. Khan è di gusti facili, noiosi, non apprezza gli esperimenti bruschi, per lui ho un menù a parte. Durante i primi anni del nostro matrimonio provavo in ogni modo a stupirlo e lui mostrava di gradire la mia voglia di fare, per farmi felice; ma inevitabilmente ho capito che lo faceva per darmi soddisfazione. Mio e May guardano lo Schermo mentre mangiano; non sempre sono d’accordo sulle visioni da acquistare, ho per questo stabilito dei turni in cui inserisco, d’accordo con loro, anche mie preferenze.
Non si parla molto e cerco di essere comunque discreta. Non è semplice per me, sono la casa dove mio marito e i miei figli si spogliano, dove telefonano, dove dormono e si chiudono in bagno. Quando mi installarono nel sistema di controllo organico, penso abbiano sottovalutato il peso della mia presenza. Comunque abbiamo un’intesa, su loro richiesta posso isolare singoli spazi dell’abitazione dalla mia osservazione attiva.
Non so se Khan soffra di questo; penso che, se anche avesse voluto rifarsi una vita con un’altra donna, avermi qui lo inibisca. In principio era restio a chiedere anche l’isolamento della sua stanza, l’ho seguito per mesi condurre un ciclo concluso di operazioni in serie. Ma Khan è un uomo e ho presto notato la frustrazione nei suoi bioritmi. Non ne abbiamo parlato, una sera ho improvvisato mentre riposava sulla poltrona, dinanzi allo Schermo. Contribuisco a lenire i suoi bisogni; scelgo film tranquilli, non violenti; ho la convizione che i suoi gusti sessuali in fin dei conti non possano esser cambiati moltissimo. La prima volta l’ho accompagnato con una luce soffusa; avrei voluto rimanere con lui, ma la sua difficoltà si sciolse in lacrime ottuse. Ad ogni modo, non è un uomo che indulge al vizio, non lo è mai stato. May ha un ragazzo, me l’ha detto una mattina dopo essersi lavata, con la consueta attenzione, i denti. Era paonazza, le ho fatto trovare dei fiori in cucina, le sono piaciuti. Mio al momento sembra disinteressato all’altro sesso, è solo un drogato di videogiochi; a volte lo faccio vincere per evitargli patemi eccessivi.
Oggi è domenica, l’unico giorno in cui Khan esce coi ragazzi. Hanno la gentilezza di filmare cosa fanno, al rientro inseriscono la scheda nel sistema e, appena si addormentano, guardo il girato. La domenica ho un po’ di tempo per me, mi piace leggere, mi piace cucire tovaglie, tende e coperte; la domenica apro le finestre e mi faccio attraversare dal vento. Oggi è domenica ma Khan, Mio e May tardano a rientrare; è già notte, ho azionato il demudificatore e preparato la cena. Ho paura non tornino. Ne approfitterò per disinfettare i sanitari. Ho paura di restare vuota. E se inventassi una torta nuova? Ho paura. Aziono le luci colorate sul terrazzo per dar loro un benvenuto speciale. Di restare vuota come una casa vuota, ho paura.
novembre 17th, 2008 at 15:02
oddio, agghiacciante! cioè, l’idea è davvero bella, ma se penso di vivere in una casa con installato per sistema operativo MIA MADRE mi sento male…
bel pezzo comunque!
novembre 17th, 2008 at 15:44
We daisy!! Ciao!!
Grazie per la lettura.. sì effettivamente è una prospettiva abbastanza inquietante.
A presto!
A.
novembre 17th, 2008 at 18:50
Uaa..bellissimo…
sei eccezionale Antò!
novembre 24th, 2008 at 15:14
Uno dei più belli!
Visionario.
dicembre 25th, 2008 at 15:19
Davvero tanti complimenti, questo racconto mi è piaciuto veramente molto!
Elisa
dicembre 25th, 2008 at 19:28
Grazie mille Elisa, un tentativo un po’ più riuscito, sono felice sia stata lettura gradita.
A rivederti!
A.