24 La tigre e la neve
gen 02

Invasion of the Body Snatchers di Jack Finney

Dov’è finita la fantascienza come questa?

Nel paesino di Mill Valley la vita scorre tranquilla. Un giorno, però, il giovane medico Miles riceve una vecchia amica con un problema inusuale: sua cugina è infatti convinta che lo zio sia stato sostituito da un impostore. Quando lo scrittore Jack Belicec rinviene un corpo umano “fac-simile” di se stesso in cantina e lo mostra a Miles, il dottore inizia a credere che sia tutto vero…

Che fine ha fatto la fantascienza come questa? A leggere il romanzo di Finney viene da pensare che gli anni Cinquanta e Sessanta sono stati davvero l’epoca d’oro di questo genere. Pubblicato nel 1954, “Invasion of the body snatchers” è un esempio perfetto di quella sci-fi già evoluta eppure ancora irresistibilmente ingenua, capace di creare allegorie del proprio mondo senza neppure rendersene conto.

Senza rinchiudersi nella consueta barbosità del linguaggio scientifico, Finney ha raccontato un’invasione aliena che da un lato rispecchia le paure dell’epoca in cui è vissuto, e dall’altro inventa un’inedita colonizzazione che non ha tanto a che fare con la guerra quanto con i sentimenti stessi delle persone. Tutto ciò è affrontato dalla voce narrante con un candore e una semplicità che oggi ci sognamo – come dialoghi del tipo: “Ok, siete alieni supercazzuti e ci offrite i vostri ultracorpi superiori, ma in voi non ci sono emozioni, non c’è passione per la vita!”

Anche il titolo, poi, è impagabile. Chi, oggi, avrebbe il candore di inserire una cosa come BODY SNATCHERS in copertina? Due parole che, unite a INVASION, sono immediatamente tradotte dalla mente in uno specifico campionario di immagini (una copertina con il titolo scritto in grande e pieno di punti esclamativi, il disegno di un uomo e una donna che scappano e baccelli alieni che prendono forma alle loro spalle); un titolo così ingenuamente evocativo da mandare in brodo di giuggiole qualunque appassionato.

A proposito del titolo, vedo che l’usanza di tradurre a cazzo di cane quelli delle opere straniere, in Italia, è in voga fin dai lontani anni ‘50; cosa si era pippato l’imbecille che è riuscito a tirare fuori la parola “ultracorpi”? Da dove se l’è cagata? Perché nel romanzo di Finney io non ho visto alcun ultracorpo, correggetemi se sbaglio.

La citazione:

“Vi assicuro che è molto triste veder morire la propria città. Forse anche peggio della morte di un amico, perché non ci si può consolare con altri amici.”

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