Al bar dello sport 4.0

Survivor

by Elly on Feb.20, 2007, under Chiacchiere da Bar

di Chuck Palahniuk

Fight Club tra i mormoni

Tender Branson sequestra un aereo e, mentre il mezzo precipita, affida al nastro della scatola nera le proprie memorie. Racconta così la propria infanzia in una comunità di Creedish, fanatici religiosi, e del proprio disperato tentativo di integrarsi nel mondo reale…

“Survivor” è il primo romanzo di Palahniuk che leggo; forse mi ero creata troppe aspettative, ma non mi è sembrato chissà che meraviglia.

Mi spiego meglio. C’è personalità e stile in questo scrittore. Ma ce ne è per trenta- quaranta pagine, mentre “Survivor” è lungo duecentonovanta. Accade quindi che, alternati a momenti guizzanti, ce ne siano altri ripetitivi e non così originali. In particolare, è la prima parte del libro a essere la più interessante; poi si perde un po’ per strada e  finisce per essere più banale di quanto non vorrebbe sembrare. La parte finale, poi, sa un po’ di cazzata e personalmente non mi è andata troppo giù.

(SPOILER) La giustificazione che Palahniuk dà al fatto che Tender Branson si trovi a bordo di un aereo in fiamme non sta in piedi neanche con le grucce. L’autore apre il libro con il protagonista su quel benedetto aereo, il che lascia supporre che la cosa abbia un certo senso all’interno della storia. Sul finale, invece, ci arriva in tre righe nell’ultima pagina. Tender si alza e dirotta un aeroplano come se fosse la cosa più naturale del mondo. Poteva incidere le sue memorie, che so, OVUNQUE, e invece è andato a scegliere una scatola nera. La giustificazione “così dovranno ascoltarlo per forza” non regge, suvvia, siamo realisti. (FINE SPOILER)

Nel complesso non è un cattivo libro, ma onestamente mi aspettavo di più da uno che viene annoverato tra gli scrittori americani contemporanei più geniali e significativi. Concluderei così: c’è di peggio, c’è di meglio.

La citazione:

“Questo è il mio pesciolino numero seicentoquarantuno in una vita costellata di pesciolini rossi. I miei genitori mi comprarono il primo per insegnarmi cosa significasse amare e prendersi cura di una creatura vivente del Signore. Seicentoquaranta pesci dopo, l’unica cosa che ho imparato è che tutto quello che ami morirà.”

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