Archive for Aprile, 2007
Pumping Iron
by Elly on Apr.24, 2007, under Chiacchiere da Bar
di George Butler
Documentario sul bodybuilding
“Pumping Iron” è un documentario degli anni ‘70 sul culturismo, che segue la preparazione di alcuni celebri campioni durante l’allenamento e nel backstage di concorsi come Mister Universo e Mister Olympia. Questa pellicola è nota ai più grazie al suo protagonista: Arnold Schwarzenegger, al tempo appena ventottenne (ma già completamente pazzo).
Schwarzy, prima di sfondare grazie al “Terminator” di James Cameron, è stato per ben sei volte Mister Olympia (riconoscimento a livello mondiale per culturisti professionisti) e ha dedicato la sua esistenza a questo sport, imponendosi uno stile di vita e una forma mentis che gli permettessero, anche a costo di mille sacrifici, di giungere con eleganza agli obiettivi che si era prefissato. Suo eterno secondo fu invece Lou Ferrigno, qui poco più che ventenne, perseguitato dal fomentatissimo padre (sul genere: “Figliolo, tu devi vincere! Vuoi essere ripagato di tutti i nostri sforzi? Allora sali su quel palco e vinci!!”). Altri ex campioni del bodybuilding intervistati dal regista sono l’italo-americano Franco Columbu (doppiato con un improbabile accento sardo), Mike Katz, Serge Nubret e Ed Corney.
“Pumping Iron”, oltre che un pittoresco look anni ‘70, offre una panoramica interessante su ciò che era il culturismo, approfondendo al contempo uno sport così particolare e spesso visto di cattivo occhio. A purgarne l’immagine ci pensa Schwarzy, che stronca subito ogni possibile polemica: “Molti non capiscono questo sport; io, per esempio, non capisco chi sale su una macchina e cerca di fare un miglio in quattro secondi.”.
Infine, “Uomo d’acciaio” regala anche momenti cult e un frasario di perle (ovviamente tutte improvvisate da Arnold) da imparare a memoria e riutilizzare a piacimento.
La citazione:
“Ma quando si levò la camicia, io… non vidi un muscolo! Credevo fosse pazzo…”
No e in II
by Il Barista on Apr.22, 2007, under Arti & Digitali, Chiacchiere da Bar
Noein atto secondo.
Ho visto le puntate di No e in dalla 5 alla 10.
Non c’è che dire, un anime di assoluta qualità.
La realizzazione tecnica riesce a esser parte attiva, decisiva del complesso narrativo, prevaricando a tratti la stessa sceneggiatura, un po’ ridondante e farraginosa. Se la dinamica quantistica a fondamento del testo si manifesta in maniera alternativa all’orsacchiotto di Paul e Nina, al contrario la resa estatica, alternando momenti di intensità dirompenti di rosso e blu a un realismo paradossale fatto di fondali tridimensionali e personaggi appena tratteggiati, persegue un espressionismo di assoluta autorialità.
L’apparato acustico in questo senso è mirabile: studiate come sempre le linee melodiche di commento, ma ben dosati e pure vigorosi appaiono gli effetti sonori coinvolgenti, accesi, limpidi.
La vicenda si infittisce mentre in realtà si dichiara e questo eccesso di zelo nel ribadire questioni sempre più esplicitate sembra l’unica nota stonata in un prodotto linguistico di eccellenza (ricorda in questa originalità alcune idee messe in pratica in Beck Mongolian Chop Squad).
Bene, la visione prosegue, stiamo a vedere.
Aggiornamento
Grande episodio 11. Anche qui un pistolotto spiega e illustra il senso degli universi molteplici nella meccanica quantistica. Ma tutto viene proposto con grande intensità emotiva: alla contrapposizione scientifica proposta dalla ricercatrice, si contrappone il senso di ontinuità che vivono i protagonisti all’interno della loro esperienza astratta. Il senso del dovere e la scommessa che è ogni scelta che lo mette in discussione afferiscono all’ambito della morale adulta che si riscrive a partire dal primo distacco adolescenziale dal volere dei genitori. L’idea di fondo a questo punto è sul tavolo come solida base su cui imporre quesiti affascinanti ma non caotici. Lalibertà di determinarsi è la medesima dei quanti non osservabili. E le vite infinite sono il presagio di ogni presente/passato/futuro possibile. Il grido di No e in è quello di un oltranzoso monito a resistere alla tentazione e di sposare un qualsiasismo volitivo e un nichilismo paralizzante. Il sentimento in questo senso non è la risposta bensì il motore primo della crisi. Sentire, gioire o soffrire, sperare o cadere, sembra un quadro proposto in mille sale di luce diversa.
A.
La finta
by Il Barista on Apr.21, 2007, under Racconti da Bar
Che stanchezza.
Mi diceva, lasciando cadere la testa grigia sul guanto rosso.
Rosso a tagliare le dita, il guanto non rifinito, lasciava un ultimo filo
pendere e non cadere.
Che stanchezza.
Poi passava la mano tra i capelli, con forza, come se volesse spostarli
tutti e tutti insieme,
un’unica onda di cenere lanciata contro chissà quale isola.
Il filo, rosso, però rimaneva lì nonostante il gesto
strenuamente fisso al lato breve della sua mano destra.
Non gli rispondevo.
Non per cattiveria, sapevo cosa avrebbe potuto dirmi.
La sua stanchezza eterna, la stanchezza di un maratoneta cieco
un povero podista senza arrivo. Qualcosa di cui
non ho bisogno.
Non gli rispondevo,
nè lui aggiungeva qualcosa. Gli preparavo un caffè corretto,
corretto con Sanbuca, niente di eccezionale,
e poi proseguivo nel mettere ordine, lasciandolo al banco, solo.
Solo,
poi andava via.
Ogni volta prima di chiudere la porta però
mi veniva incontro
con furia, per spaventarmi.
Lo sapevo, fingendo un certo timore, sarebbe accaduto ancora.
Con una finta meravigliosa mi schivava all’ultimo.
E andava via.
Alzando al cielo il pugno
e un filo sottile.
Solo,
rimanevo al bar. Prima ancora che fosse mattino,
il suo tempo qui era già finito.
A.
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