A te che vuoi per forza il mio voto
Apr 12th, 2008 by Il Barista
Posted in Prospettive & Politica |
Per me chi non problematizza e il voto e la partecipazione politica è una pecora o un illuso.
Non credo si debba votare, non credo si debba partecipare.
Ma credo sia dovere di ciascuno interrogarsi sulla società e le sue istituzioni.
Considerare lo scoramento, il distacco verso i partiti come segno di qualunquismo è semplice.
Ma il problema a monte temo sia un altro: l'azione politica di per sè non ha valore se non è conseguenza di una posizione etica. E l'etica si costruisce sulle domande, comporta scelte: le risposte non riesco ad assimilarle all'etica.
Non credo si debba votare, non credo si debba partecipare.
Ma credo sia dovere di ciascuno interrogarsi sulla società e le sue istituzioni.
Considerare lo scoramento, il distacco verso i partiti come segno di qualunquismo è semplice.
Ma il problema a monte temo sia un altro: l'azione politica di per sè non ha valore se non è conseguenza di una posizione etica. E l'etica si costruisce sulle domande, comporta scelte: le risposte non riesco ad assimilarle all'etica.
Sono uno che la politica la fa da sempre e ti dico l'esperienza mi ha insegnato che avrei avuto buone carte da giocare sul tavolo del Potere. Perchè la politica non è volontariato e adesione senza esser prima contesa per il Potere.
Mi tiro indietro e torno a sbatterci la testa ogni volta con maggiore certezza. Non sono adatto al perseguimento dell'affermazione delle mie idee al di là del bene e del male. E ancor meno sono pronto a contaminare le mie idee con il perseguimento del mio personale successo, facilmente astraibile nel successo delle mie idee, ma in un'operazione piuttosto ambigua e sfumata dell'una cosa nell'altra.
Dunque ritengo opportuno non dare nulla per scontato: neanche il voto, fulcro - in teoria ma credo più in pratica - dell'essenza democratica. Nella sostanza la denuncia che emerge è la mancanza di alternative; ho scritto Fottiti Italia.. perchè credo sia il nostro un Paese destinato a svilirsi nella presunzione di poter sussistere a se stesso.
Senza prima fermarsi a sputare verso il cielo ad attendere un sereno ritorno del giudizio salivare.
Servono domande, servono scelte: meno le risposte. E invece chi ieri arrancava se ne inventa di nuove in nome di un'autoconservazione almeno per ora patetica. E chi pregustava un facile trionfo mostra la propria fame di comando, tradendo una voracità mai dubitata ma ancor più dolorosa se espressa con sgradevole sfacciataggine.
Ho scritto Fottiti Italia non perchè me ne frego: ma perchè mi pongo domande e sono costretto a scelte umilianti e sbiadite. Se tu mi dici: cosa fai per il tuo Paese? Io ti rispondo: io sopravvivo nonostante il mio Paese.
Mi tiro indietro e torno a sbatterci la testa ogni volta con maggiore certezza. Non sono adatto al perseguimento dell'affermazione delle mie idee al di là del bene e del male. E ancor meno sono pronto a contaminare le mie idee con il perseguimento del mio personale successo, facilmente astraibile nel successo delle mie idee, ma in un'operazione piuttosto ambigua e sfumata dell'una cosa nell'altra.
Dunque ritengo opportuno non dare nulla per scontato: neanche il voto, fulcro - in teoria ma credo più in pratica - dell'essenza democratica. Nella sostanza la denuncia che emerge è la mancanza di alternative; ho scritto Fottiti Italia.. perchè credo sia il nostro un Paese destinato a svilirsi nella presunzione di poter sussistere a se stesso.
Senza prima fermarsi a sputare verso il cielo ad attendere un sereno ritorno del giudizio salivare.
Servono domande, servono scelte: meno le risposte. E invece chi ieri arrancava se ne inventa di nuove in nome di un'autoconservazione almeno per ora patetica. E chi pregustava un facile trionfo mostra la propria fame di comando, tradendo una voracità mai dubitata ma ancor più dolorosa se espressa con sgradevole sfacciataggine.
Ho scritto Fottiti Italia non perchè me ne frego: ma perchè mi pongo domande e sono costretto a scelte umilianti e sbiadite. Se tu mi dici: cosa fai per il tuo Paese? Io ti rispondo: io sopravvivo nonostante il mio Paese.
E non vorrei che per me il cosiddetto Paese facesse nulla, anzi vorrei che facesse meno: perchè, perdona l'estremizzazione, mi sono rotto i coglioni di essere assimilato a un'umanità per cui provo schifo e vergogna.
Detto questo. Sono precario. Sono marcio. Sono in fila per due operazioni.
C'è chi sta peggio. E questo è il bello. O il casus belli.
Voterò. Domani. Non so ancora con certezza come.
Ma mai in passato sono stato convinto come oggi che si debba fermare Berlusconi. Ed è umiliante, tremendamente umilante sia possibile: che in sto Paese di merda ci sia un numero così alto di sostenitori del Fascio travestito da doverlo temere. Al punto di dover votare necessariamente, pur dopo una campagna elettorale così vacua e offensiva, che avrebbe chiesto la saggezza di un non voto di sfiducia a progonisti così penosi, a idee così confuse, a programmi così banalmente in malafede.
A.
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L’astensionismo non punisce i vari fassino, d’alema, rutelli, veltroni bertinotti, etc, etc, che comunque andranno in parlamento. Punisce solo noi, che astenendoci, disertando, pensaimo di punire la sinistra ma puniamo noi stessi, condannandoci a 5 anni di destra e un futuro grigio per i nostri figli.
Ed io, sciocco più del solito, cresciuto nel credo che la politica servisse a tutelare e non affermare le idee :-/
Lore in tutta onesta credo sia un giocare con le parole piuttosto inutile.
L’idea di tutelare è quella che si può affermare. O no.
La tutela è un valore etico non un principio universale. E temo che principi universali non ne esistano se non vogliamo rispolverare dio nelle sue infinite maschere.
A.