Arte: definizione possibile?
Feb 24th, 2008 by Il Barista
Posted in Arti & Digitali |

Da un interessante dibattito al Dolphin Hotel.
Credo sia necessario distinguere due affermazioni:
1. Ogni opinione, prospettiva è degna di rispetto.
2. La bellezza è soggettiva.
Credo fortemente nella prima, pongo assolutamente in dubbio la seconda.
Bene, la prima affermazione sostanzialmente si riassume nella libertà di ciascuno; passerei alla seconda.
Credo che nel costruire la nostra storia si possano assumere diversi punti di vista, senza dubbio.
Ma nel momento in cui ci si approccia a studi storiografici, che vanno poi magari a specializzarsi in storia dell'arte, o a speculazioni filosofiche, che poi possono focalizzare maggiormente sull'estetica, così come, ancora, a studi medici e fisici, per poi sviluppare conoscenze avanzate sulla percezione e l'alterazione della percezione, insomma in tutti questi percorsi c'è qualcosa che di differente dalla legittima prospettiva sic et simpliciter.
E' IL METODO SCIENTIFICO.
Ogni disciplina ha costituito e continua a modificare un proprio metodo; esiste infatti una storia dello scrivere la storia, così come esistono studi focalizzati sul metodo scientifico stesso.
Avere un metodo scientifico, cercare un metodo scientifico cosa vuol dire?
Vuol dire innanzitutto interrogarsi sull'oggettività e la probabilità, vuol dire maturare l'aspirazione per la conoscenza, vuol dire esigere da se stessi rigore e coerenza nella costruzione e nella verifica di modelli interpretativi.
Tutto questo rende possibile che si sviluppi COMUNITA' DEL SAPERE.
Il primo effetto del metodo scientifico è potersi confrontare sapendo di avere un obiettivo comune, la conoscenza, perseguito con onestà e correttezza, da cui l'esigenza di regole e procedure.
Veniamo all'arte e alla bellezza. Molte sono le scuole e ancor più distinti sono i concetti di bellezza, o i criteri attraverso cui un'opera assurge alla considerazione della storia dell'arte, rivolta al presente come al passato.
Tutte però hanno, devono avere, alle spalle una serie di criteri logici, filosofici, rigorosi, ripeto volutamente il termine, perchè i giudizi siano comprensibili, comunicabili, verificabili da tutta la comunità.
Abbiamo avuto posizioni dominanti come quella di chi interpreta l'importanze di un'opera per la sua capacità di realizzare in se stessa lo spirito del tempo; abbiamo avuto l'opera d'arte dirompente e innovatrice, responsabile di rivoluzionare un linguaggio, per rimodellare il mondo; abbiamo avuto l'opera d'arte neoclassica e quella romantica. Abbiamo avuto la negazione dell'arte.
In sostanza credo che possa sopravvivere un criterio di bellezza soggettiva; ma che esista per lo studio dell'arte la responsabilità di arrivare alla formulazione di un criterio estetico attraverso un lavoro faticoso e mai concluso.
Esistono comunque diverse prospettive sull'arte ma, se sono riconoscibili nelle proprie premesse critiche come tali, vuol dire che realizzano collegialmente uno dei dibattiti più antichi e affascinanti del pensiero umano.
Esso stesso, come accennavo in principio, può essere oggetto di studio, indagine, interrogazione; per questo non è semplice comprendere l'eleggibilità di Fontana o di altri finanche meno ortodossi.
Credo, quindi, si possa assolutamente guardare con sospetto o fastidio Fontana, ma è bene che continui a esistere anche uno studio dell'arte dinamico e propulsivo, che interrogandosi in maniera aperta e coerente, riesca a valorizzare finanche opere non significative in prima istanza; e intorno a esso un intera comunità pronta a metterne in dubbio le affermazioni, attraverso però un metodo condiviso.
Bene, la prima affermazione sostanzialmente si riassume nella libertà di ciascuno; passerei alla seconda.
Credo che nel costruire la nostra storia si possano assumere diversi punti di vista, senza dubbio.
Ma nel momento in cui ci si approccia a studi storiografici, che vanno poi magari a specializzarsi in storia dell'arte, o a speculazioni filosofiche, che poi possono focalizzare maggiormente sull'estetica, così come, ancora, a studi medici e fisici, per poi sviluppare conoscenze avanzate sulla percezione e l'alterazione della percezione, insomma in tutti questi percorsi c'è qualcosa che di differente dalla legittima prospettiva sic et simpliciter.
E' IL METODO SCIENTIFICO.
Ogni disciplina ha costituito e continua a modificare un proprio metodo; esiste infatti una storia dello scrivere la storia, così come esistono studi focalizzati sul metodo scientifico stesso.
Avere un metodo scientifico, cercare un metodo scientifico cosa vuol dire?
Vuol dire innanzitutto interrogarsi sull'oggettività e la probabilità, vuol dire maturare l'aspirazione per la conoscenza, vuol dire esigere da se stessi rigore e coerenza nella costruzione e nella verifica di modelli interpretativi.
Tutto questo rende possibile che si sviluppi COMUNITA' DEL SAPERE.
