Sovversivi (Scudetto 2008) Partigiani: ci chiamavano ribelli
mag 12

Dondola il petto
con sollievo bollente.
Da lontano i nomi di un'età
sono elenchi, un dito li scorre

e si trema tra i banchi.
Il mio banco custodisce i segni
di secoli compressi
e mi rimane il gesso di un contorno

appena scosso dall'applauso.
Quanti siamo. Quanti sono.
Quanti sono stati
e mi vien voglia di alzare la mano

e zittire migliaia di fiori parlanti.
So cosa dire, zitti. Zitti.
In piedi fermo le ansie, una diga
costruita presto, quando ancora mio padre

piangeva. Zitti. Aspettano.
Ci sono. La conca guardata dallo spazio
suggerisce ai marziani l'idea di popolo.
Nel cielo mi ascoltano spie

di cristallo. Pronti. Seguitemi.
Seguitemi tutti.
E con le mani alzate al cielo.
Un corpo solo e un'anima sola.

Forza Roma. Lo sapevate già.
Così semplice. Così normale.
Sapevate tutto. La campanella.
Riprende il baccano. Aspettami

all'uscita che ti bacio. Lo zaino è rosso
e vecchio e lo porto su una sola spalla.
Aspettami sulle scale che ti bacio.
Ti devo raccontare.

A. 

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