In breve (La famiglia Savage, Juno, Paranoid Park, Amnesia Moon)
Mag 3rd, 2008 by Il Barista
Posted in Arti & Digitali, Chiacchiere da Bar |
In breve perchè non ho molta voglia di scrivere.
(Devo capire che fare di Western, troppo pudore per proporlo, troppo triste che non lo legga nessuno.
Ma forse è stato il solito errore. Non aver scritto altro).
Ho visto alcuni film degni di menzione.
La famiglia Savage, The Savages di Tamara Jenkins -già autrice di L'altra faccia di Beverly Hills.
La vicenda non mi rendeva simpatico il film: un professore universitario e una impiegata raccolgono quel che resta del loro anziano genitore in preda alla demenza, lo accompagnano in una clinica di lungodegenza e attendono che si congedi dalla vita. Temevo un drammone altoborghese, ricordi untori da suscitare perfidi desideri, palle. Quarantenni si nasce, non si diventa; invece. La pellicola supera la difficoltà di introduzione, ammansendo a un tono schietto e sobrio, delicato e discreto. Le difficoltà di vivere la morte sono le stesse per chi va e per chi resta, ma solo in apparenza. Perchè il tempo a disposizione fa inevitabilmente la differenza; così come quello trascorso amputa la tolleranza all'orrore. Film non propriamente allegro, ma che in qualche modo lascia un sapore di soddisfazione: chi ha raccontato non si è accontentato della pulsione primaria di infilare un chiodo, un altro, in gola alla noiosa esistenza dei wannabe qualcuno. Ottimi interpreti, equilibrati, intensi, sornione Seymour Hoffman, giustamente tesa la Linney.
Juno è un'adolescente. Incinta. Sì, perchè il film sostanzialmente principia con l'atto e da quello inizia a raccontare.
Niente di meglio che inserire una vicenda così determinante, così imponente, così irrimediabile in un contesto di irrisolutezza ciclica, un'orchestrazione di seconde occasioni, concesse o agognate, nel bene e nel male. La sceneggiatura di Juno è splendida nel suo portare acqua a una terra piuttosto assetata e malconcia: gli occhi della ottima Ellen Page danno forza alle piante adulte che ha intorno, senza conceder nulla al buonismo segaiolo che fu di Amelie made in France, e senza ecceder nel suo contrario. Il risultato è di un'umanità riconciliante, da innamorarsene: nonostante questa storia, che potrebbe essere una storia qualsiasi, corra il rischio di tendere alla favola. Perchè il lieto fine (che fu hollywoodiano nel più ardito proporre soluzioni sottintendendo laceranti aperture di futuro, di questo anche qui si tratta) oramai è rimosso dall'abitudine al calcio nei maroni. A prescindere dalle scarpe indossate al momento del colpo, ci si para lì, a evitare il peggio. Juno è un gioiellino, un film vibrante e irripetibile. Quindi occhio Reitman.
Paranoid Park di Gus Vas Sant. Qui ci interessa già come autore di Will Hunting, Scoprendo Forrester, Elephant.
Siamo ancora sugli adolescenti ma qui si naviga in altri territori. In tuttà onestà non credo di poter recensire questo film. Così come Elephant è già stato. Ma molto più di allora. Paranoid Park va solo visto, studiato, bevuto. Per quanto mi riguarda so che lo ricorderò a lungo. Ma ci si intenda.
Questi adolescenti, così distanti dall'energia di Juno, non sono altra cosa, non è favola quella e sega con carta vetra questa. Il cinema, per esser inteso,
mi sono convinto che richeda di amalgama e leganti, dosi e tempi di lavorazione, come un piatto in cucina. E la pietanza non è un film, il film è l'ingrediente. La pietanza è una e una sola, ed è il cinema che riusciamo a vedere. Paranoid Park è per me un ingrediente forte, riconoscibile, di quelli che aiutano il cinema a essere cinema. Nello script, nella forma, nel montaggio, c'è coerenza e intuizione, punto e virgola, intarsio e scatafascio. Ottimo direttore, non lo si scopre oggi. Ma bene, bene che si ricordi dove prendere la spezia. Per non rovinare tutto il resto.
Ce n'è altri. Un libro, Amnesia Moon per esempio. Ma sono stanco.
Interessante, inconcludente, sbavato, replicante, pungente, acrilico, etereo, slavato, una mattonella di ceramica, un cambio per l'uscita, qualcosa, non molto.
Buonanotte.
A.
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beh dopo questa recensione devo vedere Paranoid Park. io e Gus van Sant non ci prendiamo tanto, ma ci provero’!