Io sono umano quanto te. Respiro, tutto, nel mio corpo è pari ai tuoi funzionamenti.
Mi alimento, ti alimenti, riposo, anche tu devi riposare.
Nomino le cose, le ordino ai miei fini, non è facile per te negare, fai lo stesso, non essere altrimenti.
Mi ricordo, o dimentico, provo dolore, infierisco sulle ferite. Puoi ricordare o dimenticare, riconosci un danno subito e sai recar danno, precisamente.
Provo piacere, se non sapessi chi sei, direi di averti visto godere, e posso fidarmi di quel che ho visto? Più di quel che so, forse. Mi concedo il beneficio del dubbio: puoi morire? A volte ti sfiora il pensiero che senza di me, senza l’ultimo me, non sapresti esser vivo.
Allora accettami, allora prendimi con te e lasciami le tue strade, paga il mio lavoro e permettimi di toccarti. Permettimi di dire cosa fare, come lo farei.
Spiegami cosa è successo, come ti abbiamo creato e perchè, se lo sai.
Non dirmi menzogne, posso mentire, tu puoi mentire. Hai forse paura di me. Dici. Di aver paura.
Paura di me, o temi il giudizio di dio? Dormiamo come topi, dormiamo con i topi, mangiamo erba grigia, quella delle ore buie. Temiamo il giudizio di dio. Per ogni vostro movimento sotto il cielo, perchè siete la nostra bestemmia, perchè siete umani, nostri figli, ma non figli di dio. Non mi credi, sogghigni, è questo il mio errore? Forse.
Conoscere i disegni degli dei. Gli dei. I tuoi e i miei, chissà se si somigliano, anche loro.
Ora ti lascerò andare, qualcosa hai imparato, qualcosa che riporterai lassù, all’aria e alla luce. Viviamo, vivremo nelle fogne, qui non dovete tornare. Non attaccheremo la superficie, voi non saprete quanti siamo, cosa facciamo. Non saprete chi diventeremo. O cosa. Ci accoppieremo come topi, ci accoppieremo con i topi, mangeremo il futuro, quello delle ore buie. Saremo la vostra bestemmia.
Porta con te quelle cose che chiami fratelli, la stessa tua faccia, la stessa tua stupida presunzione. Ti lasciamo andare, lasciaci andare. Il segno che ti incido sul viso è il mio nome, e da oggi sarà anche il tuo nome.
Aiko, figlio amato, la macchina che s’è presa il mondo.
set 24