Soru vs. Brambilla (e Bindi lancia i componenti) Soru vs. Brambilla: il video
mag 18

Traggo dai commenti alla lettera pubblicata qualche giorno fa questa riflessione di Ivan, studente eccellente della VaF del Liceo Pedagogico di Rimini.
La scuola continua, anche in questi giorni di bizzarra commemorazione del suo ruolo, a soffrire un brutale smarrimento morale: e dallo spinello per cui tremendamente si muore si passa alla lezione di rollaggio realizzata da un insegnante evidentemente assai confuso sui suoi doveri.
La televisione azzanna ogni cosa e – mentre Dell’Utri è condannato in silenzio- i ragazzi interpretano indifferentemente i ruoli dei carnefici e delle vittime.
Questa nuova lettera dalla scuola invece sembra dire con forza: c’è chi riesce a pretendere ancora qualcosa da questa sceneggiatura chiamata Italia. E allora ben venga prestargli ascolto.


Alcune mie considerazioni.
Questo è stato il momento in cui ha preso voce la parola degli studenti. Essi vengono sempre rimproverati del fatto che odiano la scuola, che la vedono come nemica. In realtà gli studenti credono ancora in quella Istituzione che da qualche anno a questa parte gli ha abbandonati.
I professori, o per un motivo o per l’altro, sono sempre più demotivati nel loro lavoro. Si presentano “ tutte ” le mattine a scuola perché …? Perché quello è il loro lavoro e non più la loro passione.

In realtà uno deve essere docente perché sente una forza vitale che lo spinge a svolgere tale professione. Il vero docente non vede la sua professione come professione, come lavoro, ma come filosofia, indicata con la sua più stretta accezione di: amore per la sapienza.Io ho visto nel mio cammino docenti che hanno insegnato e insegnano tutt’ora perché nel farlo, loro si sentono realizzati, perché il mestiere che stanno facendo non lo svolgono come può farlo un operaio, il quale come unico fine ha quello di attendere impaziente la fine del mese per ricevere il suo stipendio, ma lo svolgono perché il loro obiettivo primario è “creare” persone che sappiano utilizzare la propria intelligenza, persone che coltiveranno al meglio il loro potenziale, persone che sappiano poi un giorno affrontare quella che è veramente la vita. L’obiettivo è vedere, a fine percorso scolastico, delle Persone. Persone dotate di civiltà, di educazione, di responsabilità, di rispetto verso le differenze e verso l’ambiente etc.

Ho visto durante il mio curriculum scolastico docenti che quando citavano Dante, Seneca etc., i loro occhi incominciavano a brillare dall’emozione, dalla gioia del solo citarli. Questi docenti fanno così vivere anche noi questa grande gioia che loro provano. È bello, tutto ciò è davvero bello.
Allo stesso tempo questi stessi professori, alle volte, in classe, hanno pianto, ma non più per la gioia nel citare certi autori, ma per l’impotenza di fronte a delle oscenità che accadono nella scuola. Sì, perché questi professori che hanno pianto, amano la scuola, come molti di noi studenti.
Non pensiate che gli studenti diffidino della scuola.
Purtroppo, però, il rapporto che c’è tra studente e alunno non è uno dei più idilliaci, a parte alcune eccezioni. Infatti, il rapporto che si crea è di totale sfiducia di uno nell’altro. Il professore crede che quel determinato comportamento adottato dal ragazzo è messo in atto solo per nuocere al docente e così avviene il viceversa.
Molto spesso, però, il docente, che ormai ha completamente perso la figura di educatore, si sente al di sopra degli studenti, non mostrando e non ammettendo mai i propri errori. E questo è un male. In realtà il vero professore deve anche capire e ammettere i propri sbagli.

Questa presa di coscienza permetterà la crescita non solo personale del docente, ma anche all’alunno. La crescita deve avvenire insieme, nel senso che alle volte è l’alunno a dover mostrare gli errori commessi dai professori. Ma questa non è certo un’accusa o un rimprovero. È semplicemente una delle caratteristiche dell’uomo. L’essere umano, infatti, non smette mai di fare errori e quindi non smette mai di crescere sempre più.
Il rapporto che si deve instaurare tra studente e docente, quindi, è un rapporto di tipo familiare con l’aggiunta necessaria del dovuto rispetto. È chiaro d’altronde che esiste il Professore e lo Studente, due personalità distinte, ognuna con un proprio status, quindi con un proprio ruolo, ma che al contempo collaborino insieme per una crescita comune.

Scusate per questi lunghi “discorsi”.
Saluto.
Ivan Cruz

A.

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4 Responses to “E uno studente scrive per la scuola delle Persone”

  1. Ivan Says:

    Studente eccellente!?!??!……ahahauahah……diciamo che ha esagerato un po’……. : )
    Va beh, cmq grazie ancora di tutto.
    Saluto. ivan

  2. Il Barista Says:

    Sei in gamba, innegabilmente. Lascia perdere e non ti sminuire ;-)

    Ciao!

    A.

  3. Gaia Says:

    Ivan e Antonio, siete passati nel mio blog di classe, Oltre la cattedra, quello su splinder…ma sono la stessa che vi ha linkato e scritto di voi in Macchianera! In ogni caso, condivido anche questa seconda lettera. Ivan, hai proprio ragione: “In realtà uno deve essere docente perché sente una forza vitale che lo spinge a svolgere tale professione. Il vero docente non vede la sua professione come professione, come lavoro, ma come filosofia, indicata con la sua più stretta accezione di: amore per la sapienza.” Per me è così. Una volta, in cui avevo già fatto una polemicuccia sulla figura docente, mi sono sentita dire che la vocazione non serve. Uhm, sarà. Secondo me è indispensabile. Ciao. Coraggio per gli esami.

  4. nu Says:

    Mi limito a dire che sarei voluta diventare un insegnante perchè ritengo di avere mille limiti ma una reale passione per le persone. Non ho potuto e mi dispiace ogni giorno di più. Nel mio percorso di studi ho incontrato alcune persone mosse dal mio stesso entusiasmo poche delle quali hanno raggiunto lo scopo, davvero poche. Ho incontrato anche tante persone che purtroppo miravano al ruolo di insegnante per avere un posto fisso, un buono stipendio, orari decenti…tra questi alcuni hanno raggiunto lo scopo e vedo in questi degli insegnanti limitati in partenza, nel loro lavoro dubito riusciranno a trovare gioia e dubito ancor di più che possano riuscire a donare qualcosa ai propri studenti.
    Per me scuola vuol dire insegnare, educare ma anche conoscersi, scoprirsi e arricchirsi gli uni con gli altri.
    Come dici tu Ivan ammettendo i propri limiti di insegnanti e di studenti.
    Quando andavo a scuole ho incontrato anche io insegnanti cattivi e insegnanti non dico buoni ma umani e la differenza la trovavo proprio nella passione.
    Mi iscrissi alla facoltà di lettere moderne per seguire l’esempio di una mia insegnante di storia dell’arte. Non parlava molto con noi, forse non ci conosceva nemmeno avendo solo due ore di lezione alla settimana ma sapeva valutarci con serietà e soprattutto le brillavano gli occhi quando spiegava la sua materia.
    Dovrebbe essere così, ma purtroppo non tutti i potenziali e non potenziali insegnanti sono mossi dalla passione, dall’amore non solo verso quello che si studia ma soprattutto verso il genere umano, specie quella parte di esso che ancora deve formarsi, modellarsi, scegliere che tipo di individuo diventare.

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