Archive for Dicembre, 2006
Apocalipse now
by Il Barista on Dic.20, 2006, under Chiacchiere da Bar
non c’era niente neanche in tv
all’improvviso tutto è cambiato
del suo sapore mi sono innamorato.
Pa pa pa parmigiano
Re re re rereggiano ohoh.
Io sono sola malinconia
avrei bisogno di compagnia
voglio un compagno per il futuro
che sia fragrante questo di sicuro.
Pa pa pa parmigiano
Re re re rereggiano ohoh.
Inaspettato vien giù dal cielo
in questa storia è questo il bello
ho conosciuto uno geniale
ed è davvero molto originale.
Pa pa pa parmigiano
Re re re rereggiano ohoh.
Dunque.
In tutta evidenza senza leggere con attenzione il testo
qualcosa si perde.
Ad ogni modo.
Primo spot.
Direi quasi sobrio. Breve, meno di trenta secondi a introdurre il tema.
Il portatore della denuncia è fondamentalmente un Pomodoro. È lui che rompe il silenzio e alza per primo la voce. Il buon ragioniere imbolsito e vestito di rosso ondeggia tra destra e sinistra senza trovare pace; al suo seguito altri due normodotati e un nano che si posiziona sull’estrema sinistra. Poco da dire. Evidentemente frustrato l’uomo ingrigito da anni di partita doppia, ma potrebbe anche essere altro dio mio, ricorre all’eterna panacea. LA MANO.
È subito dopo la comparsa della MANO, e il suo agitarsi ritmico ben cadenzato, che il pomodoro scopre di non esser solo. Che sia l’alba di una nuova Ginestra onanistica? (cit. E quell’orror che primo/Contra l’empia natura/Strinse i mortali in social catena…).
Secondo spot
Sviluppo. Il pomodoro, evidentemente allungato in resa peperonica, compare con le mani incrociate sul petto. L’atmosfera è tesa: la cipolla a disagio, la pasta e i bicchieri si scostano intonando senza convinzione. Qualcosa non va. tutti si guardano con diffidenza e l’inquietudine è ben chiara anche nella cipolla femmina che inizia in ritardo ad agitare le mani. Un ciuffo di prezzemolo imbarazzato dà le spalle, mentre i pomodori non eretti lo dileggiano. Niente.
Sì sembra davvero che qualcosa non vada. E dal cielo improvvisa la spada della punizione.
Sfiora, incide, taglia. Dopo la mano il castigo e la colpa. Dalla forma del parmigiano escono due uomini che ancestralmente richiamano Raffaella Carrà alla memoria, sarà lei il Virgiglio di questa espiazione. Te l’aveva detto la mamma, caro il mio peperone. Diventerai cieco. Quanto meno.
Terzo spot
Il colpo di scena. Dinanzi al cospetto del giudizio i pomodori emarginano il pomodoro onanista.
Dall’ombra si svela la vera identità maligna del peperone: tutto inizia ad avere un senso. Mefistofelico intona da solista e trafigge con voce rauca il suo “all’improvviso tutto è cambiato”.
Luciferino mostra emaciati e contratti gli altri ortaggi: indimenticabile il primo piano della melanzana, citazione evidente di un De Sica d’annata. Il prezzemolo ammicca, le cipolle lasciano intendere. Poi la rivelazione. La melanzana si fa cogliere tra due pomodori. E la cipolla femmina intona con sapienza omerica: Io sono sola, malinconia, ho bisogno di compagnia. Tutti partecipano al rito. C’è nuovamente fremito e coinvolgimento. Le altre melanzane si posizionano faccia al muro, i funghi estremi mimano di schiaffeggiare, i melanzani oramai incontenibili non lasciano spazio all’immaginazione. Torna la MANO. Torna la spada del peccato. Gli uni contro gli altri come mai fino ad ora si schierano gli ortaggi. Torna una euforica Raffaella Carrà. È l’apocalisse.
Epilogo.
Il nostro pomodoro, colui che schiuse il vaso di Pandora, intona tristemente sotto la neve illuminato da un teatrale occhio di bue. La sceneggiatura a questo punto non ha più la prudenza degli inizi e arriva al punto. Quello che in gioco non è il formaggio ma la sua analogia col bambino di betlemme. Terribile. Non sembrava possibile arrivare a tanto neanche nei più truci adattamenti clandestini.Eppure il testo sapidamente recita: inaspettato vien giù dal cielo. E poco dopo la MANO chiarisce ulteriormente, non è neve no, non è neve quella che si posa sui dannati della cucina peninsulare. Sembrano stravolti, drogati, trasfigurati. Le composizioni di rosso bianco e verde non si contano e la bandiera italica sventola presuntuosa e arrogante la sua irriverente natura al cospetto del cielo.
Parmigiano Reggiano: quando c’è si nota.
Con buona grazie e dei ricchi e dei poveri.
A.
A Natale si può dare di più
by Il Barista on Dic.19, 2006, under Chiacchiere da Bar
Prima scena.
In famiglia: vecchia nonna diabetica si augura un futuro ignobile per il futuro ragazzo dello zoo di berlino. Gli taglia mezzo chilo di fetta di pandoro (su vassoio in argento) e gliela passa mentre la madre prova a fargli indossare il suo stronzo giubottino azzurro e la sciarpa da futuro reggaefregammècheciòlaziendadifamiglia. Niente è casuale: servito e riverito l’unico maschio di casa(l’omm è omm dopotutto).
Bello in questo senso il particolare della madre senza volto a favore, sicuramente, della suocera, categoria notoriamente ossessionata dal cibo: Devi mangiare, mangia, mastica e ingoia a nonna. Mangia, spalanca la bocca, mangia ancora, mangia stronzetto. Mio figlio alla sua età era già un vitello, non come il nipote che mi hai fatto, battona.
