Yesterday upon the stair
I met a man who wasn’t there
He wasn’t there again today
I wish that man would go away
(Antigonish, W. H. Mearns)
Aveva preparato con cura la cena. La giornata era trascorsa banalmente, ogni pratica aveva trovato il giusto corso, nonostante una sorta di immobilismo velasse l’ufficio anagrafe.
Nessuna donna avrebbe voluto affrontare il parto lontano dal proprio marito, una sua collega era ricoverata da settimane, dopo aver terminato i nove mesi di gestazione, in attesa di non morire. Sembrava che i bambini rifiutassero di venire al mondo, le cliniche attrezzate alla soluzione chirurgica del parto erano impegnate nello smaltimento di un numero crescente di aborti spontanei e indotti: un altro esercito di non madri molto giovani, arruolato dopo l’esercito misteriosamente convocato dal Governo per l’Ultima Guerra.
Pochi gli uomini rimasti nelle proprie case: l’esenzione era stata definita su parametri precisi. Nessun anziano, di entrambi i sessi, nessun uomo adulto, pur con famiglia, era ritenuto inadeguato all’arruolamento. Nessun ragazzo, nessuna ragazza, aveva ricevuto la convocazione straordinaria presso le caserme.
Suo marito amava il soffritto di cipolle, suo figlio aveva iniziato ad apprezzarlo dopo la partenza del padre, mitigando le proprie richieste. Era stata una reazione meccanica forse, tuttavia i contrasti tipici imposti dagli adolescenti s’erano spenti.
Ai cittadini era richiesto di evitare forme di aggregazione spontanea, obiettivi semplici per terroristi e bombardamenti, si diceva; ma agli eventi cruenti che avevano preceduto le convocazioni non ne erano seguiti altri. Era stato ridotto l’orario di lavoro, aumentati gli stipendi. Poche spiegazioni all’inflazione indotta, poca voglia di chiedere spiegazioni.
Furono inviati negli appartamenti dei registri: necessario salvaguardare il patrimonio culturale della Nazione, si diceva; ogni cittadino adulto doveva impiegare le ore di lavoro da cui era stato sollevato per tornare a studiare, compilando test quotidiani multidisciplinari. Nessuna valutazione era comunque comunicata.
Era sempre stata una donna diligente, aveva preso l’abitudine di studiare durante la notte; non riusciva a riempire le ore del giorno di mansioni che evadessero la semplice routine. La mattina mascherava l’insonnia con trucco robusto: come le sue colleghe, come tutte le persone impietosamente rimaste a difendere la bellezza dal ricordo.
Il suono dell’interfono interruppe il titinnìo delle posate. S’annunciava l’organizzazione di una simulazione di emergenza per i cittadini al di sotto dei vent’anni. Era la prima volta che si richiedeva di mettere in pratica le misure già ampiamente esplicate da opuscoli e manifesti.
Il fatto che fossero coinvolti i più giovani non era una novità, invece. La vita della città era cadenzata da una funzionale divisione nelle frequentazioni tra pari: data la popolazione ridotta, le gestione non era stata complicata, i giovani potevano usufruire di strutture gratuite per il divertimento, pur non potendo raggrupparsi in numero superiore a quattro.
Le somigliava, somigliava più a lei che a suo padre: un naso di bronzo, spalle appuntite in perfetto equilibrio, mani piccole abbastanza da coprire le orecchie e serrare i timidi occhi bruni, la bocca una fessura poco disponibile; cresceva ancora. Lo guardò alzarsi, diligentemente riporre il proprio piatto nel lavabo, pulirsi il muso con eccessivo impeto. Indossò una giacca sportiva, sulla schiena i versi di un poeta antico.
“Ciao ma’, dormi. Torno appena finito”. Uscì.
Lo avrebbe voluto baciare, ma l’avrebbe voluto diverso, più simile a suo marito; baciarlo e baciare lui, non la propria faccia, alterata dal tempo e dalla prima barba incombente.
Solo un cenno della mano. Perdendo lo sguardo nel vino: lievemente continuava a muoversi, prima dell’ultimo sorso strozzato.
Trascorse qualche giorno da sola; una sera, stranamente, il buio tardò a venire.
Il giorno dopo l’interfono dispose il suo invito a una nuova esercitazione. Le posate erano già silenziose.