Dispera et impera
Gen 10th, 2008 by Il Barista
Posted in Prospettive & Politica |

Scrivere per scrivere è triste, senza dubbio.
Ma il problema è precisamente atletico: un cervello spento non pensa, non dice, non può che adagiarsi nel pigro intento di rimaner vivo.
Questa è la noia delle giornate mute: tante, troppe, giornate. Finanche privilegiate. Non morirò cadendo da un traliccio, tornerò a casa per cena, sono le giornate di un mese che mi sarà degnamente pagato: non è poco a guardarsi in giro. Così si dice almeno.
Perchè a volte mi chiedo. Se la disperazione nel mercato del lavoro non sia la premessa di un timore che si autoalimenta, tutti pronti a considerare il proprio posto, qualsiasi esso sia, l'ultima spiaggia possibile, un colpo di fortuna da apprezzare e a cui vincolarsi a qualsiasi costo.
Non nego con questo che esista un reale problema occupazionale: tuttaltro, penso che ai freddi numeri dell'occupazione in crescita supposta, andrebbe sovrapposto un malessere diffuso quanto indotto.
Troppo grossolana per non esser notata è la strategia sottesa alla comunicazione di massa negli ultimi due anni: VA TUTTO MALISSIMO, VA SEMPRE PEGGIO. E la frase fatta si presta a molteplici, particolari declinazioni: la meningite per esempio, non si comprende fino in fondo quanto i casi continuamente segnalati non siano numericamente all'interno della consuetudine, e via, è partito l'assalto al vaccino, un po' a macchia di leopardo nella penisola, sobillato dai titoli dei quotidiani e dei telegiornali. Potremmo parlare degli approfondimenti sproloquianti sul prezzo del pane e della pasta o della minaccia portata dai rumeni, potremmo soffermarci sulla cronaca degli omidici a puntate, potremmo persino immaginare, in tempi brevi, una invasione extraterrestre, che solo in sottotraccia ha già i suoi profeti dell'apocalisse. Nei rifiuti, chiaramente vivi e in riproduzione.
Non sono un appassionato di complottismi: ma quello che mi preme segnalare è il mio stesso atteggiamento passivo, di incauta accoglienza del limite, quasi autoimposto, al cambiamento, alla possibilità, alla soluzione di una continuità nauseante.
Aggrappati dunque alla soddisfazione di un bisogno quotidiano (del doman non c'è certezza), probabilmente ci prestiamo ad accettare con minor livore l'infelicità della minestra sciapa scelta ogni mattino in assenza di alternative credibili, valide a soddisfare comunque i bisogni in discussione: quello primario della casa o del cibo, quelli secondari, ma non meno importanti, della conoscenza e del piacere. Forse va così, o forse è semplice vigliaccheria. Fatto sta che sono anche io arruolato nell'esercito di persone ammalate nel corpo che contano i minuti di distanza del risveglio dalla sera, in continuazione, fittamente.
A.
Related Posts
- None Found
I telegiornali sono di una noia pazzesca, ma è incredibile come riescano a condizionare la gente e a manipolare l’opinione pubblica a seconda delle leggi di mercato da cui è regolata l’informazione.
Quando ci sono da svuotare i pollai si parla di mucca pazza, quando sono da svuotare le macellerie di bovini salta fuori l’aviaria, quando ci sarà da svuotare gli arsenali sarà terza guerra mondiale, e contenta la gente di andare in guerra, lo dice il telegiornale!
per questo
ci riscaldiamo nell’altro,
compagna o amico,
che possiamo scegliere e non accontentarci,
e contare i minuti - insieme - è meno noioso
@Giosp
Sa di deja vu, in qualche modo.
@unaltrobarese
N’abbraccio uagliò!
A.
quello che dici è tutto vero!
Ma così come esiste una grande dimensione fatta di cospirazioni, complotti, interessi, una dimensione che mette da parte l’individuo tentando di schiacciarlo io credo sempre nella piccola dimensione.
Se si dice in giro che si è fortunati se si ha un lavoro qualunque esso sia, se mi dicono che sono fortunata perchè anche se non lavoro almeno mio marito è un dipendente statale, se si dice che bisogna accontentarsi di questi tempi…mi dispiace ma non ci credo.
Non perchè non esista un reale problema di occupazione ma perchè intorno a me ho visto persone anche poco preparate o poco intraprendenti riuscire ad ottenere ciò che desideravano semplicemente tentando.
Ma in primo luogo ho maturato da poco l’idea che in giro si possono dire mille cose, vere e non vere, che possono turbare ma non diventare un limite.
Nella piccola dimensione dobbiamo cercare sempre il meglio per noi stessi, credo che sia nella nostra natura perchè nel momento in cui ci rassegniamo a qualcosa che non ci piace…non siamo felici e smettiamo di cercare la felicità.
Muccino non mi piace ma di quel film (”La ricerca della felicità”) mi è rimasta una sensazione…non è lo stato di felicità che ci fa stare bene…ma l’emozione che ci riempie nel provare ad ottenerla…cercarla!
Scusa fratello…ho fatto un commento un po’ lungo!