Archive for Luglio, 2007
Abracadabra!
by Elly on Lug.25, 2007, under Chiacchiere da Bar
Dalle spiagge della Ciociaria, tra placidi indigeni che vendono pummarol’e'patane’e'cipoll’e'melanzane nei mercatini rionali della domenica, sto facendo lavorare a meraviglia il mio lettore divx per recuperare tutti quei film e anime accantonati durante l’inverno.
Purtroppo il mio super mega modem wireless warp wormhole extreme si è rivelato l’ennesima inculata tecnologica pagata fior di quattrini, e la connessione si trascina mezzo minuto sì mezzo minuto no; indi per cui potrò di connettermi solo nei frangenti in cui l’orpello hi-tech si degnerà di funzionare invece di fare le bruschette come è accaduto nei giorni scorsi.
Siccome stasera pare che il modem sia di buon umore, ne approfitto per aggiornare le recensioni della SezioneCinema, con:
-The Prestige di Chuck Nolan
-Lady Vendetta di Park Chan Wook
-Dellamorte Dellamore di Michele Soavi
E buone vacanze a tutti! ![]()
The Prestige
by Elly on Lug.25, 2007, under Chiacchiere da Bar
di Christopher Nolan
Peccato solo per quel neo finale
A dispetto della locandina psichedelica, questa volta Christopher Nolan racconta una storia ambientata alla fine del diciannovesimo secolo: in un mondo in cui la scienza sta per mostrare una serie di magie più che reali, Christian Bale e Hugh Jackman cercano di sfondare come illusionisti in teatro; ma, in seguito a un tragico incidente sul palco, passeranno la vita a rincorrersi in un tunnel di vendette, quadrupli giochi e ritorsioni.
Diciamo che il tema è di per sé una figata e che il modo in cui Nolan ha impostato la pellicola, sovrapponendovi la struttura del gioco illusionistico, lo è ancora di più; l’efficacia con cui sono caratterizzati i protagonisti, inoltre, dona loro una grande presenza scenica e il ritmo ben dosato non annoia mai. Il tutto è condito da un cast nel quale spiccano il bravo Michael Caine, un buffo David Bowie e, per motivi opposti, una Scarlett Johansson appiccicata a forza in un ruolo minore (giusto perché ormai va di moda infilarla ovunque). Hugh Jackman (anche se a tratti un po’ legnoso) e Christian Bale fanno la loro porca figura, allietando parecchio anche la vista (il che non guasta mai).
Fino a tre quarti di pellicola il regista tiene nascosta la soluzione finale con una certa abilità (anche se, come suggerisce Daisy, chi è cresciuto a pane e Dylan Dog non tarderà a scoprire il trucco); poi, non si sa perché, Nolan si rompe le balle di tenere il pubblico a bocca aperta e svela tutto con un passaggio forzato che, vista la bravura fin qui dimostrata, non può che suonare intenzionale e per questo maggiormente imperdonabile.
Tuttavia, il neo di The prestige non è tanto l’aver servito la soluzione su un piatto d’argento quanto la scena finalissima; rifacendosi alla filosofia di base dell’arte dell’illusionismo, Nolan dimentica che il cinema è un mezzo ben diverso dal teatro e che il pubblico, se nel palcoscenico cerca la magia che stupisce, dal grande schermo esige invece risposte concrete. E questo neo è una pecca imperdonabile se consideriamo che fa da chiosa a una pellicola che, fino a un quarto d’ora dalla conclusione, mantiene ben alto il tenore.
La citazione:
“Devi sporcarti le mani, se vuoi raggiungere l’impossibile”.
Dellamorte Dellamore
by Elly on Lug.25, 2007, under Chiacchiere da Bar
di Michele Soavi
Frammento di un cinema scomparso
Tratto dal romanzo di Tiziano Sclavi, “papà” di Dylan Dog, Dellamorte Dellamore racconta le vicessitudini del suo alter ego italiano Francesco Dellamorte, custode del cimitero nel paesino di Buffalora e unico indolente testimone del ritorno di alcuni morti sottoforma di zombie.
A interpretare l’ombroso protagonista è un giovane (e bono come non mai) Rupert Everett, il cui sembiante era già stato, appunto, modello per lo stesso Dylan Dog e che perciò si ritrova, ovviamente, il physique du role adatto. Anche il resto del cast è ben assortito (azzeccatissimi Francois Hadji-Lazaro e Stefano Masciarelli, scellerata la scelta di Anna Falchi - visto che sono donna e le sue zinne non mi anestetizzano, ho dovuto subire tutta l’imbarazzante performance “d’attrice” e non è stato piacevole).
Dellamorte Dellamore è un b-movie come purtroppo, nel nostro paese, non se ne vedono più da un pezzo, uno degli ultimi frammenti di un cinema italiano di genere che non esiste (e forse non esisterà) più; tuttavia, a dispetto della confezione spoglia, degli effetti speciali immondi e di un’anima trash tipica di certi spaghetti-horror, Dellamorte Dellamore tradisce una regia e una sceneggiatura tutt’altro che inette o dissennate, perfettamente in grado di non prendersi sul serio senza però trascurare creatività ed estetica.
Ma a pesare sulla pellicola è soprattutto una forte carenza per quanto riguarda la compattezza della storia, composta più che altro di frammenti slegati tra loro e tenuti insieme con lo sputo; a questo difetto non ovvia del tutto la svolta surreale sul finale, il quale, pur meritando l’applauso, si lascia dietro un po’ troppe falle aperte.
La citazione:
“Darei la vita per essere morto.”
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