Lettera aperta: gli studenti chiedono di studiare!
by Il Barista on Mag.09, 2007, under Prospettive & Politica
Questa lettera è stata pubblicata sul quotidiano la Voce di Rimini il 3 Maggio ‘07.
È una rabbiosa, ma saggia, denuncia portata dai ragazzi di una Quinta del Liceo Pedagogico di Rimini.
Vi invito a lasciare un commento per questi studenti. Saranno avvisati della pubblicazione.
Un ringraziamento speciale alla docente di scienze Antonia Belletti per l’interessante segnalazione e per aver saputo interpretare sì bene i sentimenti degli studenti procurandogli l’ascolto necessario.
L’istituto era già finito sui giornali per alcune marachelle di qualche studente eccessivamente burlone e per il crollo di un soffitto di un’aula durante le ore di lezione - un ferito lieve, tanto spavento e tanta indignazione perchè da tempo le famiglie protestavano per la fatiscenza dell’edificio scolastico..
A.
E’ sempre bello sentire parlare di se sui giornali, soprattutto quando si tratta di argomenti altamente positivi. Una volta sono i topi nei piani “nascosti” ( niente paura, sono quelli di Cenerentola, quelli che filano il vestito con le ragnatele della scala. ) e una volta sono le porte sigillate ad arte da qualche studente volenteroso che, oltre alla piena conoscenza dell’aoristo, dimostra di avere molteplici abilità artigianali ( un valido ed alternativo mestiere nel caso che, dopo l’università, si ritrovi come il 70% dei laureati. ). Una volta sono le risse all’uscita di scuola, l’eco finale dopo sei ore in cui ci si prende a sberle da soli per capire se “sognamo o siam desti” ( visto quel che i nostri occhi già provati da Telegiornali e Buona Domenica sono costretti a vedere ) e una volta è il soffitto che crolla. Il soffitto è stata la ciliegina su una torta imbastita di docenti incompetenti, bidelli nevrastenici e burocrazia inutile.
Se oggi siamo qui a scrivere questa lettera è perché siamo stanchi di leggere ciò che è ovvio ed è sotto gli occhi di tutti; d’altronde, se crolla un soffitto si fa un tantinello fatica non notarlo… ma noi studenti, noi che passiamo un quarto della nostra giornata lì dentro da anni, noi che in teoria avremmo dovuto ricevere un’istruzione e una formazione, noi sappiamo bene com’è “la sgorbia storia” ( come direbbe il Brizzi ). Pensate che sia tutto un problema di struttura, di edificio? Venite a passare una settimana da noi alla “Formazione” ( si fa per dire ). Volete sapere in che scuola mandate i vostri figli? Magari ve lo diranno a tavola, è un argomento da conversazione sempre fruttuoso per il quindicenne medio che deve accaparrarsi la simpatia del genitore per uscire il sabato sera dopo il 4 in matematica. O magari non vi dirà mai niente, perché in fondo fa comodo. Questa è la scuola del comodo. Ma non arrabbiatevi con i vostri figli. Loro sono tutt’altro che stupidi, capiscono in che razza di posto si trovano e ne approfittano com e farebbe chiunque altro. Chi non vorrebbe avere uno stipendio pieno senza fare una mazza tutto il giorno? E’ il sogno di tutti. Poi tanto ve lo diciamo noi ora in che scuola siamo:
Siamo in una scuola dove i docenti arrivano con mezzora di ritardo alle lezioni perché devono prendere il caffettino, e a volte non arrivano neppure, dove bidelli frustrati aggrediscono i docenti nel bel mezzo delle lezioni e davanti ai propri alunni, e dove se un docente chiede un’aula si sente rispondere “Va bene, ma dopo se la pulisce da solo”. Siamo in una scuola dove se chiediamo di rispiegare - causa incompetenza docente e non deficit intellettuale dello studente - ci viene risposto letteralmente “Cazzi Vostri”, accompagnato da una serie di bestemmie in climax ascendente, dove si insegna “musica” per modo di dire, ma che ha lasciato perdere la geografia. Non c’è paragone. Volete mettere la musica con la geografia? Noi se ci perdiamo siamo talmente avanti che invece di seguire la cartina seguiamo la musica ( e se arriviamo a tanto vuol dire che invece di seguirla, ce la siamo fumata la cartina. ). Religione. L’ora in cui l’inquisizione spagnola tuona puntando il dito contro i peccatori ed elogiando i santi. E ancora diritto.
Noi siamo la novella generazione, quella a cui non è stata insegnata la costituzione, ma la vita, la morte e miracoli di Silvio Berlusconi. Ovviamente il tutto con materiale didattico preparato: fotocopie sulla Gasparri, appunti sul processo SME. E, altrettanto ovviamente, le lezioni non erano pro-Silvio. Siamo in una scuola dove se i genitori vanno a parlare con un docente e trovano argomenti validi con cui contrastarlo, questo finge un malessere e si defila sotto gli occhi basiti dei genitori stessi, una scuola dove la simulazione di terza prova si fa con tre materie invece che quattro perché un insegnante non ha voglia di correggere quelle della propria materia. Siamo in una scuola imbottita di politica, di incompetenti e di fancazzisti. Siamo una scuola senza preside, senza dignità. Noi arriviamo la mattina in aula già stanchi, perchè sappiamo già che ci attendono 5 ore di nulla. Siamo stanchi di non fare niente. Vi rendete conto? Uno studente “stanco di non far niente”. Poi si lamentano che i nuovi giovani non hanno stimoli e voglia. Ma lasciate che vi dica una cosa: anche se siamo noi quelli che giocano a briscola nelle pause, che passano tempo in giardino a sgranchirsi dopo che per cinque ore sono stati stipati in una classe di cinque metri quadrati e senza aria, noi siamo anche quelli che chiedono corsi pomeridiani con altri docenti perché vogliono sinceramente capire cosa viene loro malamente spiegato, quelli che prendono le difese degli unici, veri docenti che sono rimasti li dentro. Quelli che se provano a insorgere quando vedono qualcosa di ingiusto si beccano il 2 in pagella senza alcuna interrogazione o compito. Quelli che stanno qui a scrivervi come stanno le cose perché sono stanchi di sentire parlare di “decadenza dell’essere” e delle sedi, quando la vera decadenza della scuola parte proprio dall’interno.
