Al bar dello sport 4.0

Archive for Febbraio, 2008

B. Fleischmann, Pass by

by Il Barista on Feb.18, 2008, under Arti & Digitali

Qualcuno tempo fa mi ha detto. Che questa musica era triste, per un video.
Ecco cosa ci ha mostrato chi l'ha composta.

A. 

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Amici di Maria De Filippi: Le colpe dei padri..

by Il Barista on Feb.18, 2008, under Chiacchiere da Bar

Guardavo Amici.. lo guardo da sempre per motivi, diciamo, di cuore.
Ci passavo le serate coi miei fratelli, poi coi miei amici.. in fin dei conti ho sempre sognato di fare l'insegnante e di lavorare coi ragazzi, con gli adolescenti.
Dunque guardo questa trasmissione che, non tarderò a dirlo, assume grazie a Lady Costanzo sempre più i toni del mattatoio. Studiata appositamente per inscenare sulla pelle di ragazzi sempre meno innocenti uno spettacolo dalla tensione emotiva sì poco etica, sì poco giustificabile. La tristezza mi morde lo stomaco ma mi spiego molte cose e per questo non rinnego la visione. Le brutture del mondo, tutto quel che ci porta a vederlo come un mondo di merda, non sono cadute dal cielo, non sono lo stigma di dio. Siamo umani e terribilmente umani. La mancanza di cuore dei più bracca, morde: mancanza di cuore che vuol dire pur più prosaicamente mancanza di attenzione, mancanza di lettura nello spartito, complesso e delicato, che è l'animo umano. Ci vuole poco per odiare di vivere e odiando se stessi non riconoscere nulla di amabile.

E allargo lo sguardo. Dai carnefici televisivi che affermano l'equazione "molti nemici, molto onore" come la sola possibile, dal colpo inferto, necessario, a chiunque non rechi vantaggio perchè inutile o solo rischioso nella sopravvivenza; dal limite imposto invalicabile che sia fisico, che sia morale, che sia storico, ma che pungoli a dovere per scendere in arena vorace, come un toro destinato a iniettare stille di entusiasmo nell'aria, morendo. Dalla banalità della scatoletta mediatica, se banale vogliamo ancora considerarla, allargo lo sguardo e vedo genitori, insegnanti, adulti adoperarsi per preparare scenari di rivalsa e dolore, competizione, inganno nella prospettiva. Sento, oggi, di due adolescenti malate di ritardo mentale, costrette a prostituirsi per 10 euro con degli anziani. Leggo, oggi, di due adolescenti bastardi capaci di mandare in ospedale un coetaneo perchè desideroso di ballare. Sento, oggi, di una famiglia che ha affidato una bambina di 4 anni a uno zio pedofilo, perchè lo accompagnasse a metter firma al commissariato, a controllo della sua libertà, per poi abusare della piccola.

Questo è il mondo ad un passo. Quello più violento e chiaramente visibile. Ma potrei anche parlare delle armi posizionate sul culo del pianeta; potrei parlare dei padri e delle madri nello sport che esaltano i propri figli alla selvaggia esasperazione del confronto, offendono i loro compagni o gli avversari; potrei evitare di omettere di citare i maestri, i professori che si autodefiniscono "poveri", quando hanno parte attiva nel processo meraviglioso della speranza che sopravvive al presente di cui sono autori, o colpevoli, per meglio dire. Insomma. Domenica sera. E ho qualche risposta in più e il petto che ripete ossessivamente il battito. Un monito. A procedere. Per non lasciare nulla di intentato. Affinchè sopravviva un briciolo di bellezza, un ardimento di onestà, anche se affidato a un corpo debole e a una voce zoppa.

(Scusate questo mio sfogo).

A.

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Frustrazione, frustra, fraus

by Il Barista on Feb.15, 2008, under Chiacchiere da Bar

 
È questa l'etimologia del termine frustrazione.

Non sto bene. Fisicamente intendo. Da anni ormai.
Ma di quel che patisco non si muore. Per questo, forse, non si cura.

Però non posso camminare, a volte non posso star seduto.
La sera non posso stare con mia moglie, se non in quei rari giorni di requie.
In attesa magari del terzo peggioramento, quello che mi porterà ancora al dolore acuto.
E magari all'ambulatorio per un toccasana momentaneo, incisivo, breve ma straziante.
Ne ho lette di storie come questa in rete.
Si salta da un dottore all'altro, da una pasticca all'altra.
Rimedi, guru, soldi, file, attese, riposo, lavoro, farmaci, isteria, stanchezza. Isolamento. Silenzio.
Non cerco rassicurazioni, nè compatimento.
Non sono uno che si abbatte. Piuttosto fermo un treno con la fronte.
Non mi schianto, io.
Non sono triste. Ma razionalmente prendo atto di una situazione di limite.
Alla mia libertà, alla mia forza, alla mia stessa responsabilità nelle cose.
Rimango in sospeso. Cercando ancora di capire cosa fare.
Ma ora so anche che frustrazione viene da fraus: inganno.

A.

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