Qualche libro per raccontarsi

Ascoltando la meravigliosa colonna sonora di Nana, rispondo all’invito gentile di Lizzy: indicare cinque libri importanti nella mia vita.
Quando un libro è importante? Come ogni ricordo, credo, sia il nostro presente a dargli valore. Barerò, ne dirò qualcuno in più ma in cinque momenti.

Importanti furono i Tre moschettieri di Dumas e L’isola misteriosa di Verne, Moby Dick di Melville e Novelle fatte a macchina di Rodari, e mi si perdoni se li accomuno. Era un bambino o forse quasi un ragazzo, che amava sentirsi solo e per questo evitava le mode e si rifugiva in centinaia di pagine divorate di giorno e di notte ascoltando Bach. Mi sentivo brutto e i romanzi mi spiagavano: che ogni azione, ogni scelta può essere epica.

Un ricordo deciso è poi quello di Senilità di Svevo, insieme all’Iliade. Due letture scolastiche meravigliose per il lento dispiegarsi del senso e dell’appartenenza: volumi da tramortire, da travestire, densità oleografiche e verità pesanti.

La letteratura di Kundera è il momento successivo: lessi quasi tutto del celebre autore de L’insostenibile leggerezza dell’essere: amavo quel suo sarcasmo grottesco nell’agitare l’ampolla della fabula in intrecci sperimentali. E quando entrava nel testo, asserendo: ora faccio un bilancio, ora dico la mia, ora sono scrittore e tu crederai che non sono un personaggio anch’io, tonto e ingenuo. Allora pensavo, vorrei avere la stessa discrezione di apparire, segnare, non esser mai stato. Come nel pirandelliano Uno Nessuno Centomila o nei Sei personaggi in cerca d’autore; o nella libertà dell’amore esistenzialista de l’Essere e il nulla di Sartre.

Poi Tsugumi della Yoshimoto: ero fuori, lontano da casa e mi spostai, leggendo di questa ragazzina, ancora più lontano. Un romanzo inquieto e solare, di principi e conclusioni, acerbo e disteso, maturo e contratto: la confusa sfumatura in cui s’adagiano i personaggi della scrittrice nipponica era la mia vita innamorata di allora.

Vado a concludere con gli autori che m’hanno accompagnato fino a pochi passi da qui, a nuovo amore e nuovi colori: il Murakami di Dance Dance Dance - che mi disse.. tira i fili, tira i fili ma poi danza! - e Tokio Blues Norwegian Wood - sì anche io sentivo le stesse cose di Watanabe, le stesse ansie, le stesse incertezze, la stessa stanchezza -; Alda Merini nelle sue liriche tremabonde e passionali; Garcia Lorca dall’immaginazione purpurea; Kawabata, ineguagliabile per delicato vigore nel suo Il Paese delle nevi.
Manca all’appello solo Phil K. Dick forse, ma di lui amo l’imperfezione e la geniale sciattezza, il corpo dubbioso e il futuro straziante. Ancora a venire.

p.s.
Ellychan.. ora tocca a te! E a: Nu, Manuel e Lonewolf - a voi l’impegno di coinvolgere gli altri vecchi amici, Taro, Massimo Lanzi e la redazione di RLC. Mi raccomando non fate come me!! Bastano anche solo 5 libri!! E proseguite la catena, può esser divertente.

A.

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  1. Anche a me piace Phil. K. Dick per gli stessi motivi, e mi piace tantissimo Joe R. Lansdale…hai mai letto qualcosa di suo? “La notte del Drive In” secondo me è un libro geniale, fantasioso e crudele allo stesso tempo.

  2. letture impegnate le tue. Molti dei libri da te citati, ho avuto modo di conoscerli proprio sui banchi di scuola nelle lezioni di epica :)

    • Elly
    • maggio 6th, 2007

    Vediamo un po’, ci provo anch’io… Beh, 5 sono davvero pochi, quindi ne taglio fuori tantissimi che hanno comunque significato molto per me.

