Archive for Marzo, 2007
56k
by Il Barista on Mar.22, 2007, under Chiacchiere da Bar, Prospettive & Politica
Navigare in 56k sul web: un po’ come uscire con le DeFonseca, quelle di pezza azzurrine.
Sono a Monopoli in questi giorni ed è il primo momento che rubo alla rete.
Cielo bigio su, cozze e ricci giù da queste parti e il che non è poi così male.
Laura è partita per l’Abruzzo ieri, io ne ho ancora fino a domani notte.
Basta che la camera si svuoti e mi coglie in fragrante dal desiderio di cedere all’infelicità.
O solo alla stanchezza.
Tante cose da fare, da decidere, da cambiare; e intanto continuano le baruffe ai piani alti, sinistra di vecchi merletti e sindacato in guepiere, senza contare che da qualche parte si muore perchè l’acqua è avvelenata e non è un semplice attentato. Poi va be’ le guerre e tutto il resto, cazzo, quando andremo via da sto pianeta lasceremo un film horror proprio nel mezzo delle stragi più barocche. E si sa che i film horror sono intrisi di petulanti moralismi; che Iddio ci abbia in gloria, allora.
Ho letto ieri gli ultimi albi de La clessidra - Ricordi d’amore, e non posso che gridare al capolavoro.
La narratrice è capace di spostare in maniera assai straniante il punto di vista del manga adolescenziale, rendendo protagonista una ragazza che, piagata da depressioni e deficenze affettive, normalmente sarebbe il pianeta buio cui tende qualche ragazzino gioioso redentore. Il percorso di questo straordinario manga non indulge a risoluzioni affrettate e propone un percorso di formazione accidentato e complesso. La voglia di rinunciare alla vita, così paradossale nella sua stessa formulazione annichilente, si compone dei feroci tratti vuoti del tempo che passa, sempre incerto e scomposto, cadenzato dal ritmo di stagioni petrolio. Niente è banale, neppure la confidata profonda stanchezza deve essere tralasciata in chi amiamo. E un sussurro d’amore salva, salva ma non sempre.
Probabilmente tornerò al bar sabato, un abbraccio a tutti coloro che passeranno di qui.
A.
13. Cavia d’albergo
by Il Barista on Mar.18, 2007, under Chiacchiere da Bar
Cavia prese una camera in un albergo dall’aspetto assai pulito, non sopportava i colori di quel posto, un ingresso angolare dorato e marrone, che accostamento del cazzo. Prese la camera 305, gli ricordava una data di nascita, una data di nascita qualsiasi.
Ciondolò con un sorriso sornione davanti alla cameriera a forma di pera e lei gradevolmente rispose, mostrando fin troppo chiaramente di apprezzare; peccato, begli occhi, pensò Cavia guardandola segata in due dalle porte dell’ascensore.
Si grattò la testa scrollò dalla giacca un pulviscolo chiaro: una doccia, ti ci vuole una doccia, pensò Cavia trovando approvazione nei due vecchi schiacciati alle sue spalle. Non li aveva visti, avrebbe evitato loro quello spettacolo; per riparare fece un cenno col dito al cerotto che l’uomo anziano aveva sul mento, e lo fece come un figlio sa fare. Poi non indugiò e lo accarezzò con compassione sulla guancia fino al terzo piano.
La stanza profumava di fiori aspri, la moquette era blu e i mobili gialli. Va bene, è una stanza d’albergo qualsiasi, quello che cercava. Si spogliò nudo e si lasciò cadere sulle lenzuola per sentirle fresche. Erano lenzuola perfette, quelle sì perfette: chiare, d’un bianco generoso, e morbide come lenzuola già in uso da tempo ma appena ritirate dal sole. Il pene era timidamente scomparso, se ne rese conto appena disteso sulla schiena. Cavia lo tirò su ma non c’era verso di vederlo, così. Decise di lasciar perdere, meglio farsi una doccia. Fu dinanzi allo specchio: Cavia si accorse che il suo corpo magro, nervoso, ospitava un ventre flaccido, gonfio, molle. Da quando era così, da quando era diventato un brutto orologio da polso. Cavia non si rispose. Fece scorrere l’acqua calda ed evitò di toccarlo.
Piccioni e viaggiatori
by Il Barista on Mar.18, 2007, under Chiacchiere da Bar
Venerdì pranzo a Napoli, cena a Firenze. Sabato pranzo a Bari.
Una settimana fa era la Sicilia. Tra una settimana ancora a Firenze, poi in Basilicata e Calabria.
In tutto questo mi sto un po’ perdendo.
Sono a casa dei miei adesso, dove ho passato più di due terzi dei miei trentanni. Quando torno qui mi sento spezzato. La sensazione di essere di passaggio è più intensa che in ogni altrove, il tempo scorre ozioso o frenetico, non saprei davvero scegliere la definizione meno bugiarda.
Ma forse questo peregrinare senza requie in fin dei conti mi ha solo un po’ svuotato: molto esposto mi chiedo quanto scelgo di quel che mostro; perchè non disfaccio la valigia mai, perchè, forse perchè mi fa piacere non perdere nulla lungo la strada.
Va bene, solite parole inutili per una fotoblog qualsiasi: che a parlare di noi siam sempre pronti, narcisi e bocchedoro.
In sostanza scrivere qui ascoltando della musica è una delle cose che più mi manca.
Ma c’è anche la tristezza di sapere che andando via domani chiuderò l’ennesima parentesi nella vita dei miei fratelli lontani.
Come una mollica in piazza, aspetto il prossimo viaggio. E non sarà il vento a portarmi via.
Fa’ piano ti prego, ma masticami bene.
A.
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