Good life!, 5. Elvis Costello, I’m your toy
by Il Barista on Lug.08, 2007, under Chiacchiere da Bar
Lo lasciò solo col suo buffo nome, Uno Qualsiasi. L’aveva sistemato senza fatica, un colpo secco al petto, Monkey Adam non amava complicarsi la vita. Abbandonò l’appartamento senza fretta, non prima di aver bevuto un sorso d’acqua. Portò con sè il bicchiere in ricordo di quell’ennesimo, inutile incontro. Non aveva saputo dirgli nulla, nulla di quel che stava cercando. Ancora una volta un viaggio a vuoto e iniziava a far caldo, finalmente caldo oltre ogni dubbio.
Monkey rimase ad attendere che Uno Qualsiasi smettesse di guardarlo con parvente coscienza: non amava quel genere di morti, morti pensanti, morti pesanti, aggrappati alla vita o a chi sa che cosa ma già tanto morti da iniziare a puzzare. Attese che quel viso così distintamente impegnato in qualche ragionamento eccedente pulsazioni e respiri sbiadisse nella consueta posa stupida di un cadavere. E non ci volle poco.
Approfittò della televisione accesa, scorrevano le immagini di un telegiornale entusiasmante. Monkey amava i telegiornali, riusciva a guardarli per giornate intere, li cercava su tutti i canali, locali o internazionali; pranzava sempre dinanzi ai servizi, senza dire mai nulla.
Non amava però sentire il racconto dei suoi delitti. Le congetture lo irritavano quasi quanto le carcasse senzienti. Adorava impossessarsi dei fatti, setacciare le parole e gettar via le chiacchiere, non si faceva incantare neanche dalle immagini, soprattutto da quelle di guerra: aveva visto così tanti telegiornali da riuscire oramai a riconoscere con precisione i servizi di repertorio riciclati in occasione di attentati o conflitti, ad attribuirli a un luogo e a un avvenimento senza margine di errore. Monkey Adam non sbagliava, non poteva sbagliare, si disse lasciando che la borsa ingoiasse pistola e bicchiere. Inserì le cuffie nelle orecchie come di consueto. Chiuse la porta dietro di sè e sparì nelle scale.
Uno Qualsiasi guardava la parete, spalancando inutilmente le fauci, stupido come un portafiori vuoto.
Lo portarono via una settimana più tardi, la camicia macchiata, petali di sangue marcio e pupille bianche, bianche da impazzire.
Play, sussurrò Monkey appena a cento metri dall’ambulanza.
Elvis Costello, sono il tuo giocattolo.
A.
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