Io ho fede Star by the Starlight
nov 05

Partirono. Come nei film, nei romanzi, come volevano entrambe. Quindici anni prima non erano al mondo, quindici anni non erano molti, appena un passo lontani dall’Ultima Guerra.

Portavano bagagli sottili, salendo sulla monorotaia spinsero un ultimo urlo oltre il limite dell’infinto inverno di Night. Trovarono posto senza fatica; nessun altro sulla banchina né nel piccolo vagone bianco, appena distinguibile nel paesaggio innevato.

La scelta non era stata difficile. La malattia le aveva toccate solo lievemente. Spirali contorte, sempre diverse, erano comparse sui volti, sulle mani, sul petto, su tutto il corpo dei loro genitori e degli altri adulti della cittadina. La vergogna del segno costringeva tutti nelle case, i suicidi chiudevano sempre più spesso pentagrammi disperati. E l’apparato produttivo, immobile da tempo, lasciava presagire prossime ulteriori difficoltà negli approvvigionamenti.

Alla comparsa della prima spirale l’aveva baciata. Madelaine l’aveva scoperta, discreta, piccola sul lobo morbido dell’orecchio destro; non si era estesa, lasciando che lo spavento divenisse un ricordo delle labbra di Tilde. Tilde la sua unica spirale l’aveva invece sul dorso della mano sinistra, scura e dal raggio ampio; la copriva sempre con un guanto ma, mentre la monorotaia acquisiva la velocità necessaria al decollo, ne percorse il segno con l’indice, dall’esterno vero l’interno.

Madelaine era silenziosa, il padre e la madre rinchiusi in due stanze da mesi, sarebbero morti di fame senza le sue cure. Tilde le spiava il respiro affannoso, senza far nulla, apprezzandone il colore. Il denaro necessario al biglietto era un lascito dei suoi genitori: avevano scelto di immergersi nel lago comunale, nuda effigie nel ghiaccio al calare del sole mediocre di quelle latitudini. Tilde li aveva guardati a lungo, abbracciati e confusi, pur immobili; le avevano spiegato che così si fanno i bambini. Dalla comparsa del morbo le gravidanze s’erano interrotte al sesto mese, condannando Night a una silenziosa scomparsa nel tempo.

Tilde e Madelaine partivano con la speranza di avere un figlio, avrebbero cercato due uomini e contrattato per poter mantenere almeno uno dei feti in vita artificialmente. Madelaine, sta’ tranquilla, lavorerò sodo, pensò Tilde. L’infinito inverno di Night si spense mentre lo spazio le porgeva, placidamente nera, la libertà del futuro.


Dedicato a Logu, Chiara,  Anna~.

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2 Responses to “Tilde e Madelaine”

  1. Logu, Chiara, Anna Says:

    Caro Antonio,
    speriamo che il mondo di Anna sia migliore di quello raccontato nel tuo bel racconto!

    Lavoriamo affinchè sia tutto migliore!

  2. Il Barista Says:

    Yep!

    A.

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