Good life! 11. 1,2,3.. Preda!
by Il Barista on Ago.15, 2007, under Chiacchiere da Bar
Si dipinse il viso trascinando le dita pesantemente sulla pelle, gli rimase un rossore innaturale, come il freddo ad agosto, senza dubbio.
Camminò a lungo, senza desiderare nulla. Evitò sapientemente le strade bianche, quelle illuminate dai neon, non ne apprezzava la banale irrequietezza. Preferì le strette vie del centro, rincuorata la pietra dei mattoni dal dorato riverbero sulla ruggine dei lampioni. Porzioni di un tessuto assai docile, le vie del centro, attraverso cui camminare rimbalzando tra le pareti del borgo ma facendo in modo che nessuno si acccorgesse delle oscillazioni morbide nel percorso. Sapeva di essere seguito, da giorni, sapeva riconoscere con facilità da sempre tutti i movimenti intorno a lui, finanche fosse stato un insetto o una foglia l’avrebbe sentito, distinto e numerato. E proprio il trentaduesimo movimento, lo seppe identico al diciottesimo del giorno prima e al trentesimo di due giorni prima. Non voleva occuparsene, preoccuparsene, gli era di conforto sapere che almeno uno dei movimenti intorno, lo riguardasse.
Il centoduesimo movimento fu quello del barista che sfiorò il culo di una donna poggiata al bancone, si specchiava nel legno trovandovi poco conforto. Il centoseiesimo fu quello del barista che raccoglieva le monete del resto, dimenticando alcuni centesimi. Bevve la birra per strada, seduto sulle scale di una banca. Guardava la gente passare e cercava culi belli, da ricordare. Adorava inserirli in una classifica che teneva a mente e azzerava solo quando vedeva un culo magnifico in un giorno di pioggia. Allora ricominciava a ordinarli da zero, e sapeva che si sarebbe accontentato di poco alle prime scelte.
Non si trattenne dallo sputare in terra, nella direzione del trecentesimo movimento, troppo simile al trentaduesimo per non essere lo stesso passo. I movimenti li azzerava quando riusciva a indurre a qualcuno lo sbadiglio, solo dicendo la parola “sbadiglio”. L’ultima persona che aveva reagito al suo comando era un basso signore sulla cinquantina, intento a scrutare la vetrina di un negozio chiuso, nonostante il riflesso. A due, tre metri dalla vittima, fingendo di parlare con qualcuno, aveva pronunciato la parola “sbadiglio” con grande sicurezza, raccogliendo la densità dei suoni nello scivolamento del “gli”; era lì, in quel precipizio lascivo, il segreto del comando vincente.
Si chiese, nel bere l’ultimo goccio sfiatato di birra, se l’artefice di quell’ingenuo pedinamento si sarebbe mai avvicinato.
Trecentouno, trecentodue. Contò fino a trecentoventisette. Erano dunque ventisette i passi di distanza che li stavano separando.
Western
A.
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Agosto 16th, 2007 on 18:20
http://fuffa
Sapeva di essere seguito, da giorni, sapeva riconoscere con facilità da sempre tutti i movimenti intorno a lui, finanche fosse stato un insetto o una foglia l’avrebbe sentito, distinto e numerato. Good life! 11. 1,2,3.. Preda! A.