Al bar dello sport 4.0

Lettera a Babbo Natale

by Il Barista on Dic.24, 2006, under Chiacchiere da Bar, Prospettive & Politica

Caro Babbo Natale, sinceramente quest’anno ho un certo imbarazzo a scriverti. Mi sembra che lassù vi siate dati un bel po’ da fare in questi ultimi dodici mesi. Non sto a ricordare gli ospedali, mai tanti come in tutti i miei ventinove anni di passaggio, non sto a menzionare il matrimonio e la nuova casa pistoiese, non sto a rivendicare le tribolazioni professionali e le ansie economiche. Vorrei ricordare cosa ti ho detto l’anno scorso per meritarmi tanta generosità, tanta attenzione nel comporre il parco doni 2005-2006. Vorrei ricordarmelo e, in tutta onestà, vorrei evitare di usare le stesse parole, vorrei evitarlo accuratamente.

Sì, lo so. Posso facilmente sembrare ironico con questo mio dire, apparire quasi non soddisfatto dei tuoni generosi servigi. Posso. Mi concederai questo in virtù anche di una condotta quasi ineccepibile nello scartare ogni pacco (!) senza indugio o esitazione. Non un dono ho riciclato, ho accettato tutto e tutto credo di aver considerato in attenzione doverosa. Quindi non averne a male.

Bene, potrei chiederti, per questa notte la semplice assicurazione che te ne starai, ve ne starete per un po’ fermi a guardare; o quanto meno mi vorrei augurare una novella disponibilità a contenere il recente eccesso di esposizione, che si sa, alla lunga non paga. Siate buoni, insomma, ma più che altro non siate perniciosi, ecco.

Guarda, guarda non serve ribadire l’imperscrutabile funzione di ogni foglia distesa nell’etere. Non metto in dubbio che tutti i doni dello scorso anno, caro Babbo Natale, siano stati opportuni e calibrati. Quindi, consideralo come un assunto e non torniamoci su. Però, ho fino a prova contraria la possibilità di comunicarti una richiesta questa notte e se pur ti sembrerò un po’ sulle mie, sii comprensivo e stammi a sentire.

Molti, questa notte, penseranno a chi ha meno; e sia chiaro su, chi fa sto pensiero normalmente ha abbastanza per poter credere che sia tutta una questione di quantità e frequenza nell’avere. Ai bambini facoltosi o ai bambini a tasso zero non rimarrà altro che verificare l’inadeguatezza dell’essere dinanzi alle potenzialità inespresse del non essere - cosa allora manca, cosa?; ai bambini pezzenti o educati ad agognare, rimarrà la serenità di un significativo titolo da sciorinare in curriculum e l’ebrezza maestosa dell’invidia repressa in un cuore di non troppi centimetri quadrati - manca ogni cosa.

Molti altri, questa notte, cercheranno di dimenticarla ancor prima che s’avveri; e saranno altri ancora a fornire il modo per non scorgervi differenza alcuna dai giorni passati e da quelli a venire. Qualcuno proverà a morire, qualcuno proverà a nascere; ma questo importa a pochi e sbagliano tutti gli altri perchè il bilancio tra chi va e chi viene è a dir poco preoccupante vista l’emergenza del brutto in questo mondo.
(Mi si conceda: lungi da me ogni momento l’infame petulanza di un improvvisato laudator temporis actis: chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. E non si stava meglio quando si stava peggio, per favore. Eppure il brutto emerge, pur su una quntità complessiva non commensurabile nè comparabile).

Laggiù in Africa c’è poco da fare, rovinano sempre le feste: hanno il ritmo del sangue e per questo malattie e guerre non di fermano un attimo.
Laggiù in Oriente c’è chi si dà molto da fare e crede di fare qualcosa di importante: tenerezza e affetto per chiunque si sente così.
Del resto del mondo non parlerei, troppa fatica trovar qualcosa da dire: Africa e Oriente, quanto meno si va sul sicuro. Un po’ come con gli scacchi regalati al figlio adolescente di un avvocato di sinistra.

