di Morio Asaka
10 e lode e non ci sono cavoli
Tratto dal manga della sempre apprezzata Ai Yazawa, la serie tv traspone in animazione una consistente prima parte del fumetto dandole una forma quanto possibile autoconclusiva; articolato su 47 episodi (nei fatti sono 50, ma tre di essi sono i soliti odiosi megariassunti intermedi e possono andare al diavolo), l’anime racconta l’incontro tra due omonime e coetanee (Nana Osaki e Nana Komatsu) che si ritrovano casualmente a condividere un appartamento a Tokyo, incontro che porterà alla nascita di una complessa amicizia e di una serie di intrecci più o meno drammatici che cambieranno la vita di entrambe.
Non ci sono cavoli: “Nana” è uno degli anime più belli che abbia visto negli ultimi anni. Ho sentito molti criticare quest’opera e onestamente mi sembra assurdo; quanti anime, seriamente, possono vantare contemporaneamente una storia appassionante e sviscerata con la dovuta sapienza, una sceneggiatura adulta, una regia brillante – a tratti geniale – e una cura eccezionale di tutti gli aspetti più strettamente tecnici (grafica, animazione, colonna sonora, design)?
Se proprio a qualcuno non piacciono le storie sentimentali (ma chiariamo che “Nana” andrebbe collocato molto al di là dello shojo), sarebbe comunque impossibile non entusiasmarsi anche solo per la cura pazzesca con cui è stata realizzata ogni singola scena o inquadratura: durante la visione si ha costantemente voglia di mettere il fermo immagine per ispezionare tutti i particolari perfettamente realizzati di ogni ambiente, ogni riflesso, ogni colore. Penso che se “Nana” fosse stato recitato da un gruppo di scimmie sordomute invece che dai ventenni protagonisti, sarebbe valsa la pena vederlo solo per godere della veste grafica.
Collocabilissimo, come dicevo, al di là del genere shojo, “Nana” è in definitiva una storia al femminile (attenzione: non “per un pubblico femminile”) soltanto nello sguardo caratterizzante delle due protagoniste, che imprimono in ogni aspetto della narrazione la forza, la dolcezza e la carica sensuale del vissuto di una donna, proiettando continue corrispondenze tra l’interiorità del sentimento e la realtà circostante. E’ una carica emozionale incredibile, come un fiume in piena; nei manga si cerca sempre di ricorrere a diecimila traumi e tragedie per colpire al cuore il pubblico, in “Nana” è sufficiente un “banale” silenzio fra due amiche, reso nella giusta maniera, per commuovere fino alle lacrime.
Altro punto a suo favore è un fortissimo realismo nei sentimenti, nei rapporti umani e in tutte quelle piccole sensazioni e reazioni che fanno parte della vita, affatto scontate in un anime. In tutto ciò non rinuncia neppure alle caratteristiche tipiche dell’animazione giapponese, pur amalgamate benissimo con tutto il resto (faccine buffe, pippe mentali a go-go e siparietti comici gustosissimi).
Per una volta, inoltre, mi sento di elogiare a piene mani l’edizione italiana, che grazie al cielo ha mantenuto un’ottima aderenza con la versione originale sia nei dialoghi lasciati intatti, sia nella scelta delle voci e nella loro direzione (bravissima Federica De Bortoli nel ruolo di Nana Komatsu).
Che altro dire? Io darei dieci e lode, per la miseria!
La citazione:
“Nel mezzo della marea di gente che sembrava portarmi via, avevo l’impressione che se avessi distolto lo sguardo per un attimo l’avrei perduta, e desideravo solo stringere la mano di Nana. Ma avevo capito che se anche avessi tenuto quella mano, calda come il corpo di Nobu, lei mi avrebbe considerata insensibile. Il vento che mi sfiora la punta delle dita è terribilmente freddo. Ormai, l’estate è finita.”
settembre 6th, 2008 at 22:27
[...] di “Nana” e, con gli occhi ancora gocciolanti e i kleenex in mano, vi lascio qui la mia recensione. Buona eventuale lettura! Related PostsNone [...]