Pirates of the Caribbean – At world’s end di Gore Verbinski
Bellissimo
“Ai confini del mondo” è la terza avventura di Capitan Jack Sparrow, inghiottito dal mostruoso Kraken nel capitolo precedente – ma la cui dipartita era stata messa in forse dalla maga Tia Dalma, già autrice della resurrezione di Barbossa. A Elizabeth e Will non resta che fare rotta verso i confini del mondo per recuperare Jack, ma non tutto è come appare e inoltre i Caraibi sono sull’orlo di una guerra.
Pirati, uomini pesce, Olandesi Volanti, Johnny Depp, cappe e spade: in questo film c’è tutto, proprio tutto. E non si tratta solo di un filmettone divertente; sceneggiatura e regia denotano infatti una grande bravura e, talvolta, vera e propria genialità: “Ai confini del mondo” trasuda talento visivo, accontentando tanto l’occhio quanto il cervello. Anche gli effetti speciali sono spettacolari, accuratissimi in ogni singolo pixel.
A fare da contrappeso a questo ottimo background ci pensa un cast azzeccatissimo, ricco di attori molto bravi (su tutti, Geoffrey Rush), molto bòni (Orlando Bloom, che di solito non mi piace ma qui è uno spettacolo) o entrambe le cose (Johnny Depp). Se la cava egregiamente anche Keira Knightly, sbattuta qua e là tra navi ribaltate e cinesi pazzi (e, considerando che ’sta donna peserà al massimo uno o due etti, non è cosa da poco).
“Ai confini del mondo” si allontana definitivamente dal primo capitolo della saga, portando all’estremo i ritmi e le atmofere sviluppate nel secondo; ancora più dark, spesso macabro e piuttosto drammatico, non dà per scontato alcun happy ending e si basa sul presupposto che a ’sto mondo siamo tutti un po’ figli di puttana. A proposito di scene drammatiche, rinnovo più che mai l’invito a non portare bambini piccoli a vedere questo film; alcune sequenze (a partire da quella che apre il film) sono piuttosto forti e il fatto che sia stato prodotto dalla Disney trae solo in inganno (giacché “Pirati dei Caraibi” non è un film per bambini).
Il mio giudizio sul film è quindi strapositivo, ma un paio di appunti da fare ce li ho: primo, la durata (168 minuti) è una cosa estenuante; capisco che il materiale era tanto, ma non puoi neppure sequestrare una persona per tre ore dentro una sala. E secondo me di elementi da sfoltire ce ne erano parecchi. Poi, alcune volte si creano delle aspettative intorno a eventi o personaggi che vengono alla fine risolti in modo sbrigativo (SPOILER / come il salvataggio di Jack o, soprattutto, ’sta benedetta dea Calypso – che dopo due ore di attesa appare in mezza scena e se ne va affanculo lasciando lo spettatore a bocca asciutta / FINE SPOILER). Infine, il solito rimprovero: BASTA ficcare cinesi dappertutto, per favore, per pietà. Ma siccome l’occhio a mandorla di turno è nientedimeno che Chow Yun Fat, e siccome i bellissimi costumi del film sono ispirati proprio alle divise d’oriente, per questa volta chiudiamo un occhio.
La citazione:
“Perché dovrei imbarcarmi con voi, di cui quattro hanno cercato di uccidermi e una ci è pure riuscita?”
maggio 24th, 2007 at 21:08
[...] Prima di rifare le valige e andarmene al mare per il week-end, vi lascio la recensione di “Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo” nella sezione Cinema. [...]
maggio 30th, 2007 at 23:38
Ho cambiato la citazione finale; aspettavo che uscissero su Wikiquote per sceglierne una più carina (di solito mi porto il block notes al cinema, ma stavolta ero assorbita dalla visione…)
Per chi volesse vedere le altre citazioni già inserite sul Wiki, l’indirizzo è http://it.wikiquote.org/wiki/Pirati_dei_Caraibi:_Ai_confini_del_mondo
Ciauz^^