Il vero problema non è l’edificio, quello si ripara, al massimo si cambia col tempo. Ma la formazione, la cultura, è qualcosa che chi viene qui non conoscerà mai. E la lista potrebbe andare avanti all’infinito. Perciò, invece di lamentarvi di questa scuola come se si limitasse di marachelle, o problemi di sicurezza, cominciate a parlare di cosa viene insegnato ai vostri figli. Cominciate a chiedervi come fa un docente di lettere del liceo a definire uno tsunami “un grande temporale”, o ad attribuire un “m’illumino d’immenso” a Quasimodo piuttosto che a Ungaretti, o a dire che “svastica è il sinonimo di fascio”. Scusate, ma non ci sentiamo così imbecilli, ancora. Pensiamo di meritarci qualcosa di più.
[tags]scuola, insegnanti, studenti, pubblica istruzione [/tags]
Maggio 9th, 2007 on 21:12
A volte dalle sconfitte per 7-1 in Champions si impara qualche lezione.
Ci vediamo al ritorno. O almeno, speriamo… perché oggi Inter n.p.
Complimenti a voi.
Maggio 10th, 2007 on 00:41
Questa lettera è agghiacciante ma allo stesso tempo positivo. Meriterebbe d’essere pubblicata su tutti i muri della città, anzi su tutti i muri delle città.
Dovrebbe essere inviata al presidente della repubblica e letta in televisione.
Tutti dovrebbero conoscere questo scempio
Maggio 10th, 2007 on 08:42
Caro ministro…
Caro ministro Fioroni … Caro ministro Fiorni, le sono grata per la gentile lettera con la quale invita me, e tutti gli altri docenti che giornalmente si danno da fare per garantire il decente funzionamento della scuola italiana, a rendere visibili i
Maggio 10th, 2007 on 10:03
[...] Il dibattito sul mondo della scuola è fervente. Alle porte è la settimana della scuola, “La scuola siamo noi” gli studenti scrivono, gli insegnanti scrivono, il barista scrive. Riporto la mia risposta al post di Contaminazioni. [...]
Maggio 10th, 2007 on 11:53
Ho linkato la lettera dei ragazzi qui, dove mi sono anche sfogata un po’:
http://pink.macchianera.net/2007/05/la_scuola_del_decoupage.html
Grazie ragazzi, e coraggio da una professoressa che cerca ancora di fare lezione, quando gliela lasciano fare.
Maggio 10th, 2007 on 12:13
@Lizzy
Speriamo davvero che questa lettera circoli il più possibile. Credo sia straordinariamente efficace per non perdere di vista la centralità della conoscenza nella scuola.
@Gaia
Come ti dico nel tuo blog, grazie per l’intervento che hai scritto. Un tempo si diceva, per la strada sulle sedie di canna: parole sante.
[ot] @Giosp
eheh direi che ci siamo divertiti..
A.
Maggio 10th, 2007 on 13:05
“Siamo stanchi di fare niente”
Ragazzi, ho trovato in rete questa lettera di una classe quinta di un liceo pedagogico di Rimini. Leggetela, per favore, perchè mi pare molto interessante. Per quanto mi riguarda io sono completamente d’accordo con loro, su tutti i punti. E sopr
Maggio 10th, 2007 on 15:44
Ho letto la lettera seguendo il link di Gaia su Pink e mi permetto di lasciare il mio commento di ex studente liceale e quasi ex studente universitario. Al liceo ho avuto la fortuna di trovare alcuni insegnanti bravi ed un paio veramente eccezionali, di quelli che, per dire, ti spiegano Kierkegaard e tu li stai ad ascoltare senza fiatare per due ore di fila e poi li avvicini nell’intervallo perché non ti basta, ne vuoi sapere di più. Purtroppo mi sono capitati anche insegnanti scandalosi, del tipo che nel mezzo di una dimostrazione di un teorema toccava alzarsi e correggerlo perché l’avevano sbagliata totalmente. Capisco, dunque, cosa provano gli autori della lettera. Spesso capita anche che insegnanti invero molto preparati si adeguino per stanchezza al livello generale; mi è capitato di vederlo con il professore di storia dell’arte che, sempre considerato un fancazzista, in gita al Cenacolo Vinciano ha tenuto una lezione di quelle splendide, al livello che le guide si sono messe a prendere appunti (non sto scherzando!).
Dire che l’università è diversa sarebbe prenderli in giro, l’università è anche peggio, per molti versi. Però mi ha insegnato una cosa: non è esattamente vero quello che scrivono i ragazzi, non sempre è un problema di insegnanti, esistono, e non sono pochi, anche ragazzi maleducati a cui anche far lezione bene non serve (forse è un problema di genitori ma non voglio/posso approfondire). In questo caso l’università è ottima poiché, non esistendo l’obbligo di frequenza, chi non è interessato può starsene a casa e, se un po’ di studenti si mostrano interessati all’argomento, si possono stimolare i professori bravi ma scazzati a produrre lezioni di qualità.
Talvolta la cosa funziona, ed è bello, ve lo assicuro. E’ bellissimo vedere il professore entrare in aula il giorno dopo una lezione molto complessa e dire, senza che nessuno se ne fosse lamentato, “Mi sono reso conto che la lezione di ieri non è stata molto chiara. Preferirei provare a spiegarvela in un altro modo, vi va bene?”
