Guardavo Amici.. lo guardo da sempre per motivi, diciamo, di cuore.
Ci passavo le serate coi miei fratelli, poi coi miei amici.. in fin dei conti ho sempre sognato di fare l'insegnante e di lavorare coi ragazzi, con gli adolescenti.
Dunque guardo questa trasmissione che, non tarderò a dirlo, assume grazie a Lady Costanzo sempre più i toni del mattatoio. Studiata appositamente per inscenare sulla pelle di ragazzi sempre meno innocenti uno spettacolo dalla tensione emotiva sì poco etica, sì poco giustificabile. La tristezza mi morde lo stomaco ma mi spiego molte cose e per questo non rinnego la visione. Le brutture del mondo, tutto quel che ci porta a vederlo come un mondo di merda, non sono cadute dal cielo, non sono lo stigma di dio. Siamo umani e terribilmente umani. La mancanza di cuore dei più bracca, morde: mancanza di cuore che vuol dire pur più prosaicamente mancanza di attenzione, mancanza di lettura nello spartito, complesso e delicato, che è l'animo umano. Ci vuole poco per odiare di vivere e odiando se stessi non riconoscere nulla di amabile.
E allargo lo sguardo. Dai carnefici televisivi che affermano l'equazione "molti nemici, molto onore" come la sola possibile, dal colpo inferto, necessario, a chiunque non rechi vantaggio perchè inutile o solo rischioso nella sopravvivenza; dal limite imposto invalicabile che sia fisico, che sia morale, che sia storico, ma che pungoli a dovere per scendere in arena vorace, come un toro destinato a iniettare stille di entusiasmo nell'aria, morendo. Dalla banalità della scatoletta mediatica, se banale vogliamo ancora considerarla, allargo lo sguardo e vedo genitori, insegnanti, adulti adoperarsi per preparare scenari di rivalsa e dolore, competizione, inganno nella prospettiva. Sento, oggi, di due adolescenti malate di ritardo mentale, costrette a prostituirsi per 10 euro con degli anziani. Leggo, oggi, di due adolescenti bastardi capaci di mandare in ospedale un coetaneo perchè desideroso di ballare. Sento, oggi, di una famiglia che ha affidato una bambina di 4 anni a uno zio pedofilo, perchè lo accompagnasse a metter firma al commissariato, a controllo della sua libertà, per poi abusare della piccola.
Questo è il mondo ad un passo. Quello più violento e chiaramente visibile. Ma potrei anche parlare delle armi posizionate sul culo del pianeta; potrei parlare dei padri e delle madri nello sport che esaltano i propri figli alla selvaggia esasperazione del confronto, offendono i loro compagni o gli avversari; potrei evitare di omettere di citare i maestri, i professori che si autodefiniscono "poveri", quando hanno parte attiva nel processo meraviglioso della speranza che sopravvive al presente di cui sono autori, o colpevoli, per meglio dire. Insomma. Domenica sera. E ho qualche risposta in più e il petto che ripete ossessivamente il battito. Un monito. A procedere. Per non lasciare nulla di intentato. Affinchè sopravviva un briciolo di bellezza, un ardimento di onestà, anche se affidato a un corpo debole e a una voce zoppa.
(Scusate questo mio sfogo).
A.
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Mah… Amici è una trasmissione che aprioristicamente non potevo soffrire, ma poi un mio coinquilino mi ha fatto notare alcuni aspetti interessanti: la pedagogia di Steve Lachance, (che secoli fa condusse uno stage nella mia scuola di danza, lasciando un bel ricordo), e la speranza che hanno quei ragazzi che partecipano e quelli che li guardano da casa. Devo riconoscere che nelle prime edizioni c’erano anche quelli che sapevano ballare,e ballavano bene.
Ok, gli attori di Amci sono quasi sempre stati dei cani, ma la colpa non è certo loro: guarda anche chi esce dall’Accademia di Arte Drammatica…non è che…e guarda l’insegnante che hanno lì, una cariatide che sa la dizione!
