Al bar dello sport 4.0

Le astronavi del Sinai

by Elly on Dic.28, 2006, under Chiacchiere da Bar

Stairway to heaven di Zecharia Sitchin

Alla ricerca dell’immortalità

Ogni tanto è divertente accantonare le normali letture di narrativa per buttarsi un po’ sulla saggistica. Tanto meglio, ovviamente, scegliere un argomento che suona interessante; dopo una parentesi “secchiona” tra libri sulla teoria della relatività e il Big Bang, sono ora tornata ai miei adorati guilty pleasures da Fox Mulder come “La verità su Atlantide”, “Il mistero delle piramidi” o il qui presente “Le astronavi del Sinai”.

Scritto da tal Zecharia Sitchin, che a giudicare dalla biografia sul retro del volume non è neanche uno stronzo qualunque, “Stairway to heaven” (questo il titolo originale) è una lunga ricerca sulla misteriosa fonte dell’immortalità; utilizzando come punto di partenza miti e leggende che ne parlano, l’autore ricostruisce la genesi dell’umanità fino a mostrare come essa sia stata creata da un popolo di alieni estremamente longevi.

Sì, lo so: leggendo la frase qui sopra molti hanno quantomeno sorriso. Prima di proseguire in questa recensione, perciò, voglio dire una cosa: ringrazio tutti gli Zecharia Sitchin del mondo, perchè so’ tutti bravi a prendersi una laurea e scrivere un saggio palloso, ma non tutti hanno il coraggio di sputtanarsi agli occhi dei colleghi per regalare ai curiosi di passaggio qualche alternativa all’idea che discendiamo da un pugno di scimmie piene di pulci che mangiano banane.

Detto questo…

La saggistica è diversa dalla narrativa; non essendo infatti l’autore uno scrittore vero e proprio, non si può disquisire più di tanto sul suo stile. Da quello che ho notato, piuttosto, questi saggisti hanno uno stile diverso a seconda della categoria cui appartengono: i fisici sono simpaticoni e vogliono fare gli spiritosi, gli psicologi godono nell’essere il più inquietanti possibile, e gli storici, non importa quanto sia intrigante l’argomento trattato, sono sempre insopportabilmente barbosi. Deve essere una caratteristica che sviluppi a furia di studiare date e decifrare linguaggi del cazzo - come il cuneiforme, di cui Sitchin è uno dei pochi interpreti al mondo. Posso quindi capire che, se passi la vita a tradurre testi che sono lunghe sequenze di disegnini demenziali, alla fine - volente o nolente - finisci per vederci dentro gli alieni e le astronavi.

Di norma, quando apro un libro come questo, sono curiosa di sapere quanto ci metterà l’autore prima di sbroccare e iniziare a darti prove di come egizi, sumeri e atlantidei fossero in realtà alieni venuti dallo spazio. Finora detiene il record assoluto Roberto Pinotti in “Atlantide”, con un dignitosissimo capitolo 12; Sitchin, suo malgrado, va appena a scavalcare l’ultimo in classifica, vale a dire “The Orion Mistery” di Robert Bauval e Adrian Gilbert (capitolo 5 del ricercatore russo contro il capitolo 4 dei due egittologi).

Insomma, veniamo dallo spazio oppure no? Davvero certe raffigurazioni egizie possono essere viste come ritratti di astronavi? Gli antichi testi di varie culture che sembrano raccontare l’avvento di un popolo alieno sono attendibili come fonte storica? Da tutto quello che ho letto, mi viene da dire che c’è spazio per un ragionevole dubbio. In fondo, la maggior parte delle teorie sull’origine della vita è ancora a caccia di risposte tanto quanto queste alternative “spaziali”.

E poi, a voi non solletica l’orgoglio l’idea di discendere da evolute creature in grado di viaggiare nell’universo? A me sì. Chiunque preferisca la teoria degli scimpanzè con le pulci, comunque, è libero di darmi dell’idiota.
Per concludere, un ennesimo ringraziamento all’antica politica coloniale spagnola: senza il loro impegno nel trucidare tribù e cancellare culture dell’america latina precolombiana, ora non potremmo avere il piacere di leggere cose del tipo: “se non fossero mai arrivati gli spagnoli a Cotzcoatlzaazktur, saremmo già in possesso della Fonte della Vita Eterna”.

La citazione:

“L’ipotesi che le piramidi fossero costruite come tombe dei faraoni, in realtà, non ha mai trovato delle conferme concrete.”

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