Lo ammetto sto girando intorno alla questione, effettivamente un po’ ti temo, Babbo Natale: che tu mi prendi alla lettera poi; e non a caso è per lettera scegli di relazionarti a noi peregrini su sto pianeta vanitoso, narciso quanto inutile (almeno finchè qualcuno non farà un tre sponde intergalattico e non ci usi per fare filotto). Ma per quanto io ci giri intorno la richiesta è bene io la renda meno subdola, è opportuno che io te la affidi luminosa e a chiaro contrasto.

Caro Babbo Natale, per quest’anno ti chiedo semplicemente di non darmi niente che io già non abbia già avuto: chiaro, dovrebbe essere il minimo tra persone che si conoscono e vogliono bene. Ma il dubbio mi è venuto. Siam tanti e sia mai che tu possa dimenticare uno e uno solo dei tuoi recenti prodigi.

Claus, o Niccolò, come preferisci. Te lo dico esplicitamente. L’unica cosa che potrei voler ripetere per quanto è stata bella è il mio matrimonio; ma, per inteso, se dicessi a mia moglie che voglio sposarmi nuovamente potrebbe ammazzarmi prima di ulteriori precisazioni. Dunque niente di difficile per l’anno nuovo: ti sei dato da fare, e anche bene, guarda voglio concederti la possibilità di considerarmi, adesso, una persona migliore, non te lo nego mica. Ma proprio per questo partiamo da questa costatazione. Che meraviglia guardarmi allo specchio, ora ho anche i capelli corti. Chapeau.

Se per caso ti viene il dubbio su qualcosa che ti sembra di aver già fatto, e qui a finisco, davvero non rimanere in angustia e rinuncia. Saprò capire, qualora la vita mi si presenterà quieta e serena da parer noiosa, saprò capire in questo caso che ce la stai comunque mettendo tutta. Te ne darò atto e nessuno ti priverà della mia pacca sulla spalla, ben assestata e giustamente sostanziosa.
Infine, prima dei saluti, se ti solletica proprio la mano e vuoi esser facilitato nell’evitare imbarazzanti reiterazioni, guarda mi serve un contratto di lavoro a tempo indeterminato, una casa e poi, se vuoi strafare, un figliolo. So già la faccia che stai facendo. No, come non detto. statti fermo e sarò più che contento.

Allora ti saluto, non rimane che augurare a te e alle renne di fare un buon lavoro, un lavoro di cui poter andar fieri.
L’hai notato, non ho volutamente precisato che son stato buono, ma se sono qui a scriverti visto l’anno trascoso, e a scriverti senza espressioni censurabili, mi sembra chiaro che cattivo non sono e non sono stato.

Babbo Natale, a sta notte dunque. O anche no, anche no davvero.
In eterna, infinita amicizia.
Buon Natale.

A.

p.s.

Buon Natale a tutti gli amici del Bar dello Sport. Grazie di esserci stati, grazie di esserci.

1 comment for this entry:
  1. Elly e il barista » 9/1/2007 . Assemblea dei lavoratori

    [...] Assecondando un binario deciso a non contraddirsi, che si sa una contraddizione per un binario è un angolo retto e un angolo retto per altri è invece una semplice con-dizione, il Ministero della Pubblica Istruzione ha sancito nella recente finanziaria (Babbo Natale non ti avevo chisto solo di star fermo quest’anno?) la ridefinizione dell’Istituto per cui lavoro, l’Indire, assestandolo sulla dicitura di ‘Agenzia per lo sviluppo dell’autonomia scolastica’. Non starò qui recriminare oltre coscienza sui meriti dell’Indire. Direi da sobrio che un Istituto di Ricerca in più in Italia male non fa. Se il caffè fosse corretto e io non reggessi l’alcool, sarei portato a rifletterci ancora e a dire anche che: quest’Istituto paga l’eredità di una precedente strategia politica venuta - e il barista non se ne duole - a meno, o un prevaricante successo di bilancio, e naufragar m’è dolce in paradosso male. O ancora stranito ai limiti del coma etilico per un abusata quantità di sanbuca in una bacinella di caffè da litro, potrei ipotizzare, dire e negare e poi ripetere che si pagano spartizioni e logiche di una presunta riorganizzazione strutturale (!), ossia inimicizie/invidie/giustificateomenoacrimonie che han fatto cadere in disgrazia la dirigenza attuale o i mai abbastanza pianti defunti fondatori di un tempo che fu e che potremmo non voler essere mai stati, chissà. Rosso, un amore che non posso. [...]

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