Jericho e il piacere dell’Apocalisse
by Il Barista on Giu.30, 2007, under Chiacchiere da Bar
Jericho va inserita a pieno titolo tra le serie televisive da guardare con consapevole autolesionismo.
Poco di peggio in giro. Ancora fresco il ricordo del bluff di Invasion (Invascion) della scorsa estate, ci troviamo dinanzi a un’opera se possibile ancor più ipertrofica. Tanti personaggi (ma è vero?) impegnati da un’apocalisse non sense, tanti pupazzoni del midwest si arrabattano in maniera farsesca cercando vanamente di costruire un racconto epico, quel che ne consegue è la messa in scena di un grottesco affresco del piccolo centro abitato stelle e strisce.
Notevole forse solo in questo senso la serie, in onda ultimamente su Raidue: se davvero questa è l’America, o se quanto meno anche questa è l’America, bene c’è poco da stabilire differenze e distanze dalle forme più frustrate di controllo sociale tanto esacrate altrove.
Il Sindaco per esempio celebra riti religiosi, arringa con dabbenaggine di morale in burro d’arachidi, si esprime con la prosopopea di Priamo e John Wayne: quel che solleva è la speranza che la tosse che si porta dietro dai primi episodi prima o poi potrà lanciarlo verso i celesti lidi.
Credo che proprio la gerarchia amministrativa così soverchiata da elementi simbolici sia significativa di un complesso di regole coercitive assai inquientanti: tutti vicesceriffi per salvaguardare il Bene, la moglie del Sindaco dotata di filantropismo messianico, la voce del dovere familiare imposta dalla tragedia sul tradimento e i sensi, il Nero, l’unico, ovviamente la pietra miliare dei sospetti, l’evasore del fisco in fin dei conti ha buon cuore perchè difende il concetto di proprietà con passione lirica, i delinquentelli si radicano sul territorio che senza sarebbe un mortorio e tanta è la voglia di impiccarli ma non si può, il diciassettente solo e senza soldi si riscatta col lavoro e attira l’attenzione della coetanea ricchissima, per la serie “Selfmade man: la botta di culo dietro l’angolo”. E l’eccellente protagonista Jake Green, controaltare del Nero, dal passato oscuro e il muso affascinante.
Per sette episodi non si capisce una mazza dell’unico aspetto di questo telefilm che può essere poi placidamente interessante: le bombe nucleari piovono dal cielo come nespole mature e sono l’unica soddisfazione allo spettatore che, diciamolo chiaramente, non vede l’ora di sentirne parlare. E’ il tipico caso di fraintendimento narrativo: smentito ancora una volta il presupposto che l’approfondimento psicologico sia sempre nobilitante, che la scrittura corale elevi il livello qualitativo di un plot, che l’azione debba esser lenta e cadenzata perchè non sia frivola.
God bless the Bombs. Jericho non aspetta altro. E guardare queste formichine sedule agitarsi in preda all’agonia del giudizio a venire è necessario perchè la noia non divori le palle fino al dolore.
A.
[tags]Jericho, serie TV, serial, fiction, Apocalisse[/tags]
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Luglio 1st, 2007 on 01:05
Per fortuna che le belle serate estive ci permettono di evitare la TV. E poi ci sono tanti eventi fuori, tante persone da incontrare. Meglio disintossicarsi, la TV fa male al cuore prima e al cervello poi. CIAO
Luglio 1st, 2007 on 08:02
Per quanto orso non posso che essere d’accordo.
Purtroppo però le ultime settimane le passo immobile a casa per qualche acciacco fisico, diciamo così, che non vuole lasciarmi stare.
Speramo in tempi migliori..
Benvenuta al baretto!
A.
Luglio 2nd, 2007 on 08:28
Ho provato a guardare questo telefilm… ma ogni volta faccio delle bellissime dormite. Raramente dormo quando guardo un telefilm. Mi succede solamente con questo e con CSI NY.
Luglio 5th, 2007 on 10:12
Ciao F. e benvenuta al Bar dello sport!
(riscrivo questa risposta cancellata per errore.. maledetto spam)
A.