Il primo effetto del metodo scientifico è potersi confrontare sapendo di avere un obiettivo comune, la conoscenza, perseguito con onestà e correttezza, da cui l'esigenza di regole e procedure.
Veniamo all'arte e alla bellezza. Molte sono le scuole e ancor più distinti sono i concetti di bellezza, o i criteri attraverso cui un'opera assurge alla considerazione della storia dell'arte, rivolta al presente come al passato.
Tutte però hanno, devono avere, alle spalle una serie di criteri logici, filosofici, rigorosi, ripeto volutamente il termine, perchè i giudizi siano comprensibili, comunicabili, verificabili da tutta la comunità.
Abbiamo avuto posizioni dominanti come quella di chi interpreta l'importanze di un'opera per la sua capacità di realizzare in se stessa lo spirito del tempo; abbiamo avuto l'opera d'arte dirompente e innovatrice, responsabile di rivoluzionare un linguaggio, per rimodellare il mondo; abbiamo avuto l'opera d'arte neoclassica e quella romantica. Abbiamo avuto la negazione dell'arte.
In sostanza credo che possa sopravvivere un criterio di bellezza soggettiva; ma che esista per lo studio dell'arte la responsabilità di arrivare alla formulazione di un criterio estetico attraverso un lavoro faticoso e mai concluso.
Esistono comunque diverse prospettive sull'arte ma, se sono riconoscibili nelle proprie premesse critiche come tali, vuol dire che realizzano collegialmente uno dei dibattiti più antichi e affascinanti del pensiero umano.
Esso stesso, come accennavo in principio, può essere oggetto di studio, indagine, interrogazione; per questo non è semplice comprendere l'eleggibilità di Fontana o di altri finanche meno ortodossi.
Credo, quindi, si possa assolutamente guardare con sospetto o fastidio Fontana, ma è bene che continui a esistere anche uno studio dell'arte dinamico e propulsivo, che interrogandosi in maniera aperta e coerente, riesca a valorizzare finanche opere non significative in prima istanza; e intorno a esso un intera comunità pronta a metterne in dubbio le affermazioni, attraverso però un metodo condiviso.
A.
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Antonio, ma questo brano e’ tuo? Se si’, siamo attratti dallo stesso “programma di ricerca” (non oso dire che condividiamo questa posizione, perche’ in realta’ non si tratta propriamente di una posizione, ma di una promessa di cercare di evitare un certo tipo di soggettivismo estremo).
Un tempo, all’universita’, leggevo molto su questo argomento, perche’ a Bologna erano ossessionati dalla motivazione filosofica della Neo-avanguardia.
C’e’ una distinzione importante che pero’ va fatta: c’e’ un’accezione normativa e un’accezione non-normativa del termine “opera d’arte”.
Entrambe sono molto difficili da caratterizzare.
Nel senso normativo, un’opera d’arte e’ un oggetto che soddisfa certi canoni estetici. Il senso normativo e’ l’equivalente estetico del concetto di “giustizia”. Per distinguerlo dal senso non-normativo, possiamo usare il termine Opera d’Arte (con la maiuscola).
A me interessa il senso non-normativo. Io so caratterizzarlo in termini funzionali–nel senso che so spiegare, credo, qual e’ la funzione che dovrebbe occupare. Nel senso non-normativo, l’opera d’arte e’ un oggetto che ambisce ad essere oggetto di giudizio estetico. Ogni Opera d’Arte, e’ un’opera d’arte, ma non vice-versa.
Il mio cartone animato mentale sulla storia dell’arte e dell’estetica, cosi’ come lo ricordo dall’universita’, e’ che per molto tempo si e’ cercato di caratterizzare il senso non-normativo in termini di condizioni necessarie e sufficienti (piuttosto che in termini funzionali, come ho cercato di fare sopra).
Il problema e’ che , per ogni tentativo di dare queste condizioni necessarie e sufficienti, e’ possibile proporre un oggetto che non le soddisfa, ma soddisfa il senso funzionale di opera d’arte. In questa chiave, artisti come Fontana, Duchamp, e prima ancora l’astrattismo hanno proposto contro-esempi a varie concezioni di opera d’arte, piuttosto che concezioni di Opera d’Arte.
Mi sa che non sono stato troppo chiaro o preciso, ma il tempo e’ poco e l’argomento tostissimo!
Ciao Fabrizio.. E’ un piacere leggerti e rileggerti.
Sì, era un mio intervento e non ti nascondo che l’ho scritto con un certo timore. Ho paura di aver perso il contegno necessario ad affrontare certi discorsi…
Ti ringrazio per il commento e mi fa molto piacere scoprire che siano questi gli orientamenti del tuo lavoro!
Spero che ci sarà modo di approfondire anche se.. ho il sospetto che le mie considerazioni possano risultare piuttosto improvvisate..
Alla prossima!
A.
Ah… no non sono gli orientamenti del mio *lavoro*. Quando dicevo che siamo attratti dallo stesso programma di ricerca era un po’ come dire: siamo attratti dalla Biologia Molecolare. Nel senso di approviamo il lavoro di chi procede in quel programma.
Ehm ok.. in realtà sì immaginavo ti occupassi di altro. Ma mi piaceva l’approccio.
A.