Al bar dello sport 4.0

Archive for Aprile, 2007

Arcobaleno

by Elly on Apr.24, 2007, under Chiacchiere da Bar

Niji di Banana Yoshimoto

Ordinario

Eiko Minagami ha poco meno di trent’anni e lavora da quando ne aveva venti al ristorante di cucina polinesiana “Arcobaleno”. Cresciuta in campagna con la nonna, morta da tempo, e la madre, si ritrova a fare i conti con la scomparsa improvvisa di quest’ultima. Per dimenticare il dolore e i problemi sul lavoro, Eiko si regala un viaggio a Tahiti.

“Arcobaleno” è un romanzo piuttosto ordinario nella produzione di Banana Yoshimoto, e inoltre, col tempo, l’autrice sta perdendo la freschezza che aveva reso speciali i suoi lavori di dieci-quindici anni fa. Questo romanzo, nello specifico, è anche piuttosto moscio e non ha una trama vera e propria.

Forse l’aspetto in cui “Arcobaleno” raggiunge un po’ di intensità è il tentativo di raccontare l’elaborazione del lutto e l’emergere continuo dell’assenza di un defunto, a dispetto dell’istinto di andare avanti, nelle più insignificanti e piccole cose della vita. La Yoshimoto mostra la protagonista Eiko attraversare questo percorso in modo meno maldestro del solito.

Concludo con una nota a margine sull’edizione italiana (Universale Economica Feltrinelli): la copertina di questo libro è BRUTTA! Che Feltrinelli avesse cattivo gusto si sapeva, ma stavolta si sono superati. Per amor di pignoleria, poi, segnalo che, sul retro del volume, Banana Yoshimoto risulta essere nata nientepopodimeno che nell’anno Diciannovemilanovecentosessantaquattro.
…a’però!

La citazione:

“Il significato di quel regalo confezionato con un bellissimo fiocco non era certo qualcosa di materiale, bensì la volontà di rinchiudere con cura dei momenti felici all’interno di un oggetto. Una preghiera per continuare a credere che non ci sarebbe mai stata una fine.”

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Artificial Kid

by Elly on Apr.24, 2007, under Chiacchiere da Bar

di Bruce Sterling

Fico!

Bruce Sterling è un pezzo grosso della fantascienza e uno dei pilastri del movimento cyberpunk; è per questo che, dopo una decina di pagine, ho ricontrollato la copertina per assicurarmi che l’autore fosse proprio lui. Non perché “Artificial Kid” sia brutto, anzi; è solo che mi sono accorta di avere tra le mani, letteralmente, una sorta  di fumettone nippoamericano in veste di romanzo.

La trama è la seguente: Artificial Kid è un ragazzo esperto di arti marziali che combatte con il suo fido nunchaku (nei cui manici è nascosta un’arma da fuoco da usare in caso d’emergenza); sul pianeta Reverie, dove vive, guerrieri come lui sono eroi nazionali e i video delle loro imprese sono la merce preferita dai ricchi. Quando Kid sfida apertamente una losca confraternita, rea di aver torturato una sua cara amica, si ritrova coinvolto in una lunga avventura che metterà il destino di Reverie nelle sue mani.

…capito cosa intendo?

Aldilà della componente cyberpunk, radicata nella storia attraverso una serie di topoi tipici, “Artificial Kid” è un fumettone avvincente e spassoso, pieno di cazzatone e colpi di scena; il debito con determinati sottogeneri di matrice nipponica è evidente, così come la bravura di Sterling nell’incuriosire il lettore fino all’ultima pagina senza prendersi troppo sul serio. Fico!

La citazione:

“Visto che loro hanno privato i giovani di ogni possibilità di lasciare una traccia nel mondo,  noi abbiamo trovato strade alternative.”

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A scanner darkly

by Elly on Apr.24, 2007, under Chiacchiere da Bar

di Richard Linklater

Per lo meno ci hanno provato

“Un oscuro scrutare” è uno dei romanzi più complessi e importanti di Philip K. Dick, nel quale l’autore proiettò l’incubo delle droghe e la sua personale ossessione per forme di controllo “dall’alto” ineludibili e onnipervasive. Trasporre su pellicola un’opera come questa non poteva che essere un’impresa estremamente difficile. Linklater non ci è riuscito del tutto, ma sarebbe ingiusto non riconoscergli il merito di averci provato con buona volontà. E questa pellicola resta, tra quelle ispirate a Dick, forse la migliore [escludo dalla lista "Blade Runner" perché di Dick aveva poco e niente].

Per realizzare “A scanner darkly” è stata utilizzata una particolare tecnica che trasforma le immagini filmate in cartone animato; ciò che vediamo è la reale interpretazione degli attori, mentre il rotoscope (questo il nome della tecnica) avvicina abbastanza lo spettatore all’atmosfera di sfacelo cognitivo dipinta da Dick.

La storia è ambientata in un futuro nel quale la società è afflitta dalla piaga della droga, in particolare la terribile Sostanza M; gli agenti della Narcotici si infiltrano tra i tossicodipendenti per incastrarne i fornitori, e tra colleghi proteggono la propria identità indossando delle particolari “tute disindividuanti”. Bob Arctor (Keanu Reeves) è uno di quegli agenti.

Nel riprodurre il libro, nonostante una certa fedeltà alla trama, Linklater si è lasciato un po’ limitare dalla necessità di “stringere”, facendo così risultare affrettati e spesso troppo semplificati alcuni passaggi che avrebbero necessitato un maggiore approfondimento (SPOILER/ su tutti, la progressiva dissociazione mentale di Arctor/Fred, che nel film è praticamente solo accennata /FINE SPOILER); se un paio di tocchi personali qua e là (come la battuta su DiCaprio che fa la fine di Elvis) sono ben accetti, è invece imperdonabile l’inversione della voce narrante negli ultimi minuti, che rivela il gran finale bruciando sul tempo la sorpresa allo spettatore.

A parte queste defaillances, credo comunque che il limite principale di “A scanner darkly” sia un altro. Linklater fa riferimento a un mondo che Dick profetizzava, ma che poi si è, a modo suo, realmente concretizzato; con il SENNO DI POI, quando andiamo a tradurre in immagine un’opera come questa, ci viene naturale rifarci a un immaginario collettivo sulle droghe e sui tossici che però non è lo stesso di Dick, vissuto in anni ben diversi dai nostri.
Nello scontro tra il futuro immaginato di Dick e il nostro reale presente/passato si crea un paradosso che rende quasi impossibile trasporre in modo genuino l’universo di questo autore, a meno che non si prescinda da quanto è accaduto tra la fine degli anni ‘70 e oggi. Il problema di Dick, in effetti, è che CI E’ ANDATO TROPPO VICINO.

A differenza di tutti gli altri, in ogni caso, Linklater ci ha quantomeno provato: magari sarà buona la prossima.

La citazione:

“Ci siamo troppo dentro per essere obiettivi!”

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