    -”Il richiamo della foresta” di Jack London [tra i libri sui cani che adoravo da piccola è uno di quelli che mi sono rimasti più impressi; cito anche "Zanna Bianca" e "Lampo il cane viaggiatore", quest'ultimo non ricordo di chi, ma mi faceva fare certi pianti...]

    -”Le tigri di Mompracem” di Emilio Salgari [a 13-14-15 anni ne ho letti a caterve sui pirati, e mi ero anche mezza innamorata di Sandokan e Morgan; questo è il più cool della lista]

    -”Ubik” di Philip K. Dick [letto a 16-17 anni, fu allora che iniziai a dubitare di essere veramente me stessa, e mi venne anche il sospetto che il mio vecchio Genie Philips stesse cercando di uccidermi]

    -”Dal Big Bang ai buchi neri” di Stephen Hawking [letto a 20 anni; prima di allora ero una sempliciotta che vedeva nei fumetti e nel mascara il massimo delle sue aspirazioni intellettuali, dopo di allora sono rimasta la stessa persona ma con l'amaro in bocca]

    -”Norwegian Wood” di Haruki Murakami [letto a 22 anni, mi ha insegnato che non importa quanto bene tu voglia alle persone, finiranno comunque impiccate da qualche parte - quindi tanto vale che ti impicchi prima tu]

    PS nella transizione tra “Le tigri di Mompracem” e “Ubik” è nato anche il mio sense of houmor, meglio non sapere perché e percome.

    Giusto a titolo informativo, aggiungo in modo molto sparso alcuni dei titoli che ho tagliato dalla lista:

    Alcuni libri di Rudyard Kipling di cui ho rimosso il nome; moltissimi libri di Rodari, in particolare “C’era due volte il barone Lamberto”; “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain; “La freccia nera”, di cui non ricordo nulla se non che mi piacque da matti; tutta la serie dei libri horror per bambini di Cristopher Pike [quelli con Adam e Sally e i fantasmi di Horrorville]; altri non meglio precisati libri delle serie horror per bambini che uscivano dieci-dodici anni fa, tra cui due intitolati “Ricordati di me” e “L’altra Isabel” [romanzo responsabile della mia paura di guardarmi allo specchio quando sono sola in casa]; “Il signore dei vampiri”, che mi costò il sonno per mesi; “I tre moschettieri” di Dumas, costretta a leggere durante le vacanze estive e diventato uno dei miei romanzi preferiti, al punto che poi lessi “20 anni dopo” e “Il visconte di Bragelonne”; “Il conte di Montecristo”, che non ho mai finito di leggere ma che usai come corpo contundente da lanciare a mio padre durante una delle nostre storiche litigate estive in camper; “La casa degli spiriti” [sì, lo ammetto, pensavo fosse un horror e mi deluse]; “La mia Africa”; “Potere Assoluto”; “Dracula”; l’”Hagakure”; “Lolita”, letto in treno mentre andavo all’Heineken Jammin’ Festival 2002; “Lucertola” della Yoshimoto e poi “Tsugumi”, poi anche “Sonno Profondo”; “Dance Dance Dance” di Murakami.
    Mi fermo sennò finisco per citare ogni maledetto libro letto in vita mia. Il bello è che nel 2001 non ricordo di aver letto nulla… quell’anno per me c’era solo Dragonball, non so se si può mettere tra i libri!

