La mia vita non è una brutta vita.
La mia vita funziona come funziona l’elettricità: accesa, spenta, dispersa, calda, fredda.
Spaventa essere al mondo. Ci si ritrova tra miliardi di altri dispersi, una rivoluzione costante e inevitabile cui ci si abitua. Ogni persona una rivoluzione, solo l’illusione di una conservazione, neanche apparente. Ogni persona una rivoluzione. Le possibilità di essere e essere altro non si riducono alle conseguenze di una scelta: le rivoluzioni quotidiane sovvertono continuamente le posizioni dello sguardo, enormemente, quanto basta perchè non sia percepibile. Eppure la traduzione dell’insieme si ispira a una coerenza, produce il senso di una continuità nell’identità. La conservazione mente. E funziona. Come l’elettricità, continua. Sognare malattie da cui guarire o non guarire, senza timore. Avere la pistola in bocca e poter premere il grilletto, lasciarlo premere, chiedere di premere il grilletto, spostare la pistola in un’altra bocca. La conservazione mente. Se in qualsiasi momento del giorno la scelta fosse definitiva, qualsiasi momento rivelerebbe la sua rivoluzione. Quante variabili incidenti sono ammutolite dalla successione degli attimi e l’organismo ricava la sua energia perfettamente. Perfettamente da questo amore.
La mente, il pensiero, l’anima, io. Termini, limiti, prossimità a un’identificazione linguistica capace di potere. Un chiodo perfettamente infisso senza rumori apparenti nel muro è un chiodo perfettamente infisso, non nega la sua pressione, la sua penetrazione. La resistenza che impongo alla quiescenza nel mio conoscermi è la serena devastazione di un postulato normale: quando posso esaurire la mia valutazione è allora che devo temere la mia risoluzione. Avere una malattia e non saperlo, puntare una pistola contro se stessi e non saperlo, o sapere entrambe le cose e avere la precisa coscienza di poter guarire, di non voler sparare o essere colpito a morte. La scelta, questa, della fede, della mia fede. Nelle aperture e nelle chiusure ho fede, nelle oscillazioni del piacere, nella suntuosa prossimità alle microparticelle che compongono e mobilitano un flusso di sferzante libertà d’andare. Io ho fede in un unico dio perchè un unico dio è l’unica opposizione possibile a un unico niente. E la meravigliosa minaccia del tendere mi fa un arco deciso e l’obiettivo è scagliare una freccia che ricordi ogni punto della sua traiettoria nel successivo, fino all’impatto, irriducibile a colpire il silenzio del relativo.
La mia vita non è una brutta vita, è collegata all’elettricità. Se solo mancasse la sua promessa una lacerazione devasterebbe il mio cranio e il boato saprei riconoscerlo, ne ho la certezza.
ott 31