Ma a parte questo, mi domando dalla mia posizione privilegiata di (occasionale) insegnante di teatro: che abbiamo da passare a questi figlioli? Cerchiamo di fare meglio che si può: mal pagati, tutto quello che vuoi, ma diamogli il meglio, santo dio, altrimenti che campiamo a fare? L’etica della preparazione, dello studio…sto parlando come la signorina Grant per caso? Meglio, è stata sempre il mio idolo!
E a tutti gli insegnanti di tutte le materie, specie quelli delle periferie: è un mestiere bellissimo, bisogna meritarselo tutti i giorni.
Antò, saresti stato un grande insegnante secondo me!
Caro fratello concordo su tutto.
Il mio sensibile marito fa molta fatica a vedere il programma, io lo seguo perchè è uno specchio della realtà.
Gli insegnanti hanno una grossa responsabilità nei confronti dei ragazzi e mi chiedo se non se ne rendono conto o se sono semplicemente inetti e aridi…io se dovessi riuscire nel mio intento mi auguro di non dimenticare mai le mie motivazioni.
Inutile dirti che io spero di diventare una brava insegnante ma sono sempre certa che tu lo saresti di sicuro.
Non ti arrabbiare conosco le tue ragioni…eppure penso spesso che potresti riuscirci…sarebbe un bel modo per collaborare nel seminare qulcosa di anche lontanamente positivo in una terra apparentemente sterile.
Amici quando mi capita di vederlo mi dà sempre l’idea dei “bambini” finiti nella tana dell’orco. Alle scuola dove andavo io non facevano di tutto per farmi piangere di fronte al pubblico, e se anche un giorno andavo male non mi cacciavano via.
Alle volte mi fanno veramente un po’ pena quei ragazzi, specie quando pur nella loro ingenuità arrivano a rendersi rendono conto che gli stanno facendo qualcosa ingiustamente e senza motivo tanto per spingere un programma televisivo.
Poi di solito penso anche che è tutto finto e che il più inetto del gruppo farà comunque qualche soldino con comparsate e serate in discoteca, e un po’ mi consolo. E poi tutto sommato se ci fosse un “Amici” per gli scrittori io a entrare ci proverei ^^.
Simone
@dania, nu
Magari la pensassero così gli insegnanti.. Purtroppo per me è un treno che ho preferito non prendere se non potevo prenderlo alle mie condizioni, quelle necessarie per continuare ad amare una vocazione chiara, lucida. Meglio rimpiangere un po’ che odiarsi per aver rinnegato. La vedo così.
@simone
Felice di vederti da queste parti.
Sì purtroppo è uno spettacolo a tratti atroce, come dice dania però ci ho sempre visto comunque sopravvivere qualcosa di buono.
Eh sì.. se avessi l’età forse lo proverei anche un Amici letterario eheh.
A.
mah, magari vi sembrerò superficiale, ma forse te la prendi un po’ troppo a cuore. il provare pena verso quei ragazzi li rende meno soggetti, meno responsabili delle minchiate che dicono e dei loro comportamenti, hanno diciotto anni e sono da considerarsi, se non adulti completi, responsabili delle loro azioni: quindi poveri cazzoni, al di là di pedagogie varie.
vogliamo parlare della falsità e del leccaculismo di finti esperti come platinette? del buonismo dei yes wikend dal retrogusto veltroniano? la verità è che il programma non è per artisti ma per cani da combattimento, purtroppo, e in quell’ottica va visto. poi se vuoi contestualizzarlo e accostarlo alla mammina che molla la bimba al pedofilo perchè “l’hanno assolto”, al bullismo, alla turpitudine di un vecchiaccio col dieci euro in mano, io direi che la costante non è la cattiveria nè chissà cosa, ma una stupidità abissale e un sacco di chiacchiere inutili.
non farti il sangue acido. vogliono fare i cani? cani siano! diamo loro anche le armi e purifichiamoci alla seneca guardando lo spettacolo delle budella, finché si tratta di prendere per il culo delle scimmie non si fa male a nessuno.
ciaooo
Sei dura, ma intendo.
Saluti, Daisy!
A.
