Qualche libro per raccontarsi Takeshi Kitano: un documentario
mag 06

Non sento non sento non sento niente. Eppure mi baci mi lecchi mi mordi e spingi qualcosa in qualche modo io non sento niente. Sono liscia, non ho peli sulle braccia, non sulle gambe, non ho peli. Ti piace? Io vorrei dirti che anche così scuro e distratto, così pieno e contorto, tu sei Cavia e io ti aspettavo. Ti aspettavo in questa camera d’albergo, in ogni albergo un camera per qualche giorno. Lavoro sai? Non sono una bambina, guido macchine pesanti che ingoiano e sputano persone per la strada. Sono il collare di un grosso cane randagio, avresti voluto di più, Cavia? Le mie gambe lunghe, lunghissime. Le allontani e quelle ti abbracciano, sei magro. Non sento niente. Oltre a un dolce affetto nel petto, la serena coscienza di averti trovato. Sembri malato, a volte, dipende dalla luce, credo. Però hai forza in quelle braccia, lo so, non ripetermelo. Ora mi guardi la schiena, sono stata storpia, nei miei sogni o solo in qualche domenica da bambina. Giocavo alla gobba dei castello, io, la gobba al servizio del Dottor Frankestein. E ridevo in una scala a chiocciola lunga, lunghissima, e mi facevo l’eco da sola, per finta, spingendo gli occhi fuori dalle orbite. Che sono troppo stretti i miei occhi non trovi? Vivo giorni brevi, io, perchè ho bisogno di molta luce per convincermi che non è sera, o è già mattino. Troppo stretti i miei occhi, e neri i miei capelli, sembro forse una giapponese qualsiasi? No, Cavia, tu mi baci come una bella donna, una bella giapponese, forse. Baci la mia schiena. E mi tieni per i fianchi. Credo sia una bella forma, la nostra, in un’ombra. Continua Cavia e se vuoi sentirmi sospirare o godere, non hai che da chiederlo. Perchè non sento non sento non sento niente. Ma non vorrei saperti deluso, no mai, non ora, che ti ho trovato. Tu nelle mille storie di mio padre, sei pronto a piangere di commozione per l’amore che senti? Io non piango. Ma ti buco la testa. E aspetto di bagnarmi delle tue lacrime.

A.

Bookmark and Share

2 Responses to “18. Ti buco la testa”

  1. lonewolf Says:

    vibrante
    ma vibrante vero

    grandissimo!

  2. Il barista Says:

    @lone,
    sai, pensavo di non scrivere quella sera.
    Certe volte si parla di ispirazione.. Davvero se penso a quante volte invece avrei voluto fare altro e mi sono imposto di provarci per rispetto di un appuntamento.. Va be’. Grazie perchè continuare Western non è facile, non lo è mai.
    Un abbraccio,

    A.

Leave a Reply