Al bar dello sport 4.0

Rappresentanza senza rappresentabile

by Il Barista on Gen.31, 2008, under Prospettive & Politica

Mi sono dimesso dalla rappresentanza sindacale, nei giorni scorsi.
Un peso in meno da portare, senza dubbio.
È stata dura, occuparsi di questioni sindacali è cosa ben diversa dal fare politica sic et simpliciter.
Sono in ballo concretamente le sorti professionali di persone con cui trascorri le giornate, le loro famiglie, i progetti per il futuro, le difficoltà nel presente. Le parole dette, gli accordi perseguiti, le trattative da impostare sono dirette al mantenimento dell'essere e al perseguimento di un miglioramento possibile e, a volte, impossibile.

Quando poi i contratti in oggetto sono quelli di una totalità di precari pluriennali, in attesa di una stabilizzazione o di un processo di crescita persino, le questioni sembrano sempre più compresse, complesse perchè esistono tanti, troppi rischi da cui guardarsi: la divisione esterna, con le altre categorie contrattuali; la divisione interna, tra linee diverse da affermare o solo tra condizioni implicitamente nobili e meno nobili di precariato; la strumentalizzazione politica, qualora qualcuno decidesse di metter le mani sul disagio, o la circuizione sindacale dal versante organizzato, qualora CGILCISLEUIL decidessero di utilizzare il disagio come merce di scambio sul tavolo dei.. disagi nazionali o per rifarsi il trucco a cena, nel corso di un imbarazzante appuntamento al buio, "gli piaccio davvero o vuol darmi na bottarella?".
Le strategie sono angoscianti perchè il senso di responsabilità lentamente viene schiacciato dall'urgenza di un'etica da difendere, e il rigore per la forma pre essere l'unico elemento di salvezza, per questo in continua discussione. La forma come salvezza. Chi l'avrebbe mai detto.
Ma la mia esperienza è stata segnata dalla totale assenza di punti fermi, carte, impegni: tutto nasceva, invecchiava e moriva nel tempo di una riunione, pubblica o solo carbonara, nel fragore di un'assemblea qualsiasi, dove le cosiddette OO.SS. (sempre CGILCISLEUIL) ostentavano conoscenza e abnegazione nel campo nobile della favella vacua, nel semplice intervento di chiunque ad alta voce, laddove l'interpretazione del dire spesso era fuorviante rispetto alla posizione e alla presenza del corpo, parlante fino alla nausea.
Sono stato chiamato in due modi in particolare, ricordo: in corrispondenza dei due momenti di maggior tensione.
Mi hanno detto "proporzionalista puro": CGIL affermava "Non possiamo ancora votare, non siamo tutti d'accordo"; da cui per me l'esigenza di chiedere una votazione assembleare che ricordasse alcuni sacrosanti principi della democrazia (!).

Mi hanno detto "legalista di base": perché presentando le dimissioni le motivavo con la reiterata, insostenibile violazione delle principali regole del confronto democratico (!!), come gli ordini del giorno e i verbali delle assemblee che fungessero da impegno scritto per le votazioni, pochissime e comunque sempre disattese al compimento, come l'esternazione di documenti di lavoro parziali prima che fossero validata dal consesso assembleare, come il perseguimento di obiettivi personali in maniera più o meno taciuta.

La conseguenza delle dimissioni? Alle successive elezioni della rappresentanza NESSUN CANDIDATO. E dopo due ore di discussione sul merito: NESSUN CANDIDATO. Ora al vaglio nuove soluzioni, come liste di candidature che permettano di arginare il problema delle diverse strategie cui impostare il lavoro futuro (una prona ai sindacati, una autonoma, tuttavia finora entrambe piuttosto spuntate e inutili).
Ma nello zero perdurante di questa rappresentanza senza rappresentabile è anche caduto il governo: e forse con lui la speranza che si procedesse nell'inerzia del tempo verso un cambiamento significativo, un concorso, un contratto dignitoso anche se calato splendidamente dall'alto, a prescindere dal nostro kafkiano, reazionario, immobilismo.

Dio ci salvi dalla buona volontà di chi deve giustificare se stesso. Questo dico ai sindacati dopo averli conosciuti dall'interno.

Però se Epifani (CGIL) se la piglia con Della Valle perchè ha dato 1000 euro netti di aumento fino a dicembre ai suoi operai, senza passare dalla contrattazione sindacale, aggiungo: ma vafanculo.

A.

5 comments for this entry:
  1. T A R O

    Dio ci salvi dalla buona volontà di chi deve giustificare se stesso.

    A.men

  2. SodaRedCola

    Ti sono vicina Anto.
    Un abbraccio fortissimo!

  3. Fabrizio

    Antonio, come ti capisco. Forse la differenza prinicipale fra l’essere in Italia e l’essere all’estero, non e’ che in Italia ci sono necessariamente *piu’* ostacoli, ma piuttosto che c’e’ sempre *lo stesso* ostacolo–cosi’ che a difficolta’ si aggiunge frustrazione.

  4. Il Barista

    @taro
    sì.. l’assertività delle volte non riesco a evitarla eheh

    @sodaredcola
    cavolo! guarda chi si rivede in blogsembianze!

    @fabrizio
    è proprio così. e sembra che ci sia ben poco da fare per porvi resistenza.

    Grazie a tutti per la solidarietà ;-)

    A.

  5. dania

    Ciao, Antò. In questi casi una sincera pacca sulla spalla è l’unico contributon che posso dare. Tu hai fatto del tuo meglio, mentre l’istituzione, si sa…
    Purtroppo si sa che fanno le istituzioni, di tutti i colori e generi.

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