…sì, che poi scusate, rileggendo meglio i commenti mi sono accorta di un altro aspetto che non mi piace, che è la mentalità imperante tra voi insegnanti (dico “voi” perchè a quanto leggo tutti quelli che hanno commentato lo sono o vorrebbero diventarlo).
noto un certo atteggiamento paternalista e moraleggiante nelle vostre parole, lo stesso che mi fece giurare: maestro essere mio nemico. voglio dire, “bambini nella tana dell’orco” de che? sono scimmie ammaestrate. hanno vent’anni, cazzo! il problema di molti insegnanti è che vogliono essere educatori, quando tutto quello che dovrebbero fare è INSEGNARE UNA MATERIA, dare degli strumenti di RAGIONAMENTO all’allunno, che sono cose TECNICHE, non filosofiche né esistenziali. non deve esserci niente di eprsonale tra maestro e alunno, solo la stima professionale e i patti chiari da entrambe le parti. fai il tuo lavoro e ti faccio andare avanti.
la migliore insegnante che abbia mai avuto aveva sessant’anni e se ne sbatteva dei miei problemi, mi diceva solo: studia quello che ti dico e imparerai l’inglese. io l’ho fatto, e ho imparato. non era una psicologa, non le interessava essermi amica nè avere un rapporto umano con me e le sono sempre stata grata per questo, tanto è vero che alla fine, FINITA LA SCUOLA, un rapporto di amicizia lo abbiamo avuto.
il problema di molti insegnanti è che non sono capaci di riconoscere a un ragazzino lo statuto di soggetto senziente e il suo diritto a beccarsi le conseguenze delle sue cazzate. non studi? ti boccio! non fai il tuo lavoro? cazzi tuoi! questa è VERA considerazione, VERA stima. qualcuno dovrebbe spiegare a qualche professore che fine fanno i salvatori del mondo e quanto rompono i coglioni ai loro simili.
scusate la veemenza ma forse a un insegnante può servire sapere come stanno le cose tra i suoi sottoposti.
Adesso ti seguo meno.
Prima di tutto non credo di esser paternalista nè ho mai espresso la necessità di educare ad alcunchè. Anzi. Il problema è precisamente questo: io parlo di una profonda pedagogia della violenza, della sopraffazione, del risultato a qualsiasi costo. Pedagogica in atto, non in potenza, come quella che supponi di poter attaccare qui. Ideologia del successo, paradigma della competizione. Vessazione sul debole, e non necessariamente in questo debole leggo un ragazzo o uno studente. Ma un debole. Lasciato indietro, possibilmente eliminato, schiantato, cancellato. Perchè così è che va.
Negare che esista un indottrinamento a questi “valori” credo sia giocare con le tre carte, soprattutto erigendosi a depositari di una pretestuosa verginità intellettuale, ancor più richiosa.
Mi sta bene il discorso della “materia”: ma anche in questo qualcosa stride. Perchè quel che si impara, per imparare sul serio anche una materia, è la necessità di apprendere per amor di se stessi e amor di conoscenza. Prima ancora di apprendere per “trovarsi un lavoro” o per risultare i migliori. Non è paternalismo, questo, non mi convincerai. Anche perchè se ho imparato qualcosa lavorando con un gruppo di 40 ragazzi dai 7 ai 16 anni è che hanno una morale talmente sobria e precisa che difficilmente sposa, se non per ruffianeria, l’adulto predicante. A meno che. A meno che l’adulto non predichi metodi, valori, strategie utili a perseguire interessi, ben lucidi anch’essi, fini basici e semplici, postulati a chiare tinte da genitori e modelli. Obiettivi che sono tanto cari al nostro mondosistema: ripeto, la sopraffazione, la menzogna, l’aggressione, la salute stessa come forza e principio di selezione. Un tempo, o ancor oggi, si discuteva di eugenetica. L’eugenetica culturale credo sia una drammatica certezza.
Non mi piace quando nella foga si butta tutto in un calderone: ancor meno quando qualcuno ha la pretesa, come nel tuo secondo commento, di spiegare “come stanno le cose tra i sottoposti”.