Dunque vi consiglio di partire con un esame di coscienza tra tutti voi e di iniziare a parlarne con i professori, partendo da quelli che ritenete migliori, iniziate a mostrarvi interessati alle lezioni, anche se le ritenete malfatte e provate a costruire un dialogo con i professori migliori. Non dico che otterrete subito buoni risultati ma potreste riuscire ad innescare un circolo virtuoso e ottenere qualcosa. Non vi nascondo che è difficile, più difficile che scrivere una lettera, ma stiamo parlando del vostro futuro e della vostra istruzione.
Scusatemi se sono stato lungo e forse un po’ “paternalista”, non voleva essere una predica, solo il racconto della mia esperienza.
Ciao
Maggio 10th, 2007 on 15:56
Mi pare siano passati 100 anni da quando ho finito il liceo, poco più di 10 anni fa. Eppure credo, che un sistema scolastico che già zoppicava, negli ultimi anni sia stato definitivamente gambizzato. Mi trovo, oggi, quasi a rimpiangere gli esami di riparazione. Ecco, eliminarli è stato l’inizio del massacro. Quanto ai professori che insegnano, beh, è il caso di dire che incontrarne uno in gamba è una botta di fortuna. Anche se solo dopo anni, insegnamenti e follie dell’epoca sono state da me rivalutate. Ragazzi, in bocca al lupo.
Maggio 10th, 2007 on 16:10
@Alg
Condivido lo spirito del tuo post.
Rispetto all’università però vedo altre differenze significative (la fase della vita in cui la si frequenta, il ruolo del docente e la funzionalità degli esami) e altri problemi cui magari dovremmo destinare adeguata riflessione (dalla vergognosa interpretazione del ruolo del docente, alla corporativa attribuzione delle cattedere; dalla riforma dei miniesami alla triennale “megliodiniente”).
Comunque torno a dire: condivido lo spirito del tuo post. Ho un ricordo bellissimo dello studio universitario. Per me è stata la sorpresa di trovare in continuazione persone con cui discuetere dei libri che in cinque giorni divoravo. Non solo i docenti però. Anche i colleghi. Un dibattito continuo, nelle biblioteche e nei corridoi. Un’esperienza straordinaria: perchè le mie giornate erano destinate a capire.
@Gabriella
Sì il debito per i ragazzi stessi mi sembra solo una rottura di scatole come un’altra, almeno nel modo in cui purtroppo è adottato da molte strutture (per mio fratello è una promozione con un po’ di vergogna per esempio).
Su un forum un ragazzo scrive: a scuola voglio divertirmi, tanto quel che conta è l’università; non voglio far niente, se non mi diverto adesso..
Ecco anche questa è una voce.
A.
Maggio 10th, 2007 on 16:33
Beh, penso di parlare a nome di tutta la VAF(…) nel ringraziarvi per aver contribuito a far circolare la nostra lettera. Non è stato facile avere contro QUASI TUTTI i nostri docenti e ad un mese dall’esame… non è stato facile restare uniti dopo le minacce legali di alcuni, e non sarà facile neanche oggi, all’alba dell’ennesimo collegio docenti dove si deciderà “la nostra pena”. Siamo comunque orgogliosi di ciò che abbiamo fatto, e non c’è miglior ricompensa del vedere che fuori dal nostro istituto c’è ancora qualcuno di “sano” ( hihihihi!! ).
GRAZIE DI TUTTO!
( ONORE AL BARISTA )
Maggio 10th, 2007 on 17:06
Vi ho trovato qui:
http://pink.macchianera.net/2007/05/la_scuola_del_decoupage.html
…e ho lasciato su Pink anche il mio pensiero…coraggio, non mollate !!!
Maggio 10th, 2007 on 17:10
Ciao Viola!
Grazie a voi!! In gamba eh!!
A.
Maggio 10th, 2007 on 17:59
Concordo con la mia amica Viola.
è sicuramente grazie anche a voi che siamo giunti a tanto. Noi siamo quelli che hanno avuto “il coraggio” di esporsi a tanto, per cercare di vedere migliorare quella che è la nostra scuola….. speriamo davvero tanto che a qualcosina siamo serviti.
Saluto e grazie di tutto. Ivan
Maggio 10th, 2007 on 18:02
dai ragazzi non molliamo!
Maggio 10th, 2007 on 18:05
Alg, ti rispondo qui: hai ragione, a volte ci sono anche alcuni studenti (pochi però) con cui non serve a nulla la passione, la competenza, la profondità e l’ascolto. Proprio quest’anno (caso unico nella mia breve carriera), ho una classe con qualche alunno così. Ed è brutto, bruttissimo. Perchè a me non riesce essere diversa a e faccio come sempre, però, ti giuro, sono tante le volte che metterei loro le mani nel muso. Perchè mi sembra di parlare nel vuoto. Di buttare via il tempo in urlacci e polpettoni disciplinari. Rubare le ore a chi merita. Insomma, vabbe’. A parte tutto, un abbraccio a tutti i ragazzi di Rimini, con affetto davvero sincero.
Maggio 10th, 2007 on 20:20
ciao, grazie a tutti per i post di sostegno, sono molto importanti in momenti come questi dove addirittura c’ è chi vuole farci passare per degli sconsiderati “fuorilegge”, adesso c’ è da stringere i denti fino a giugno, nn è facile prepararsi ad un esame con docenti che ti minacciano!grazie ancora per il sostegno, colgo l’ occasione per chiedere di aiutarci a diffondere questa lettera ovunque sia opportuno nel web soprattutto.
