Il delirio del factotum (co.co.pro. ad eternum)
by Il Barista on Set.25, 2007, under Prospettive & Politica
Io sono da molti anni un collaboratore, cococò o cocopro.
E’ vero essere un collaboratore causa insicurezza: quest’anno mi hanno ridotto il contratto a sei mesi, poi rinnovati. Proprio nei giorni in cui doveva essere rinnovato annualmente.
Avevo pochi giorni dopo fissato per l’acquisto di una casa, dovevo fare un mutuo al 100%.
Anche perchè spendo di affitto 650 euro, che per buona parte dell’anno scorso abbiamo coperto con un solo stipendio. Ed è stato l’anno in cui mi sono sposato con una meravigliosa cena ma a prezzo popolare nel bar sotto casa.
Vorrei fare un figlio e non lo farò finchè non avrò una casa. E avrò una casa quando potrò permettermi di fare un debito per trentanni, come minimo.
E poi la salute. E la lontananza da casa: perchè per fare il lavoro che faccio sono andato via, tre anni fa, sono un emigrante anche se nessuno se ne accorge, non è di moda; in fin dei conti non giro per Firenze indossando una collana di orecchiette e non parlo come Lino Banfi. Non ho fatto fuori l’università, questo incide. Non conoscevo nessuno qui e solo da poco la gente per la strada mi saluta. A Bari incontravo sempre qualcuno. La città parlava in continuazione di sè, a me.
Non faccio vacanze e mi compro fumetti con un enorme senso di colpa. Non vedo la Roma allo stadio da quando ho finito gli studi.
Ma niente di tutto questo pesa quanto pesa l’essere precario ogni giorno sul lavoro, nel lavoro.
I diritti più basilari conquistati dai lavoratori sono proditoriamente annullati anche nelle condizioni più nobili come la mia: perchè sono pagato bene e perchè in fin dei conti abbiamo molte tutele. Io sono un factotum: per essere bravo - per avere il contratto - devo essere disponibile a fare qualsiasi cosa e in qualsiasi momento, anche rinunciando a crescere professionalmente o soltanto a voler fondare il lavoro sulla conoscenza, sugli studi, sulla storia del primo terzo della vita com’è stata. Devo farlo o solo sento di doverlo fare.
E le pause di inattività disponibile, in cui non posso far nulla, si riempiono di noia e riflessioni mordenti: ma cosa sarà di me tra dieci, venti anni, cosa saprò fare, cosa avrò imparato e in cosa sarò diventato talmente bravo da potermi riconoscere adulto. Tutto questo io temo non sia ascrivibile a una legge. Come temo non sia la mia una condizione transeunte.
Perchè io sogno di diventare un lavoratore a tempo determinato. Per tre anni magari, altro che posto fisso, più facile - e forse più giusto - desiderare la Champion’s tra le mani di Totti, se proprio devo pensare in grande.
Chiedo di guadagnare quindi meno e avere un orario di lavoro più rigoroso: in cambio di contributi più significativi, di una stabilità nei pagamenti per più di dodici mesi. Chiedo di poter conseguire nella mia industria quotidiana il rispetto per uno specialista che assolve a una funzione, sì duttile sì in continuo aggiornamento, non la simpatia per un eclettico improvvisatore; chiedo di continuare a fare sapendo fare, mettendo a disposizione con valore ed essenzialità quella parte del mio essere uomo che si realizza nel lavoro. Sacra. Inviolabile.
A.
[tags]precariato, ballarò, biaggi, cocopro[/tags]
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Settembre 26th, 2007 on 16:32
factotum…porco giuda se è il termine adatto. fino a poco fa pensavo di essere io quella “non adulta” e invece hanno ridotto una generazione all’adolescenza, fatta di lavoretti e di “cosa faro’, come saro’, da grande”..solo che siamo grandi da un po’.
besos rojos
ladytux
Settembre 27th, 2007 on 11:35
Factotum o al massimo buffone…è il caso mio di ieri, l’ennesima umiliazione: mi presento da un Preside con vari progetti teatrali tra corsi di aggiornamento per insegnanti, laboratori coi ragazzi e spettacoli da vedere nel nostro teatro. Un’azienda teatrale, voglio dire, non un gruppettino o un’associazione…professionisti. Il Preside mi ha riso in faccia e ha detto che l’Italia è tutta un teatro. Come dargli torto.
Teniamo duro, che dire. Non facciamoci scoraggiare.
Ottobre 4th, 2007 on 23:26
da te ho imaprato
che si può vivere una vita
contando su sé stessi
e la propria compagna
senza volere ciò che non si può
(e la magica la champion’s la può)
sognando solo ciò che si vuole
Ottobre 6th, 2007 on 22:20
Vi ringrazio. Senza perdere nè forza nè serenità a volte è bene semplicemente annotare le mancanze; per chiarirsi l’ideale cui dirigere il desiderio. Per ricordare il mondo come avremmo voluto che fosse.
Tengo botta!
A.