Dubito fortemente che tu abbia le idee chiare in merito all’insegnamento. Dubito che si possano avere idee chiare in merito all’insegnamento. Non dubito invece che esista una pedagogia terribile, che ben si sposa con la realtà che abbiamo, in quanto adulti, la responsabilità di costruire e conservare con mani ben più forti e capaci di quelle che tu chiami scimmie o peggio.
La malvagità non è uno stigma di dio, ripeto ancora: ma una precisa scelta seminata, difesa, condotta a crescere, reiterata in una tautologia rischiosa e di cui non ci si può esimere di assumere il carico. E se un ragazzo storpio, nel cuore o nel corpo, “resiste”, io sto con lui. Perchè fa bene a inorridire allo scandalo. A prescindere dal fatto che sarebbe in grado di compiere, concepire orrori persino peggiori. E’ dolore. E’ odio. Ferita santa.
Qui non ci sono insegnanti. Tra le persone a cui ti rivolgi. Ognuno risponde per sè. Io so che in Amici, come nella pedofilia, pur con gradi diversi l’adulto usa l’infante: per confermare se stesso e placare i propri desideri nella certezza di non esser negato.
Troppo comodo buttar tutto in casciara Daisy.
Bisogna scegliere da che parte stare. Davanti a un ragazzo, davanti a un adulto.
A.
@daisy.
Sono d’accordo con te. Gli insegnanti dovrebbero “INSEGNARE UNA MATERIA, dare degli strumenti di RAGIONAMENTO all’allunno, che sono cose TECNICHE, non filosofiche né esistenziali.”
Guai, a mischiare la tecnica e il ragionamento con la filosofia e l’esistenza. Notoriamente, infatti, le tecniche si mettono in atto da morti e la filosofia non serve a fondare il ragionamento.
Un complimento alla tua insegnante: ha messo in atto una pedagogia davvero efficiente affinchè, dopo la scuola, possiate avere un bellissimo rapporto fondato sul tuo presumere di essere senziente. E sentenziante.
PS: non sono un’insegnante, nè ambisco. Sono il poliziotto cattivo della coppia.
hum, qui la prendi sul personale e mi dispiace… ho detto solo che c’era un tono paternalista nelle tue parole, che poi c’è anche in queste ultime, ma non mi sembra un’offesa, e il resto delle cose le ho riferite a una maggiornaza di insegnanti che può anche non riguardarti…
detto questo, che “bisogna scegliere da che parte stare” lo decidi tu, così come il designare le parti in gioco, ma non è detto che tutti debbano giocare con te. così come è abbastanza forzato accostare “Amici” alla pedofilia (quelli non sono “infanti”! sono MAGGIORENNI! e il target dello spettacolo sono i RAGAZZI.)
inoltre, quello che tu chiami “eugenetica culturale” mi suona altrettanto male. secondo te vogliono tutti imparare? secondo te hanno tutti amore per la cultura, o lo avrebbero se messi in condizione di studiare? …ne conseguirebbe che chi non ha e non vuole interessarsi ai libri, chi se ne sbatte altamente PER SCELTA dell’istruzione è da correggere, da cambiare in “meglio”? e questo non me lo chiami “indottrinamento”?
ciò che è meglio per una persona può deciderlo solo quella persona stessa, non certo il suo insegnante. e può farlo, questa è la realtà, a dieci, quattordici, diciassette anni, salvo poi cambiare idea, o correggersi, o fottersene, o pagare le conseguenza delle proprie scelte come capita a TUTTI. certo che la cultura per me è un grande valore, ma è un valore subordinato a quello del libero arbitrio che ritengo molto più importante. perchè chiami EUGENETICA la differenza culturale? l’eugenetica si applica alla stessa vita umana: secondo te la cultura è discriminante per deteminare la dignità di un essere umano? se una persona NON VUOLE studiare, se non le interessa elevarsi culturalmente ma vivere una vita secondo quello che ritiene LUI essere giusto, come la reputi? lascia, l’hai già detto: povera vittima di eugenetica. bella considerazione.
tu distingui sempre tra “adulti” e “ragazzi”: può esserci una differenza nell’esperienza, nella conoscenza, ma dalle tue parole sembra che solo gli adulti siano in grado di intendere e di volere.
va bene, forse faccio caciara come al solito, ma accostare uno spettacolo, per quanto squallido sia, a un crimine da psicopatoligia criminale non mi pare appiani la discussione… puoi non prendermi sul serio e dire che non ho le idee chiare, non mi offendo, anche se mi dai della pretestuosa, magari ci sta. mi dispiace che te la sia presa così tanto! ciao
Mi permetto di dire ancora qualcosa.