Maggio 11th, 2007 on 00:30
Al Barista:
E’ verissimo che l’università è diversa. Io ho citato l’università perché è la realtà che più mi è vicina e di cui ho ricordi più freschi, ma non per questo la stessa cosa non è vera per il liceo. Anzi… L’importante è iniziare a dialogare con gli insegnanti, almeno quelli che sembrano più in grado di capire; un insegnante che sa fare il suo mestiere (almeno quelli che mi è capitato di conoscere finora) non sottovalutano gli alunni. L’errore dei ragazzi in questione, almeno a quanto mi è parso di capire, è l’aver mosso le loro istanze in consiglio di classe direttamente; ritengo che almeno un insegnante che poteva capirli lo avevano, ma nulla può contro tutto un consiglio di classe che non capisce. Se lo avessero individuato prima e cercato di instaurare con lui un buon rapporto avrebbero, forse ottenuto più risultati.
A Gaia:
Sono pochi gli alunni che cito, ma esistono! Ed esistono invece tanti ragazzi che si fanno influenzare facilmente dal comportamento di questi. E questo lo so benissimo, lo ho vissuto sulla mia pelle; al liceo la mia classe, fino al secondo anno, era considerata la bestia nera; al terzo anno è iniziata a cambiare e gli ultimi due anni era considerata il fiore all’occhiello del liceo. Come sono andate le cose è storia lunga e complessa ma fidati: sono pochi gli studenti pessimi così come sono pochi gli ottimi. La maggior parte tende a seguire i modelli positivi o negativi che si trovano in classe, ma questo è un altro discorso.
Ai Ragazzi del liceo di Rimini:
Pur conoscendo la situazione solo da quanto scrivete credo che, se non avete proprio sbagliato, non abbiate scelto, comunque, la strada migliore. Ciò non toglie che avete il mio pieno sostegno e la mia massima comprensione. Mi dispiace di aver saputo della lettera solo oggi, l’avessi saputo un paio di giorni fa l’avrei fatta inserire nella rivista universitaria cui collaboro poiché la reputo molto bella e interessante.
Ciao ed in bocca al lupo!
P.s: non è la scuola che vi valuta ma la vita, ed il vostro coraggio nell’affermare la vostra volontà di imparare merita sicuramente il massimo dei voti. Affrontate gli esami a testa alta e fieri delle vostre azioni.
(scusate l’eccesso di retorica)
Maggio 11th, 2007 on 03:43
Una lettera splendida, sentita in ogni battuta.
Credo che la stamperò per appenderla poi mestamente nella bacheca.
A.men
Maggio 11th, 2007 on 09:07
Allora un po’ di commenti a cui rispondere, chiedo scusa per la brevità.
@Ivan, beppe, cobra pensieroso.
Credo che il contenuto di questa lettera non possa che responsabilizzare ogni insegnante a fare del suo meglio. Ma anche voi adesso sarete chiamati a dimostrare che non state diventando solo grandi, ma anche grandi persone.
Continuate così.
@Gaia
Credo che la tua frustrazione sia comprensibile. Eppure sono anche convinto che una persona che parla della scuola con la tua passione saprà sempre trovare una soluzione. A volte non si riesce a trovare comunicazione con le persone: specialmente quando non c’è desiderio di costruire significati insieme. Molti ragazzi temono di non poter partecipare alla realizzazione di un senso, o che il loro contributo sia superfluo. O ancora di non aver bisogno di altri nella loro percezione delle cose. E’ difficile scardinare queste resistenze. Ma mi rendo conto che il mondo adulto ne trova - paradossalmente?- assoluta, ineludibile, vidimazione
nell’individualismo becero che predica e impone.
@Alg
Mi spiace tu parli di errore. Non amo che le discussioni si alimentino di simili giudizi. Ad ogni modo faccio mea culpa se non è chiaro dal post. Un’insegnante del collegio ha sostenuto questa lettera dei ragazzi, e a quante ne so non è l’unica nel collegio dei docenti. Qualcosa, forse più di qualcosa mi sembra che questa classe abbia fatto. Poi non perderei fiducia negli altri insegnanti. In prima istanza potranno esser risentiti. Ma in fondo questi studenti cosa chiedono? Studiare di più e meglio.
@Taro
Sì in bacheca qui in istituto ci starebbe bene. e’ circolata in ML ma non molti l’han letta. Ipertrofia digitale.
A.
Maggio 11th, 2007 on 10:48
Al Barista:
Scusami, non sono stato chiaro. Parlo di errore, è vero, ma di un errore veniale e sottolineo che è un mio parere. Lo preciso meglio, io, sulla base della mia esperienza lo reputo un errore e per giunta non grave, veniale. Avevo capito che almeno un insegnante era favorevole, per questo ho detto che IO (e sottolineo io), prima di scrivere una lettera pubblica con tutto ciò che comporta, avrei cercato di approfondire il rapporto con gli insegnanti che capivano la posizione ed avrei, poi, cercato lentamente di coinvolgere gli altri docenti.
Se poi ritieni stupido discutere a posteriori ciò che è stato fatto, beh, forse hai ragione. Ma io penso che guardarsi indietro, sentire il parere di altri, analizzare cosa si è fatto e cosa si poteva fare sia un’occasione di crescita se fatto nel modo giusto. Poi il mio è un parere basato su una conoscenza parziale e che sono disposto a modificare nel momento in cui avessi maggiori informazioni.
Leggendo alcuni dei commenti che credo di poter attribuire ai ragazzi mi sembra di capire che da parte dei docenti, ora, c’è ostilità; questo è quanto penso andasse evitato. Il compito attuale di questi ragazzi è far capire ai docenti “ostili” che la lettera non era un modo per addossare loro ogni colpa ma solo un grido di aiuto che potrei interpretare come: “Non siamo stupidi come ci dipingono, sforzatevi di darci buone lezioni e troverete la nostra attenzione”
Scusa il (non troppo) breve OT ma credo non ci fossimo capiti.
P.s: credo di aver dedicato a questa lettera più tempo di quanto potessi permettermi: ritenetelo il più grande attestato di stima che possa dare a questi ragazzi
Ciao
Maggio 11th, 2007 on 11:01
Ma ci mancherebbe ALG!!