    • nu
    • maggio 6th, 2007

    Faccio una piccola premessa…
    Ho scoperto tardi il gusto per la lettura ma ho recuperato un po’ del tempo perduto durante gli anni dell’università e dopo. Col tempo ho capito quale tipo di lettura amo. Non riesco ad approcciarmi ad un libro in modo razionale facendo una critica accurata dei suoi vari aspetti, un romanzo, un racconto o mi cattura completamente o mi lascia indifferente. Quello che nel mio caso fa la differenza è l’emozione. Non vorrei apparire banale ma ho scoperto in alcuni libri sensazioni e sentimenti espressi in modo tale da poterli percepire reali. Mi sono sentita coinvolta tanto da provare dispiacere al termine della lettura per il sol fatto di averla conclusa e di dover dire addio a protagonisti e storia.
    Per questo motivo i cinque libri che più porto con me nel cuore sono dei testi che hanno non dico condizionato ma segnato alcune tappe della mia vita.
    1. “Uno nessuno centomila” di Pirandello. Avevo 17 anni e sono stata quasi sorpresa nel rendermi conto che qualcuno aveva scritto molti anni fa , di sensazioni e pensieri che frullavano nella mia mente senza un ordine preciso. Non a caso anni dopo ho tatuato sul mio braccio una maschera.
    2. “Pietre colorate” di Stifter. L’ho letto durante il mio primo anno di università, quando credevo che le sorti del mondo dipendessero da me, e pensavo di poter cambiare il corso degli eventi grazie alla buona volontà. E’ una raccolta di novelle che non vuol essere espressione di chissà quali grandi emozioni, ma in cui l’attenzione alle piccole cose che fanno parte della nostra vita quotidiana ha aperto uno spiraglio nella mia testa su quanto sia importante avere una prospettiva più reale della nostra esistenza.
    3. “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” di Dick.
    Non è un genere che amo ma suscitò la mia curiosità e poi lo lego ad un caro ricordo, infatti ricordo bene di aver terminato il libro durante un viaggio di ritorno. Ero un po’ malinconica ed è stata l’unica volta che sono riuscita a leggere su di un treno.
    4. ” Dance dance dance” di Murakami.
    Questo rappresenta il genere di romanzo che amo. In modo particolare amo un autore in grado di dare importanza a ciò che non è visibile, all’energia che circola libera intorno a noi, alla forza vitale di ognuno o semplicemente all’immaginazione. Reale o non reale conta poco, c’è passione, sentimento a cui non posso resistere.
    5. “Gridare amore dal centro del mondo” di Katayama Kyoichi.
    Inutile spiegare il motivo per cui ho amato questo libro ma ci tengo a dire che mi ha tenuto compagnia e confortato in giorni tristi che spero col tempo di dimenticare e che mi auguro non si ripetano mai più.
    Mi dispiace non poter citare molti dei libri scritti da Pasolini o dalla Yoshimoto, testi che hanno davvero contribuito alla mia crescita di individuo e che mi hanno fatto tanta compagnia in molti giorni di solitudine. Purtroppo ce ne sono stati diversi ma non mi sono mai sentita davvero sola ho avuto la fortuna di conoscere compagni di viaggio meravigliosi…e ho potuto imparare ad amare il sapore dell’ immaginazione.

  3. dunque dunque vediamo…
    1. L’occhio più azzurro di Toni Morrison, brutale racconto su una bambina brutta.
    2. Invisible Monster di Chuck Palanhiunk. I belli si sparano in faccia per diventare brutti.
    3.Candido di Voltaire: disincantevole.
    4.It, di Stephen King o di chi per lui.
    5.Cent’anni di solitudine di Marquez: l’ho letto molte volte, ma ora sinceramente non mi ricordo perchè.

    • Il Barista
    • maggio 6th, 2007

    @pipkin e robin
    Benvenuti al bar!!

    @gli altri
    Grazie per aver condiviso i vostri libri..
    Murakami si conferma un virus..eheh.

    A.

  4. Ciao barista, grazie per avermi coninvolto, al più presto inserirò un post da me ;)
    Buona giornata, abbraccio!

    • Il Barista
    • maggio 7th, 2007

    @manuel

    Grande Manuel! Verrò a leggerti!!

    Buon inizio settimana..

    A.

    • g ab ru s
    • maggio 7th, 2007

    mmmm allora…

    dopo tante letture sul tuo blog finalmente lascio un segno

    iceberg slim: il pappa
    pasolini: ragazzi di vita
    un racconto qualsiasi di hemingway
    don de lillo: rumore bianco
    bret eston ellis: meno di zero

    le motivazioni sarebbero troppo lunghe…

    saluti anto a te e laura!

    ma lo sai che hai proprio un bel blog!!

    firmato: il tuo sfidante preferito di iss-pro

    …aspetto ancora la rivincita… :)

  5. @ Gigante Gabrus!! Ci manchiiii!!! Anzi ci mancate.. :-)

    A.

  6. missione compiuta…

    abbracci grandi

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