Non sono un’insegnante. Mi sto applicando nella speranza di poterlo diventare.
Sto studiando per insegnare materie…non vorrei essere un’incompetente e credo fermamente sia importante non fare la madre ma l’insgnante…però sono altrettanto certa che non sarò una persona indifferente a chi mi siederà di fronte.
Un essere umano non si può imprigionare in una categoria: insegnante, alunno, operaio, impiegato ecc…
Siamo un insieme di cose e io avrò sempre rispetto di questa varietà.
Per insegnare qualcosa devo prima far nascere in chi mi sta di fronte il sentimento di voler imparare…impare per arricchire la propria interiorità e non per vincere un premio.
Per fare questo devo capire chi ho davanti a me: il processo di apprendimento non è uguale per tutti in quanto si subisce l’influenza di fattori individuali, sociali, cognitivi che non sono uguali per ogni individuo.
Se io insegnassi senza tenere conto di questo non sarei competente…un insegnante non ha solo il compito di insegnare la propria materia…ha anche il dovere di farlo tenendo conto delle diversità degli apprendenti.
Diversità che si possono cogliere solo rapportandosi ai ragazzi.
Daisy guarda. O tu leggi veloce o io non mi spiego.
Perchè credo di non aver scritto molte delle cose che mi attribuisci.
Parlo di eugenetica culturale e non di apprendimenti di classe.
Intendo dire che c’è una ideologia della salute: chi ha forza per colpire colpisca e possibilmente fino a non lasciar fiato a chi non ne ha. Il discorso per me è questo.
Il paternalismo che mi attribuisci mi sembra un filtro, tuo, attraverso cui mi leggi. E attarverso cui rispondi con tono aggressivo (per poi negarlo).
Perchè il problema che pongo è non se i ragazzi devono studiare e come devono studiare o apprendere.
Il problema che pongo è che, volenti o nolenti, si trovano a crescere in un meccanismo formativo. Ci nascono dentro; e se gli sfugge si fa presto in famiglia, a scuola, nel tempo libero a ricordarglielo con chirurgica precisione.
Meccanismo che educa alla violenza implicita ed esplicita. Del più sano sul più debole. Perchè i deboli tra loro sono colpiti. E i forti imparano da subito a colpire.
Quel che rimane nel debole è la certezza della propria essenziale colpa. Quel che è rimane al forte è la certezza di aver semplicemente assolto a una vocazione.
E questo avviene indubbiamente perchè esiste una realtà storica complessa che ha però tra i propri postulati un meccanismo di selezione chiaro, non alluso. Spietato.
Tu vuoi negare la responsabilità del lascito. Io no.
Il resto, quel che tu deduci arbitrariamente da quel che non ho scritto sulla mia considerazione per chi non vuole studiare lo lascio a te. Non lo prendo neanche in considerazione.
Non è che uno se la prende a vanvera, sai quanto sono pacato. Ma quando si ragiona di ste cose le prendo molto a cuore.
Perchè i miei ragazzini di studiare non se ne interessavano neanche lontanamente. Ma li adoravo. E a loro ho avuto ben poco da offrire.
Solo la gratuità del mio impegno e della mia amicizia. Che sembrò pesare quasi incomprensibile, per questo più affascinante di qualsiasi monito.
Un anno molto bello il mio con loro. In cui ho sentito di genitori in galera, in cui ho visto coltelli e saputo di pistole.
Non avevo a che fare con degli angeli puri. Mai l’ho pensato. Bensì personalità possibili private della libertà di scegliere chi diventare, cosa fare.
A.
Che ti suoni male, eugenetica culturale, non lo metto in dubbio. Il significato però è pregno, direi.