Seconda scena.
Corsa forsennata nella neve che invece di cadere si solleva da terra: meraviglioso.
Un mondo capovolto. Una sfera di neve da agitare augurandosi di vedere affogare i suoi abitanti in atroci sofferenze. Speriamo ma non basta. Si ferma. La madre dietro arranca, poveraccia. Vede una bambina co sua madre. Evidentemente ha capito tutto della vita: elargisce la sua mezza porzione alla femmina, in attesa di futuro risarcimento. La bimba guarda con fare complice la madre: è proprio vero basta un sorriso. La madre impellicciata e carica di spese natalizie garrula prevede un futuro roseo come il cappottino della figlia. Son proprio dei minchioni i maschi. Sarà.
Terza scena.
Un mimo, un essere umano stroncato nella colonna vertebrale e colato nell’oro a eterna memoria degli sforzi da evitarsi nei traslochi, distende la mano in posa elemosinante. Non resiste il piccolo magnate e legge nella posizione del mimo quella categoria produttiva e precaria che tanto sarà sempre felice a un suo cenno magnanimo. Che mangino brioche, la mamma approva. E il mimo raccoglie il suo quarto di fetta pandorale scrutando in essa le ragioni del suo intimo patire. E anche questo mese abbiamo mangiato.
Quarta scena.
Isolati dalla gente in ombra che trama e ascolta,un promotore finanziario e una improbabile messicana discutono alacremente. La neve continua ad andare un po’ dove cazzo gli pare, ovunque tranne che in terra, ma ci sta. I due gesticolano. Lui ridimensiona, lei gli risponde che non capisce niente. Il luogocomunismo produce un altro notevole affresco di donna: isterica, passivo aggressiva, inseguitrice e dipendente. Il gaudente omettino squadrato ridimensiona, arretra, tergiversa e sa che tra un po’ la sua vita sarà migliore. Arriva il piccolo. E dispensa un ottavo di fetta ai due guardandoli con ferocia. Magnate e stateve zitti, capre. È il ritorno della Balena bianca, il partito della pagnotta, finchè la barca va lasciala andare.
Ma sì ma che me frega; basta che respira, anche se, a volte respira pure troppo. Ma sì che me ne frega, tanto è frocio.
Quinta scena.
Il trionfo del nostro eroe: vede un uccellino gonfio, probabilmente ammalato, forse addirittura prossimo a capitolare com’è giusto che sia: non è riuscito a comprarsi na casa, cazzi sua, va a lavura’, barbùn. Gli porge l’ultimo ottavo della fetta di pandoro, giustamente sbriciolata. Non si indugia oltre, questo momento va ben dosato, lo sa bene il piccolo che oramai, libero dalla madre sorniona, si approssima a scendere in politica. Prima o poi le strade saranno libere da voi straccioni. Ma qualcuno poi serve sempre alla fine, un po’ come il foglio di giornale per il camino. Fa tanto Natale il camino..
Epilogo.
Il bambino torna a casa evidentemente incazzato. Sti morti di fame, so’ rimasto senza pandoro, vafanculo. Dimentica forse che la vecchia gli aveva tagliato una fetta da un’intera forma? no, non è così ingenuo. Sa bene che la stronza l’avrà frullato e iniettato nel sangue del caro padre, maledetto padre. Doppio complesso edipico. Scopa. Si siede sul divano. Il suo genitore si occupa dei regali, ovviamente. Fa’ quel che ti compete ma non guardarmi, non hai spina dorsale, guardati come sei ridotto. In ginocchio tra i cartoni. Poi l’incantesimo: una borsa nera di pelle vien posata, dalla madre si presume, sul divano. Bella borsa. Stupenda analogia con la Creazione di Michelangelo. La borsa tra la mano di dio e l’uomo. Brividi lungo la schiena. Il capoccione capitalista si innalza e avanza prepotente, teutonico, avido e fiero. Tra i cartoni di quello stronzo di padre ha scorto la preda: una nuova riserva di benemerenza. Avvinghia tronfio il pandoro ancora inscatolato e suppone la morte della vecchia. Che dolce sensazione il Potere. Andiamo, andiamo ancora a fare un generoso giro qui intorno. Non è ancora tardi, non è ancora passato Natale. E speriamo non finisca mai.
A.
Contro il CtrlC per un mondo migliore
by Il Barista on Dic.17, 2006, under Prospettive & Politica
Finanziaria 2007 - disposizioni urgenti di carattere finanziario, Decreto Legge 03.10.2006 n° 262 , G.U. 03.10.2006.
Articolo 32. Riproduzione di articoli di riviste o giornali
1. All’articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo il comma 1, è inserito il seguente:
«1-bis. I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le modalità di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle categorie interessate. Sono escluse dalla corresponsione del compenso le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.».
Bene, visto che i soldi non solo l’unico problema di un Paese, mi chiedo come mai non si parli di questo vergognoso articolo che esclude la presenza delle citazioni all’interno degli scritti di critica, nonchè, nell’epoca degli RSS, vuole inserire la contrattazione economica nella circolazione delle notizie citate all’interno dei forum o dei blog (certo non per l’inimitabile qualità della prosa o l’inestricabile complessità dei contenuti).
Spero di aver frainteso, ma visto quel che è dovuto accadere in Lupocattivo.net (cancellazione delle sezioni dedicate al commento delle notizie e delle notizie sportive) dopo consulenza di legali, temo che saremo costretti a bluffare, cambiare due paroline, prenderci ancora infinitamente per il culo.
A.
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