Ti ringrazio invece per aver portato un punto di vista diverso sulla questione.
Ecco: io credo che quel che tu chiedi sia stato fatto.
Ma nel dubbio.. Capisco il tuo appunto.
Non mi piace parlare di errori ma sia chiaro: non credo non sia lecito farlo, quindi.. grazie ancora.
A.
Maggio 11th, 2007 on 12:18
Allora, io sono un ragazzo di quel liceo e in particolar modo di quella classe che ha scritto la lettera…..
Come si è detto, il nostro è stato un grido di aiuto……sicuramente il modo non è stato uno dei più carini, ma è anche vero che noi abbiamo cercato di avere un dialogo, ma questo non ci è stato fornito.
Ora vi riporto quello che una rappresentante di classe ha detto in comitato:
” E’ da metà ottobre che informiamo il coordinatore d’istituto riguardo a dei problemi con un professore; la sua risposta è stata di non preoccuparsi in quanto, alla fine dell’ anno, tutti sarebbero usciti con 8 ”
in quel momento mi sono davvero arrabbiato tant’è che mi sono alzato, mi sono rivolto alla dirigente e le ho detto con toni accesi : ” Ma questa è una scuola?!?!?!?! ”
Io da queste cose, sinceramente, rimango schifato! SCHIFATO! E, quindi, che abbiamo fatto bene o male, che abbiamo fatto star male dei prof o no, sinceramente, arrivati a questo punto, non mi importa! perchè questa era una cosa che andava fatta! e noi l’abbiamo fatto! e nn ce ne pentiamo!!
è anche vero, come dice ALG, che da queste cose si impara…..infatti, io ho “concluso” la seduta dicendo: ” Io credo che noi studenti, da tutto ciò, siamo riusciti a trarre qualcosa e a crescere. Dalle reazioni dei nostri docenti abbiamo capito che non ci può essere un dialogo e quindi, questa vicenda scolastica volge al termine. Noi usciamo da questa scuola con l’ amarezza di non aver avuto quello che davvero ci aspettavamo, ma, allo stesso tempo, usciamo con fierezza di aver espresso la nostra opinione e chissà che noi siamo quella piccola gocciolina che, insieme a tutte le altre, a poco a poco, va riempiendo il bicchiere “.
Grazie e scusate per questo intervento…….
Cmq posso dire che i proff. ne stanno prendendo atto, anche se con grande sforzo, e stanno cercando di cambiare, per migliorare la situazione che vige li dentro…….Noi lo speriamo con tt il cuore. D’altronde il nostro obiettivo era questo.
Grazie. Saluto. Ivan
Maggio 11th, 2007 on 18:17
Sono la prof di scienze di questi ragazzi; sono una delle due prof che li ha sostenuti apertamente, per due ragioni:
1 - perchè i ragazzi vanno sempre ascoltati, non vanno mai lasciati soli, anche quando sbagliano (anche se non è questo il caso)
2 - perchè questi sono ragazzi in gamba; ragazzi che hanno chiesto più di un corso pomeridiano per approfondire diverse discipline; ragazzi che hanno voglia di imparare, ragazzi che nelle loro richieste sono stati lasciati soli.
Il dialogo, con alcuni insegnanti c’è, ma non basta. Questi ragazzi non sono visti dall’istituzione scolastica.
Non è un solo docente a fare una buona scuola; per fare una buona scuola scuola ci vuole un progetto educativo condiviso, questo è ciò che manca nel nostro istituto. Siamo un branco di cani sciolti, chi più bravo, chi meno bravo, chi veramente mediocre. solo i ragazzi vedono la differenza tra i diversi docenti e si comportano di conseguenza.
Sapete da cosa misuro la qualità dei ragazzi? Da quante volte io rispondo “non lo so” alle loro domande e non perchè io non sia una docente preparata, ma perchè loro chiedono, sono curiosi, vogliono sapere al di là delle lezioni curricolari e mi costringono a studiare, ad approfondire, a portare in classe materiali. Sono vivi loro e fanno sentire viva anche me. Lavorare con loro è una crescita reciproca continua.
Peccato che gli altri colleghi siano ciechi.
Antonia Belletti
Maggio 11th, 2007 on 22:55
Grazie prof.! Noi tutti le siamo riconoscenti. Come sempre, quello che dice è giusto e toccante.
Maggio 12th, 2007 on 00:19
Allo studente e alla prof. una buonanotte grata dal Barista.
A.
Maggio 15th, 2007 on 19:48
[...] [Quinta del Liceo Pedagogico di Rimini, Lettera aperta: gli studenti chiedono di studiare!, La Voce di Rimini, 3 Maggio 2007] [...]
Maggio 15th, 2007 on 20:50
[...] La scuola siamo noi studenti, con la voglia di studiare [Quinta del Liceo Pedagogico di Rimini, Lettera aperta: gli studenti chiedono di studiare!, La Voce di Rimini, 3 Maggio 2007] [...]
Maggio 16th, 2007 on 21:23
Mi trovo anche io ad “operare” nella “scuola”, dopo aver prestato servizio per più di 20 anni all’estero. Insegno nella scuola primaria, e ho 2 figlie che frequentano le scuole superiori. La prof.ssa Belletti scrive :”Siamo un branco di cani sciolti, chi più bravo, chi meno bravo, chi veramente mediocre…” gli studenti scrivono : “…scuola dove i docenti arrivano con mezzora di ritardo…” e ancora “…per cinque ore sono stati stipati in una classe di cinque metri quadrati e senza aria…” Io sono particolarmente amareggiato, perchè anche io vivo questa scuola con un certo disagio, sento tanta falsità e doppia morale intorno a me che mi fa star male. Ai ragazzi che trascorrono molte ore nelle nostre scuole si dovrebbe dare la possibilità di “vivere bene” la scuola. Tutti noi ne avremmo un ritorno positivo. Stiamo rovinando il futuro dei nostri ragazzi. Siamo sempre pronti a sparare sui genitori come se i genitori fossero solo gli altri. Meno male che ogni tanto c’è qualcuno che trova il coraggio e la voglia di gridare tutto il proprio malcontento.
