Oasi L’insonnia dell’Immortale
giu 30

Sofia guadava le stelle. Nella piccola finestra della sua cabina ritagliava angoli d’universo. La velocità del modulo era la variabile determinante di quel paesaggio. Quando il nero sbiadiva leggermente e le stelle diventavano linee sottili Sofia diceva “Addio”, e aspettava di rallentare.

Sofia sceglieva tra le stelle. Tra tutte quelle che poteva contare ne sceglieva due e provava a non perderle di vista fino al successivo sbalzo. Poi, le salutava, diceva “Addio”.

Sofia aveva appena finito la scuola. Non si era mai curata troppo del cielo. Scoprì che il cielo aveva dei progetti per lei appena compì la maggiore età. Il papà e la mamma non le porsero una torta gentile come era capitato ai suoi amici. E il sogno di un motorino, le ansie per la prima volta con qualcuno dei compagni di vacanze, il seno troppo piccolo, tutto si ritrovò compresso in un plico plastificato posto sul tavolo dinanzi a lei.

Non se la passavano bene, Sofia sapeva che quell’estate sarebbe stata l’ultima estate spensierata. Aveva in programma di cercare lavoro dopo qualche settimana di riposo, non le dispiaceva l’idea di contribuire alle spese. Ed essere almeno in parte indipendente. I suoi amici avrebbero probabilmente proseguito gli studi, ma Sofia non amava i libri, preferiva usare le mani, costruire le cose. Sin da piccola aveva seguito il padre al cantiere e guardava ammirata gli operai chini a sfidare la ferocia del sole.

Il viaggio di Sofia era privo di un prefissato percorso. L’Ente Spaziale aveva stabilito la necessità di realizzare una serie di test di movimento per i nuovi moduli esplorativi; inoltre era stata adottata una selezione casuale degli spostamenti, dopo aver sottoposto ai calcolatori un’enorme quantità di dati. Il progetto Random, era stato chiarito durante gli incontri preliminari, non sarebbe stato ripetuto. E il modulo non sarebbe mai rientrato.

Accompagnarono Sofia all’appuntamento. Come da ordini, Sofia aveva preparato uno scarno bagaglio: il modulo aveva in dotazione tutto quel che le sarebbe servito. Salì sull’automobile. L’autista era visibilmente eccessivo nella sua cortesia forse temendo qualche scenata. Le regalò una maglietta con il logo del Progetto Random. Rosa. Sofia la indossò, per non guardare fuori dal finestrino al momento della partenza; sempre più lontani, i suoi genitori sparirono.

Sofia guardava uno spicchio di Terra. Il modulo aveva rallentato, appena dietro la Luna. Disse “Addio”, sperando di allontanarsi prima di vederla tutta. Rossa, la Terra; come un fiore vanesio, o il sangue. Bruciava sfidando il sole feroce.

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One Response to “Sofia disse “Addio””

  1. nu Says:

    Mi è piaciuto molto!

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