Guardare fuori dal finestrino, dovrebbero scriverlo tra le istruzioni per l’uso. Così pensava Ka a bordo della monorotaia immersa nelle nubi verdi fitte della Laguna. Impossibile immaginare qualcosa, questo pensava poi, lasciando che intervalli sempre più lunghi approfondissero il battito irriflesso degli occhi.
Era alto, Ka, non proprio robusto ma nervoso, stava nel sedile senza badare troppo alla forma. Un calcio non potè che intromettersi nello scherzo ritmico tesogli dal sonno, ma i tempi di reazione che gli consentirono il dormiveglia furono inevitabilmente lenti. Una schiena su tre, riuscì a distinguere, non una che gli interessasse, non ancora; cambiò posizione badando a non invadere il passaggio tra i sedili.
Dovrei rimanere sveglio, le nuvole sono già rosse. La scansione del radar, un quadro mutevole sopra i sedili, confermava l’abbandono della Laguna. Seguì la sovraimpressione in bianco, preceduta dal logo di una nota azienda di vestiario: “S’impicca davanti al portone di casa” – caratteri grandi - “perché non trova lavoro” – caratteri piccoli. Fortuna che io un lavoro ce l’ho; con una faticosa pressione avvitò la parvenza di un ghigno in un più quieto sbadiglio. Mi sarebbe piaciuto fare il pugile, come in una grande storia di coraggio e riscatto; iniziò ad agitarsi grossolanamente sul sedile, infilando i pugni chiusi nell’aria come chiavi in un’estranea fessura.
La sosta alle Mura non durò molto. La stazione e la struttura fluttuante non dovevano piacersi. Una banale nebbia giaceva nuda sul pavimento, conferendo all’unico passeggero presso le porte le sembianze di un fauno in lenta dissolvenza. Rigido nel sedile, Ka avvertì una fitta al polso destro. Una schiena, forse una faccia, meglio una schiena, pensò. L’uomo dai lineamenti esili, abiti eleganti, una sottile increspatura sul labbro superiore, trascinava con sé la luce profumata dei vetri appena detersi. L’avrebbe raggiunto, si erano già accordati sul denaro e le sembianze dell’uomo sembravano confermare la sua disponibilità a pagare bene. Spero che tu sia anche profumato, non sopporto la puzza di sudore. Guardò ancora fuori, gli ultimi brandelli di atmosfera; con un movimento netto, alle prime stelle, abbandonò il sedile.