Salvatore
Maggio 16th, 2007 on 21:26
@Grazie Salvatore. La lettera di questi ragazzi sta continuando a circolare e questo sarà un gran bene per tutti. M imbarazza un po’ anche esser casuale contenitore di questa perla. Sicuramente inadeguato, io. Un caro saluto,
A.
Maggio 16th, 2007 on 21:58
Ringrazio Salvatore. Allora la nostra situazione scolastica non è poi così aliena…Beh, mi ero illuso….in un certo senso speravo fosse solo da noi. Sono contento che almeno alcuni professori ci sostengano, dopo che siamo stati accusati nelle più varie forme. La preside stessa ci ha detto che il nostro atto, portato all’estremo, sarebbe un crimine, paragonandoci a quello studente universitario che ha ucciso una serie di suoi colleghi studenti. Credo che solo le persone come te ( mi permetto di darle del tu ), che sono in grado di autocritica, che non sono ipocrite e che non si limitano all’ ” immagine della scuola “, possano capire la nostra amarezza a vedere alcune situazioni e quindi a capirci.
Grazie ancora a tutti. E grazie al Barista che ha permesso la messa in rete della lettera.
Saluto.
Maggio 16th, 2007 on 22:36
@Grande Ivan. Siete in giro per molti siti eh! Abbiamo link qui e là nella rete.. Miracolo di una bottiglia preziosa che naviga con fiducia. Ciao e alla prossima.
A.
Maggio 17th, 2007 on 19:05
Alcune mie considerazioni: Questo è stato il momento in cui ha preso voce la parola degli studenti. Essi vengono sempre rimproverati del fatto che odiano la scuola, che la vedono come nemica. In realtà gli studenti credono ancora in quella Istituzione che da qualche anno a questa parte gli ha abbandonati.
I professori, o per un motivo o per l’altro, sono sempre più demotivati nel loro lavoro. Si presentano “ tutte ” le mattine a scuola perché …? Perché quello è il loro lavoro e non più la loro passione.
In realtà uno deve essere docente perché sente in lui una forza vitale che lo spinge a svolgere tale professione. Il vero docente non vede la sua professione come professione, come lavoro, ma come filosofia, indicata con la sua più stretta accezione di: amore per la sapienza.
Io ho visto nel mio cammino docenti che hanno insegnato e insegnano tutt’ora perché nel farlo, loro si sentono realizzati, perché il mestiere che stanno facendo non lo svolgono come può farlo un operaio, il quale come unico fine ha quello di attendere impaziente la fine del mese per ricevere il suo stipendio, ma lo svolgono perché il loro obiettivo primario è “ creare ” persone che sappiano utilizzare la propria intelligenza, persone che coltiveranno al meglio il loro potenziale, persone che sappiano poi un giorno affrontare quella che è veramente la vita. L’obiettivo è vedere, a fine percorso scolastico, delle Persone. Persone dotate di civiltà, di educazione, di responsabilità, di rispetto verso le differenze e verso l’ambiente etc. .
Ho visto durante il mio curriculum scolastico docenti che quando citavano Dante, Seneca etc., i loro occhi incominciavano a brillare dall’emozione, dalla gioia del solo citarli. Questi docenti fanno così vivere anche noi questa grande gioia che loro provano. È bello, tutto ciò è davvero bello.
Allo stesso tempo questi stessi professori, alle volte, in classe, hanno pianto, ma non più per la gioia nel citare certi autori, ma per l’impotenza di fronte a delle oscenità che accadono nella scuola. Sì, perché questi professori che hanno pianto, amano la scuola, come molti di noi studenti.
Non pensiate che gli studenti diffidino della scuola.
Purtroppo, però, il rapporto che c’è tra studente e alunno non è uno dei più idilliaci, a parte alcune eccezioni. Infatti, il rapporto che si crea è di totale sfiducia di uno nell’altro. Il professore crede che quel determinato comportamento adottato dal ragazzo è messo in atto solo per nuocere al docente e così avviene il viceversa.
Molto spesso, però, il docente, che ormai ha completamente perso la figura di educatore, si sente al di sopra degli studenti, non mostrando e non ammettendo mai i propri errori. E questo è un male. In realtà il vero professore deve anche capire e ammettere i propri sbagli. Questa presa di coscienza permetterà la crescita non solo personale del docente, ma anche all’alunno.
La crescita deve avvenire insieme, nel senso che alle volte è l’alunno a dover mostrare gli errori commessi dai professori. Ma questa non è certo un’accusa o un rimprovero. È semplicemente una delle caratteristiche dell’uomo. L’essere umano, infatti, non smette mai di fare errori e quindi non smette mai di crescere sempre più.
Il rapporto che si deve instaurare tra studente e docente, quindi, è un rapporto di tipo familiare con l’aggiunta necessaria del dovuto rispetto. È chiaro d’altronde che esiste il Professore e lo Studente, due personalità distinte, ognuna con un proprio status, quindi con un proprio ruolo, ma che al contempo collaborino insieme per una crescita comune.
Scusate per questi lunghi ” discorsi ” .
Saluto. ivan
Maggio 17th, 2007 on 19:34
Come darti torto Ivan.. Se vuoi possiamo inserirla come un post.. Fammi sapere ok?
A.