Tra le parole aggiungo politica, con la consapevolezza che potrà suggerirti la successione dei loghi dei partiti, ballarò e anno zero, qualche film impegnato.
La questione che tu sollevi - “secondo te vogliono tutti imparare? ne conseguirebbe che chi non ha e non vuole interessarsi ai libri, chi se ne sbatte altamente PER SCELTA dell’istruzione è da correggere, da cambiare in “meglio”? ” - è per l’appunto l’espressione politica che oggi ha l’eugenetica culturale, partorita dalla consolazione di un finto pragmatismo, che non ha niente di concreto in mano e, dato che il ragionamento è cosa spontanea e non figlia di una filosofia delle conoscenze, si basa su clamorosi errori di parallasse. Non si può scegliere ciò che non si conosce. E conoscere qualcosa non significa sapere che c’è. Significa capire che ha un senso per la costruzione della propria esistenza.
Per un ragazzino e per un adulto a cui studiare non serve - per guadagnare soldi, rispetto o sicurezza - l’insegnante che timbra il cartellino è un nemico che lo viola, lo offende, lo mortifica e lo prende per il culo. E la scelta non c’è.
Ma non c’è neppure per chi parla bene inglese, ma poi usa a casaccio le parole in italiano, come se tutto fosse sinonimo: vedi filosofia, pedagogia, psicologia e buonismo.
La realtà, permettimi, la si conosce quando se ne sa parlare.
hum perfetto… io continuo a non essere della vostra opinione. ringrazio NU per aver espresso la sua opinione pacatamente e serenamente, e per lo stesso motivo neurette, anche se vorrei chiedergli in base a cosa arguisce che non sappia parlare di ciò di cui parlo.
a te barista dico: di nuovo, mi dispiace davvero che te la sia presa così male. ritieni di star parlando con una persona che ha i filtri, che non legge quello a cui risponde, che prima è aggressiva e poi lo nega, e di non prendere in considerazione quello che dico, quindi qualsiasi cosa io aggiunga non farà che peggiorare la situazione. ciao
No, Daisy, per me pietra sopra e nessun problema.
Solo che ti sentivo contestare cose che non ho detto.
Probabilmente è limite mio non riuscire a spiegarmi, non lo escludo, nella maniera più assoluta.
Alla prossima,
A.
comunque, per facilitare l’ermeneutica, era invece mia intenzione essere più dura di quanto mi hai percepito. Il che mi aiuta a spiegarti come mai penso che usi le parole un po’ come capita.
allora ti chiedo scusa, neurette, c’è chi agisce mosso da buone intenzioni e costruttività, e magari vede le cose migliori di quelle che sono. con te non rifarò l’errore, tanto per facilitare sta pizza. contenta?
>:P
Intendo entrare in questa “conversazione” solo un attimo. Per caso mi sono trovato a scorrere questa pagina. Solo una frase mi ha realmente sbigottito per cui mi chiedo: come si può considerare “guaio”, nell’insegnamento, mescolare tecnica e ragionamento con la filosofia e l’esistenza? Dire ciò è da accecati materialisti del mondo contemporaneo. Per carità, va bene essere materialisti, ma non accecati. Il nostro caro progresso è risultato di secoli di vita ed anche di pensiero filosofico. Se poi questo progresso è in gran parte anche nocivo è proprio perchè si sono messi da parte la filosofia e l’esistenza. Ragionare viene dalla vita ed è diretta alla sopravvivenza.
Ma va bene così, no? Infatti i segni del progresso non ragionato si vedono sempre più. Anzi, ragionato lo è: sul calcolo dei soldi oggi e subito. Chi se ne frega del domani? Diciamo che dovremmo preservare il pianeta per i nostri figli, ma siamo onesti: lo si dice tanto per dire. E’ una cazzata astratta come la vecchia filosofia. Gli strumenti di ragionamento, che sono tecniche, non sono filosofiche nè esistenziali, ho letto sopra: infatti si vede benissimo che le cose vanno così. Auguri a tutti.
Grazie per il tuo pensiero mirko.
A rileggerti.
A.