Goodlife! 16. Sputa neve, sputa!
by Il Barista on Set.01, 2007, under Chiacchiere da Bar
Senza prendere appunti, senza alcuna concessione. Aveva finora sempre ammazzato evocando un sospiro lieve di pace. Non importava come, rifiutava il racconto di un omicidio, segnava sul pc gli ultimi pensieri della sua vittima. Erano cantilene petulanti di ricordi, normalità vezzeggitativa e un vago profumo d’arancia. Non aveva alcun gusto per la costruzione delle frasi ma cercava sempre di immaginare cose e persone che potessero incatenarsi alle caviglie del morto, trascinarlo a fondo per non doverlo guardare più.
Era rientrato senza aver nulla da dire, era saltato il colpo, quell’uomo non era solo. Occorreva scegliere un altro bersaglio e gli era dinanzi, la causa stessa di quel mancato cedimento, di quella scosciata esitazione. Una donna inutilmente storta, inutilmente alta e sottile, un bastone incapace di sostenere gli occhi scolpiti nell’impugnatura, grandi e bloccati nei movimenti.
Povera, cosa potrei darti, provò a scrivere. Potrei delicatamente accennare la malattia di tuo padre, resuscitato un giorno dalla demenza per costringerti a tre anni di bave e palpeggiamenti. Potrei con soave dicitura allestire le gesta del tuo uomo nero, il tuo amore pesto, accovacciato sulla schiena di una scimmia, addentava i seni della primate e ti chiedeva solo di capire o dimenticare. Potrei infine ironizzare con arguzia sui tuoi fratelli carnefici, circoscrivevano con farina bianca il tuo spazio e ti pregavano di non uscire mai, non abbandonare mai quel pozzo senza profondità alcuna.
Tornò a guardare le previsioni del tempo, come ogni notte cercava di notare l’espressione degli annunciatori per scoprire chi mentiva o a chi non importasse nulla dei giorni a venire. Mettersi sempre avanti con il lavoro, cercare in continuazione cuori da liberare.
Poi accese lo stereo e ascoltò gli Snow Patrol. Si accese una sigaretta falsa, già fumata a metà. E tornò col pensiero a quel ragazzo seduto sulle scale della banca. Non era male scoprire di aver sbagliato: non era solo, andava lascitato vivo.
Però anche per lui, si disse, conciso, il tempo bruscamente sarebbe tornato a contrarsi. Prono, colpito nel ventre dalla morte scheggiata di quella, il tempo: sputava neve e sangue sul viso di qualsiasi osservatore ipocrita.
Voglio avvisarla e vedere che accade. Avrò, come previsto, qualcosa da scrivere questa sera. E’ una questione di metodo.
Con molto tatto, con molto tatto provò a spiegarle le ragioni insindacabili del suo giudizio. Impostò la lettera senza darle un nome.
A.
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Settembre 2nd, 2007 on 17:40
molto interessante questo blog, c’è pure la sezione manga bene bene. *-*