Maggio 18th, 2007 on 09:46
[...] Traggo dai commenti alla lettera pubblicata qualche giorno fa questa riflessione di Ivan, studente eccellente della VaF del Liceo Pedagogico di Rimini. La scuola continua, anche in questi giorni di bizzarra commemorazione del suo ruolo, a soffrire un brutale smarrimento morale: e dallo spinello per cui tremendamente si muore si passa alla lezione di rollaggio realizzata da un insegnanteDell’Utri è condannato in silenzio Questa nuova lettera dalla scuola invece sembra dire con forza: c’è chi riesce a pretendere ancora qualcosa da questa sceneggiatura chiamata Italia. E allora ben venga prestargli ascolto. evidentemente assai confuso sui suoi doveri. La televisione azzanna ogni cosa e - mentre - i ragazzi interpretano indifferentemente i ruoli dei carnefici e delle vittime. Alcune mie considerazioni. Questo è stato il momento in cui ha preso voce la parola degli studenti. Essi vengono sempre rimproverati del fatto che odiano la scuola, che la vedono come nemica. In realtà gli studenti credono ancora in quella Istituzione che da qualche anno a questa parte gli ha abbandonati. I professori, o per un motivo o per l’altro, sono sempre più demotivati nel loro lavoro. Si presentano “ tutte ” le mattine a scuola perché …? Perché quello è il loro lavoro e non più la loro passione. In realtà uno deve essere docente perché sente una forza vitale che lo spinge a svolgere tale professione. Il vero docente non vede la sua professione come professione, come lavoro, ma come filosofia, indicata con la sua più stretta accezione di: amore per la sapienza. Io ho visto nel mio cammino docenti che hanno insegnato e insegnano tutt’ora perché nel farlo, loro si sentono realizzati, perché il mestiere che stanno facendo non lo svolgono come può farlo un operaio, il quale come unico fine ha quello di attendere impaziente la fine del mese per ricevere il suo stipendio, ma lo svolgono perché il loro obiettivo primario è “creare” persone che sappiano utilizzare la propria intelligenza, persone che coltiveranno al meglio il loro potenziale, persone che sappiano poi un giorno affrontare quella che è veramente la vita. L’obiettivo è vedere, a fine percorso scolastico, delle Persone. Persone dotate di civiltà, di educazione, di responsabilità, di rispetto verso le differenze e verso l’ambiente etc. . Ho visto durante il mio curriculum scolastico docenti che quando citavano Dante, Seneca etc., i loro occhi incominciavano a brillare dall’emozione, dalla gioia del solo citarli. Questi docenti fanno così vivere anche noi questa grande gioia che loro provano. È bello, tutto ciò è davvero bello. Allo stesso tempo questi stessi professori, alle volte, in classe, hanno pianto, ma non più per la gioia nel citare certi autori, ma per l’impotenza di fronte a delle oscenità che accadono nella scuola. Sì, perché questi professori che hanno pianto, amano la scuola, come molti di noi studenti. Non pensiate che gli studenti diffidino della scuola. Purtroppo, però, il rapporto che c’è tra studente e alunno non è uno dei più idilliaci, a parte alcune eccezioni. Infatti, il rapporto che si crea è di totale sfiducia di uno nell’altro. Il professore crede che quel determinato comportamento adottato dal ragazzo è messo in atto solo per nuocere al docente e così avviene il viceversa. Molto spesso, però, il docente, che ormai ha completamente perso la figura di educatore, si sente al di sopra degli studenti, non mostrando e non ammettendo mai i propri errori. E questo è un male. In realtà il vero professore deve anche capire e ammettere i propri sbagli. Questa presa di coscienza permetterà la crescita non solo personale del docente, ma anche all’alunno. La crescita deve avvenire insieme, nel senso che alle volte è l’alunno a dover mostrare gli errori commessi dai professori. Ma questa non è certo un’accusa o un rimprovero. È semplicemente una delle caratteristiche dell’uomo. L’essere umano, infatti, non smette mai di fare errori e quindi non smette mai di crescere sempre più. Il rapporto che si deve instaurare tra studente e docente, quindi, è un rapporto di tipo familiare con l’aggiunta necessaria del dovuto rispetto. È chiaro d’altronde che esiste il Professore e lo Studente, due personalità distinte, ognuna con un proprio status, quindi con un proprio ruolo, ma che al contempo collaborino insieme per una crescita comune. [...]
Maggio 21st, 2007 on 19:26
Riflessioni sulla situazione della Scuola pubblica italiana.
Ritengo che il rapporto insegnamento/apprendimento sia il vero problema della Scuola italiana e penso anche che la causa prima della preoccupante situazione della Scuola sia il fatto che nel tempo la professione di insegnante sia diventata un’attività che si ritiene di poter svolgere senza la necessaria preparazione di carattere metodologico-didattico: al contrario di tutti gli altri lavori dove l’aggiornamento costante è parte integrante della professione, gli insegnanti che ritengono di acquisire strumenti utili al loro lavoro in classe lo fanno volontariamente perchè evidentemente sono maggiormente consapevoli della loro responsabilità di formatori ed educatori.
A mio avviso è improbabile che persone laureate non conoscano gli argomenti oggetto di insegnamento: è possibile invece che non abbiano gli strumenti per fare in modo che le loro conoscenze siano acquisite dai loro allievi.
Da oltre trent’anni gli scienziati che fanno ricerca sull’apprendimento hanno dimostrato che la metodologia didattica trasmissiva-ricettiva, che è quella prevalentemente utilizzata, ha scarso successo nella formazione perchè le conoscenze si costruiscono autonomamente.
Se il presupposto è che le conoscenze non si possono trasmettere ma ognuno se le costruisce, il ruolo dell’insegnante dovrebbe diventare quello di un progettista di percorsi di apprendimento.
Personalmente utilizzo una metodologia didattica di tipo sociocostruttivista che ritengo dia migliori risultati in termini di apprendimento da parte degli allievi: in un contesto così delicato quale è quello allievo-insegnante non esistono ricette magiche ma è già utile spostare l’attenzione dal programma svolto alle conoscenze acquisite dagli allievi.
