Mela e zenzero
by Il Barista on Mar.31, 2007, under Chiacchiere da Bar, Prospettive & Politica
A casa, ritorno.
E sorseggiando mela e zenzero stamani scrivo qualche appunto.
Ti ho dovuto trascurare caro baretto, ma oramai siamo agli sgoccioli: la settimana prossima tre giorni fuori ancora e poi ricostruirò la routine di cui sei dorata parte.
Spesso in questi giorni penso: ecco, di questo vorrei scrivere nel blog, vorrei aggiungere questo capitolo al romanzo, vorrei segnalare questa mia prospettiva sulle cose del mondo. E condividerla.
Invece non c’è modo di collegarmi e qualcosa si è perso in queste settimane: ma ho fiducia che la riflessione sia poi una fase utile a riconoscere meglio i propri pensieri.
Strano questo marzo invisibile: ricoperto da neve e da visi bambini, non prende posizione e si lascia passare.
Ho letto Paradise Kiss e Non sono un angelo di Ai Yazawa in questi giorni d’albergo e non posso che ringraziare l’autrice di quanto dedica, nel tratto, nelle sceneggiature, nella costruzione di un immaginario completo, all’amore e al desiderio di realizzazione. Sogni da adolescenti, inquietudini adulte, sono le due faccie di una stessa medaglia: quella del divenire e del tendere, dell’orientarsi e del decidere, amore e desiderio di realizzarsi, trovare il proprio posto, dire una parola che sia ascoltata. Bevo.
In questo periodo ho allargato il cerchio della bellezza: nuove persone intorno di cui so qualcosa; compagni di lavoro e di viaggio piacevoli, interessanti promesse di un tempo possibilmente migliore (grazie di tutto!). Sono fortunato, senza dubbio: il male mi scorre accanto, so scansarlo; il bene mi si schiaccia sugli occhi come quando da piccino ci giochi per vedere le forme più assurde della luce.
Vivo con una moglie meravigliosa, lavoro in un ufficio dove ho degli amici, e continuo a incontrare persone capaci e vogliose di non risparmiarsi perchè ogni cosa sia fatta bene. Allora le bruttezze che abbiamo intorno sono l’eredità di un tempo che più non siamo?
No.
(Figli puniti per le nostre colpe, cioè per le colpe dei padri.
Ma anche.
Infelici sono i figli che non si liberano dalle colpe dei padri. Non c’è segno più decisivo e imperdonabile di colpevolezza che l’infelicità.
A.
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Marzo 31st, 2007 on 20:45
A questo punto spero tanto che tu e Laura diate vita a qualcuno che vi somiglia. perchè a questo mondo abbiamo tanto bisogno di persone come voi.
un abbraccio