D’altra parte oltre al fattore cognitivo si deve tener conto di quello affettivo e cioè dei rapporti che si instaurano nella sfera emotiva fra insegnante ed allievi e se sorgono problemi scagli la prima pietra chi non ne è concausa: ad insegnanti nervosi si contrappongono allievi svogliati così come ad insegnanti dotati di una pazienta infinita corrispondono allievi motivati.
Concludo con una proposta: il personale docente dovrebbe seguire corsi di aggiornamento di carattere metodologico-didattico relativi alla disciplina insegnata, eventualmente anche con l’esonero dal servizio, seguiti da una valutazione sull’effettiva messa in atto delle conoscenze acquisite dai docenti e dei risultati ottenuti dai loro allievi.
Maggio 21st, 2007 on 20:41
Complimenti. concordo perfettamente…. credo che lei sia quello che ha centrato a pieno la questione.
Parole sagge le sue.
Mi interessava inoltre capire bene in cosa di specifico consistesse la didattica di tipo sociocostruttivista. Credo le invierò un e-mail…..
Saluto. ivan
Maggio 22nd, 2007 on 08:53
@Antonello Pesce
Ti ringrazio per l’interessante contributo. Se non pensi sia inopportuno posso riportare il commento in un post..Fammi sapere!
@Ivan
un link, se non erro è un importante pedagogista italiano:
http://209.85.135.104/search?q=cache:MBhgZDCUqroJ:www.scform.unifi.it/lte/doc/Costruttivimo%2520e%2520progettazione.doc+costruttivismo+calvani&hl=it&ct=clnk&cd=1&gl=it
Maggio 22nd, 2007 on 10:36
Un esempio di metodologia didattica sociocostruttivista utilizzata in classe e in rete raccontata da due miei allievi.
Alessio Silvia Classe 1b ITIS I.I.S G. VALLAURI Fossano
COME LAVORIAMO IN CLASSE
In classe il professore di chimica ci dà un problema che dobbiamo risolvere separati in 5-6 gruppi.
Ogni membro di ogni gruppo esprime la propria idea riguardo la soluzione del problema scrivendola sul proprio quaderno.
Quando ogni studente finisce di scrivere dice la sua proposta ai componenti scrivendo anche le idee degli altri.
Ogni gruppo decide una proposta che vada bene a tutti.
Alla fine il professore chiede la risposta scelta da ogni gruppo e per concludere si formerà una sola soluzione per il problema nata dal lavoro dei vari alunni.
Peirasso Daniele classe 1b ITI I.I.S. G. Vallauri Fossano
La nostra classe lavora a gruppi nelle ore di chimica su un problema cercando di trovare, consultandoci prima singolarmente poi tutti insieme,
Ogni gruppo ha come riferimento un rappresentante. Il prof mette sulla community della nostra classe un problema simile a quello svolto a scuola, poi noi confrontiamo le nostre varie opinioni e cerchiamo di trovare una soluzione comune. Trovata la soluzione, il rappresentante si collega a internet immettendo la password personale che serve ad accedere alla community, e nell’area della nostra classe, mette la risposta nel forum. Il prof controlla e scarica la nostra risposta che verrà poi discussa in classe nelle ore di chimica
Maggio 23rd, 2007 on 12:02
[...] A proposito della lettera degli studenti di Rimini ci scrive un docente. Intanto sappiamo che è stata pubblicata sul medesimo quotidiano La Voce una risposta del Collegio dei Docenti. Aspettiamo di reperirla per poterla pubblicare. Ritengo che il rapporto insegnamento/apprendimento sia il vero problema della Scuola italiana e penso anche che la causa prima della preoccupante situazione della Scuola sia il fatto che nel tempo la professione di insegnante sia diventata un’attività che si ritiene di poter svolgere senza la necessaria preparazione di carattere metodologico-didattico: al contrario di tutti gli altri lavori dove l’aggiornamento costante è parte integrante della professione, gli insegnanti che ritengono di acquisire strumenti utili al loro lavoro in classe lo fanno volontariamente perchè evidentemente sono maggiormente consapevoli della loro responsabilità di formatori ed educatori.A mio avviso è improbabile che persone laureate non conoscano gli argomenti oggetto di insegnamento: è possibile invece che non abbiano gli strumenti per fare in modo che le loro conoscenze siano acquisite dai loro allievi. [...]
Maggio 25th, 2007 on 10:36
[...] Una premessa alla pubblicazione della replica, già nei giorni scorsi sul quotidiano La Voce di Rimini. La risposta che segue è solo parte delle reazioni e conseguenze più o meno positive della precedente lettera scritta dagli studenti. Ora i ragazzi si avviano agli esami di maturità. Esprimiamo il nostro augurio di trarre il massimo risultato dagli studi che li hanno impegnati in questi anni e la viva convinzione che sapranno costruirsi un grande futuro. [...]
Giugno 20th, 2007 on 08:19
[...] Oggi iniziano gli esami e coinvolgeranno anche gli splendidi ragazzi del Liceo Pedagogico di Rimini, che hanno animato con il loro desiderio di raccontarsi e cambiare le cose alcune settiane di dibattito qui al bar e in altri blog. A loro un sincero in bocca al lupo. Spero davvero che lafine della scuola sia una tappa comunque positiva nella loro crescita e che il prosimo futuro li faccia sentire autori della loro vita. [...]
Giugno 21st, 2007 on 16:44
grazie crepi il lupo! gli esami tutto sommato stanno procedendo nella normalità, (apparte Dante, grazie Ministro) non dico altro per scaramanzia, a dopo l’ esame!
Gennaio 4th, 2008 on 05:55
[...] scuola siamo noi studenti, con la voglia di studiare [Quinta del Liceo Pedagogico di Rimini, Lettera aperta: gli studenti chiedono di studiare!, La Voce di Rimini, 3 Maggio [...]